“Ballo da sola”, l’inno all’amore di Anna Capasso

E’ uscito lo scorso 25 giugno “Ballo da sola”, il nuovo singolo della cantautrice Anna Capasso, distribuito da Artist First. Il brano, scritto dalla stessa Anna Capasso con Massimo D’Ambra e prodotto da Massimo D’Ambra, affronta il tema delle relazioni “a distanza”. L’artista invita gli ascoltatori a non “pesare” il tempo che si vive con il proprio partner, anche perché le ore trascorse insieme non tornano più indietro. Non importa che sia un’ora, un giorno o una settimana: è necessario avere una persona che sappia donare il proprio tempo, non le proprie pause.

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A giugno è uscito “Ballo da sola”, il tuo nuovo singolo. Da cosa hai preso ispirazione questa volta? Com’è nato il pezzo?

Contrariamente a quanto si può pensare è un inno all’amore, l’amore vero, quello che supera tutte le distanze. Niente può annullare questo forte sentimento. Nasce da una mia riflessione, soprattutto perché l’ho vissuto io stessa. L’importante è capire se l’amore è vero, se la partner o il partner ti dedica le proprie pause o il proprio tempo. Gli attimi intensi, anche se pochi, ti resteranno dentro per tutta la vita. La riflessione nasce soprattutto da quest’amore a distanza, perché molti di noi a volte si trovano a lavorare in città diverse e ci si vede una volta a settimana o ogni quindici giorni, quindi molte volte tanti rapporti si rompono, ma tanti altri invece si rafforzano. Poi anche durante il periodo della pandemia molte coppie sono rimaste bloccate in città diverse… lì bisogna cercare di capire se si è in grado di restare fedeli, anche andando per esempio a prendere un aperitivo con gli amici o a ballare… capire se “balli da sola” ma comunque sempre “aspettando te”, restando fedeli e senza dare troppa confidenza.

Come mai hai scelto di far uscire un solo brano anziché un album completo?

Sono al terzo singolo, questi tre singoli verranno comunque inseriti nell’album che uscirà l’estate prossima con il singolo nuovo dell’estate. Abbiamo preferito così perché non ce la siamo sentiti di far uscire l’album nel periodo di pandemia. Poi prima di Natale uscirà il prossimo estratto e infine, tra la primavera e l’estate prossima, ci sarà l’album con il nuovo singolo dell’estate.

Sei nata a Capua ma, come hai spesso ribadito, sei napoletana di adozione. Quanto sono state importanti Capua e Napoli nella tua formazione professionale? C’è un qualche richiamo alle tue origini nelle tue produzioni?

Sono nata a Capua solo perché mia mamma ha partorito in una clinica di Capua, in provincia di Caserta. Non c’è un legame particolare con il mio lavoro. Poi ho vissuto per alcuni anni in provincia di Caserta, poi sono stata adottata da Napoli, perché i parenti di mio padre sono napoletani. Ma in realtà non ho vissuto tanto nemmeno a Napoli, ho sempre vissuto tra Roma e Milano per la formazione e il lavoro che faccio. Sicuramente Napoli è stata una città che mi ha dato davvero tanto nel campo teatrale… a un certo punto per recitare bene il napoletano sono andata a vivere in un quartiere di Napoli, via Tribunali, per imparare bene il dialetto. Lì ho conosciuto tante persone, tante anime bellissime e straordinarie; la mattina sentivi l’odore del pane, della pizza, del caffè, la signora che chiamava dal balcone, la generosità napoletana. Napoli ha fatto sì che mi formassi caratterialmente e diventassi una ragazza di buoni principi. Amo la genuinità della mia città e ovviamente la porterò sempre dentro al mio cuore. Nelle produzione c’è tanto di Napoli. Guardando i video c’è sempre un richiamo alla mia terra in maniera elegante, con una valorizzazione dei posti più belli. Nelle produzioni musicali c’è il mio sangue, perché io sono napoletana e questo mai nessuno potrà mai cancellarlo e non voglio assolutamente mai rinnegarlo. Poi anche Max D’Ambra, il mio producer, è napoletano, quindi c’è tanto di Napoli.

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Ripensando al tuo passato, soprattutto ai tuoi esordi, quali sono state le esperienze teatrali e televisive che ti hanno formata maggiormente?

Questa è una bella domanda! In realtà tutte le esperienze dei miei esordi sono state importanti e fondamentali per la mia vita privata, soprattutto artistica. Ognuna di loro mi ha lasciato qualcosa di straordinario. Il mio esordio è stato il debutto con i Fratelli Gallo con la regia di Enrico Maria La Manna: quello è stato davvero indimenticabile, perché ero piccolissima ed emozionatissima e ho imparato veramente tanto. Televisivamente, ho fatto Popstar su Italia Uno ed ero piccolissima, poi tanti altri programmi che comunque mi hanno formato. Sicuramente il cinema è quello che mi ha dato più forza e risalto. In particolare il film Gramigna, che ci ha portato al David di Donatello, mi ha dato modo di capire le mie capacità. Per una ragazza giovanissima arrivare al David è una grande soddisfazione. Però ripeto… tutte quante sono state fondamentali nella mia vita. Tutte le esperienze vanno fatte e anche quelle che possono sembrare toste aiutano a formarsi sempre di più.

Gigi Proietti una volta disse: «Ringraziamo Iddio, noi attori, che abbiamo il privilegio di poter continuare i nostri giochi d’infanzia fino alla morte, che nel teatro si replica tutte le sere». Cosa ne pensi?

Un personaggio che per me resterà sempre nel cuore, il mio maestro. Lui è, e dico “è” perché per me è ancora qui con noi, un grande maestro di vita e in queste righe lo possiamo subito capire, in queste parole che hai appena detto. Sì io concordo, noi attori possiamo sempre giocare ad essere bambini. Noi abbiamo il privilegio di poter vivere tante vite pur essendo una sola persona e questo è qualcosa di straordinario, che mi sprona sempre a fare meglio nel mio lavoro e si replica tutte le sere. Negli ultimi due anni il “replica tutte le sere” è una parola grossa. Noi attori non invecchiamo mai, siamo senza tempo e questa è la cosa che ci mantiene sempre giovani, soprattutto dentro.

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Un’ultima domanda, tanto per toglierci qualche curiosità. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Puoi anticiparci qualcosa?

Sto terminando il disco e non ci sarà da aspettare l’estate prossima per il mio prossimo singolo. Quindi occhio che arriva! Ciao ciao!

Di Luigi Macera Mascitelli

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