Addio ad Ezio Bosso, ci mancherà il suo sorriso sul pentagramma

È morto Ezio Bosso, compositore e pianista. Il direttore d’orchestra, nato a Torino nel 1971, si è spento all’età di 48 anni, dopo aver lottato nove anni con una malattia neurodegenerativa. La scoperta avvenne in seguito ad un intervento per un tumore al cervello. Inizialmente la sua malattia venne identificata dai media come la Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, patologia in cui i primi sintomi, episodi di atrofia muscolare, si trasformano in pochi anni nella compromissione totale delle funzioni vitali.

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La sua forza d’animo, il suo coraggio, la sua voglia di superare i propri limiti dettati dagli inevitabili deficit imposti dalla malattia, lo hanno reso una tra le figure più amate della musica italiana degli ultimi anni. Un esempio di amore e passione verso il pianoforte, verso la cultura delle sette note, verso la scoperta di un universo musicale sconfinato.

Nel settembre del 2019 il triste annuncio: “Non posso più suonare”.

Se ne va un grande artista e un grande uomo, capace di attirare l’attenzione su di sé non per atti compassionevoli ma per carisma, personalità e stoicità di fronte a un male, quello che lo ha strappato troppo presto ai suoi amati palcoscenici, che non gli ha dato tregua fino all’ultimo. Lascia un grande vuoto, ma una preziosa eredità culturale e umana di cui tutti, nessuno escluso, dovremmo fare tesoro.

“Questi giorni sono quelli per ricordare. Le cose belle fatte. Le fortune vissute. I sorrisi scambiati che valgono baci e abbracci. Questi sono i giorni per ricordare. Per correggere e giocare. Perché il domani, quello col sole vero, arriva”. Ezio Bosso

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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