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“Good Morning Humanity”, il discorso di Charlie Chaplin nel nuovo spot Lavazza: un inno alla vita musicato da Ezio Bosso

Lavazza, sceglie il testo del monologo finale de Il Grande Dittatore (1940) per accompagnare il suo spot durante la crisi del 2020, affidandogli il “buongiorno di una nuova umanità che fa del progresso, della sostenibilità e della tolleranza le basi del nostro prossimo rinascimento”.

Ylenia Mazzarella

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“Voi, il popolo, avete la forza di fare sì che la vita sia bella e libera. Voi potete fare di questa vita una splendida avventura”

Lavazza, sceglie il testo del monologo finale de Il Grande Dittatore (1940) per accompagnare il suo spot durante la crisi del 2020, affidandogli il “buongiorno di una nuova umanità che fa del progresso, della sostenibilità e della tolleranza le basi del nostro prossimo rinascimento“.

La voce originale di Charlie Chaplin (con sottotitoli in italiano), accompagnata dalle note di “Rain, in your black eyes” di Ezio Bosso e dalle foto di Steve McCurry, Dennis Stock e Jerome Sessini fanno della campagna firmata Armando Testa, un “appello al risveglio della sensibilità umana”.

Un monologo toccante e sempre attuale che la Lavazza ha pensato bene di riproporre nell’anno in cui ricorre l’ottantesimo anniversario dell’uscita del film, che sarà così conosciuto anche dalle nuove generazioni.

Come hanno fatto già altri brand nelle ultime settimane, anche Lavazza sceglie di veicolare messaggi di speranza e ottimismo nei difficili giorni di battaglia al coronavirus, a testimonianza di come il mondo dell’imprenditoria italiana si prepari ad uscire dall’emergenza con un modo nuovo di pensare e fare comunicazione.

La nuova campagna Good Morning Humanity dell’azienda torinese, porta un messaggio universale: “Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti”, dice Chaplin. E ancora, “combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità”.

La nuova campagna segna un capitolo importante nella comunicazione di Lavazza, che abbandona l’ironia degli ultimi vent’anni per “parlare al cuore delle persone con un messaggio positivo che arriva dal passato”, spiega Carlo Colpo, Group Marketing Communication Director and Brand Home Director dell’azienda.

Lavazza mette per il momento da parte la leggerezza della storica campagna Paradiso per promuovere una riflessione sul momento che stiamo vivendo e, soprattutto, sul futuro che ci attende. L’approccio creativo scelto è di grande impatto e “#TheNewHumanity”, spiega Lavazza, è il concept che da oggi ispirerà diversi progetti dell’azienda in un percorso coerente e integrato con la comunicazione della marca.

Ylenia Mazzarella nasce in Abruzzo il 21\06\1996. Nel 2019 si laurea in Studi Storico-Artistici presso la Sapienza,Università di Roma, con una tesi dal titolo “La fortuna del Cristo Velato, da Sanmartino a Jago”. Durante il periodo di studi lavora per i Musei del Comune di Roma e collabora alla realizzazione di progetti volti alla promozione delle risorse storico-culturali e naturalistiche abruzzesi. Attualmente è iscritta al corso di Laurea Magistrale in Storia dell’arte

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Genova, sott’acqua le nuove frontiere dell’edutainment

Fabio Iuliano

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Fu Boy Herman a coniare l’espressione “Edutaiment”, variante di “Infotainment” che costituisce la fusione tra Educational (educativo) ed Entrainment (divertimento). Partendo dal presupposto che si può “imparare giocando” si pensa sempre più a coinvolgere gli studenti attraverso attività ludo-formative. Un processo che è facilitato da social network e nuove tecnologie, percorsi crossmediali e realtà aumentata.

Un esempio di percorsi di questo tipo lo si trova in un acquario come quello di Genova, tra i più grandi di Europa con i suoi 27mila metri quadri di superficie espositiva, 12mila animali, 200 specie vegetali. Il tutto sistemato in un qualcosa che ricorda una lunga nave adagiata su viale Fabrizio De André, non lontano dalla darsena e dai vicoli della città vecchia.

Costruito in occasione di Expo ’92 su progetto di Renzo Piano, per la celebrazione del quinto centenario della scoperta del Nuovo Mondo da parte di Cristoforo Colombo, è gestito da Costa dal 1993. È una struttura di eccezionale successo, investita di un ruolo centrale per la città e per il mondo scolastico e scientifico.

Il banner che ha annunciato la riapertura dell’acquario di Genova

Varie le sezioni tematiche, come la baia degli squali: un portale a effetto olografico accoglie il pubblico nella baia degli squali e anticipa l’emozione della vista della grande vasca dedicata ai predatori del mare, che ospita, oltre a diverse specie di squalo provenienti da vari ambienti marini, altri pesci interessanti. In prossimità del fondale, per esempio, si possono vedere due esemplari di pesce sega. Tipici dell’Oceano Indiano e del Pacifico occidentale, sono facilmente riconoscibili dal lungo rostro dentellato.

Oppure il regno dei ghiacci, dalla suggestiva scenografia con pareti laccate bianco a effetto ghiaccio che accompagna i visitatori alla scoperta dell’inospitale continente antartico e delle aree subantartiche.

Contrariamente a quanto avviene nelle aree continentali, le acque marine antartiche sono tutt’altro che disabitate; le specie che le abitano hanno sviluppato straordinari adattamenti per sopravvivere in condizioni estreme. Questo acquario è l’unica struttura in Europa ad ospitare alcuni esemplari di invertebrati, pesci antartici, foche e pinguini.

E ancora, la danza delle meduse, una sala dove lasciarsi trasportare dal movimento fluttuante delle meduse: nove vasche per scoprire specie provenienti da diversi mari del mondo, e le fasi principali del ciclo vitale di questi organismi antichi e dalla struttura molto semplice. Una colonna sonora dedicata e una particolare illuminazione accompagna i visitatori in questa esperienza.

Ognuna di queste aree è accompagnata da attività di edutainment grazie a un programma specifico messo nero su bianco da Costa e che riguarda anche la Biosfera, la Galata Museo del Mare, l’ascensore panoramico, gli acquari di Livorno, Cattolica, l’Italia in Miniatura, Oltremare, Acquafan, Mediterraneo Marine Park, Naziario Sauro.

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Le Iene, speciale per Nadia Toffa a un anno dalla scomparsa

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E’ già passato un anno. Un anno da quando gli amici delle Iene la salutarono pubblicando il video di quel suo ballo lento e rilassato al tramonto. Perché tutti la immaginavano così, ormai lontana e libera da quel tumore che l’ha portata via ad appena 40 anni. E’ passato già un anno dalla morte di Nadia Toffa e non ce ne siamo quasi accorti, non perché monopolizzati dalla pandemia, ma perché lei è in qualche modo rimasta in quel piccolo schermo che amava tanto. E’ rimasta con il ricordo del suo sorriso e della sua ironia, presenti anche quando il male si faceva sentire forte. Rimasta in quel suo modo di fare servizi di denuncia, anche quando le procuravano minacce e percosse da parte di chi non voleva che la verità venisse alla luce. Rimasta anche in quel suo modo di parlare apertamente del cancro e di volerlo definire “un dono”, che l’aveva fatta “Fiorire d’inverno” come aveva scritto nel suo libro e come testimoniava sui social parlando di chemio e di nausee, di mamme e amici che ti danno la forza nei momenti più bui e anche di fidanzati che si danno alla macchia proprio mentre tu hai più bisogno. In molti, malati e parenti di malati, si erano sentiti rassicurati e rafforzati dalle sue parole, altri si erano arrabbiati e l’avevano bersagliata di insulti e scellerati auguri di morte perché si sarebbero risparmiati volentieri quel “regalo”. Ma lei aveva reagito a testa alta continuando a difendere la libertà assoluta di ogni malato di parlare come e quanto vuole della propria malattia o non parlare per niente. E portando avanti il suo messaggio più importante: “Non è importante quanto vivi ma come vivi…”.

“È stato un anno molto difficile. Nadia mi manca molto, anche se la sento comunque sempre vicina a me” racconta Margherita Rebuffoni, la mamma della giornalista, che ha anche annunciato che domani uscirà una canzone che Nadia aveva inciso poco prima di morire e a cui teneva molto. “Ha avuto una forza pazzesca ed era lei che trasmetteva serenità e tranquillità a me. Ha subito in due anni cinque interventi chirurgici e superato anche la meningite. Quando il tumore è tornato per l’ultima volta se ne era accorta da sola senza fare la tac”. E aggiunge: “Era aggrappata alla vita e mi ha insegnato ad amare ed accettare tutto quello che ci succede. Ora lei rivive in tutte le attività della Fondazione che porta il suo nome”. La mamma parla anche del luogo dove è sepolta sua figlia: “Lo sappiamo solo io e mio marito e non lo diremo mai. Abbiamo il terrore che possano portarcela via come era accaduto a Mike Bongiorno”.

Italia 1 il 13 agosto ricorda quello “scricciolo” di Iena, sfortunata ma mai doma, con la puntata speciale in prima serata “Le Iene per Nadia” di Davide Parenti e Max Ferrigno. “Credo che se Nadia ci vedesse fare quello che stiamo facendo – spiega Parenti – si ammazzerebbe dalle risate! A un anno di distanza stiamo per farvi vedere qualcosa per cui non siamo assolutamente attrezzati, perché in questo speciale dedicato a Nadia parleranno tutte le persone che hanno lavorato con lei, che normalmente stanno dietro la telecamera non sanno stanno qui, dove sono seduto io e dove non sappiamo stare, ossia davanti…”. In onda un lungo omaggio con contenuti inediti, ricordi, interviste, racconti e immagini che ripercorrono momenti della vita lavorativa di Nadia: dal grande impegno per la Terra dei Fuochi e per Taranto (che le diede anche la cittadinanza onoraria) al reportage, realizzato con Gaston Zama, sulle violenze del califfato (con cui vinse come migliore giornalista tv dell’anno). Poi l’intervista con il suo mito Terence Hill (che le regalò una ciotola autografata dove mangiare i fagioli) e gli incontri con Jovanotti e Biagio Antonacci. E il racconto senza sconti della sua malattia: dal primo malore a Trieste a dicembre 2017 alle cure al San Raffaele di Milano, dal ritorno a febbraio 2018 in tv – quando alla sua famiglia di fan in ansia a casa aveva annunciato: “Ho avuto un cancro e ho fatto la chemio” – fino all’ultima puntata il 5 maggio del 2019. Non riusciva quasi più a camminare, ma regalò a tutti il suo sorriso. Infine il ritorno di ben 100 Iene sullo schermo in suo ricordo il 1 ottobre del 2019. Insomma è passato un anno, ma la testimonianza di Nadia Toffa non si scolorisce. “Qualcuno – come hanno scritto i suoi amici – potrebbe pensare che hai perso, ma chi ha vissuto come te, non perde mai”. (Ansa)

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Mimose d’inverno, la poesia al femminile nel nuovo libro di Floriana Contestabile

Antonella Valente

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Si intitola “Mimose d’inverno” la raccolta di poesie di Floriana Contestabile, poetessa e insegnante di origini abruzzesi, che lo scorso 5 giugno ha presentato il suo libro al pubblico di Celano (Aq) all’interno de Il Locale 67 di Gaetano Di Cicco.

Una donna, prima che scrittrice, che racconta tramite la poesia “tutte le donne che sono splendidi fiori profumati e gonfi di vita, capaci di illuminare anche l’inverno più cupo”.

“Ho deciso di raccontare i ruoli femminili – confida la scrittrice – Dall’esperienza della maternità, della vita di coppia, fino a quella lavorativa e ai rapporti di amicizia, ma ho anche scavato nel profondo, nelle insicurezze e nella forza estrema che abbiamo, perchè spesso essere donne in questo mondo è molto più complicato dell’essere un uomo”.

Aspetto, quest’ultimo, noto anche nell’universo dell’editoria. “E’ difficile, ancora oggi, per una donna emergere in questo contesto. Se pensiamo al premio Strega che tutti conoscono, tra i finalisti di quest’anno abbiamo avuto solo una componente rosa. Quello che non si comprende è il fatto che l’approccio femminile nella scrittura, ovviamente, non può essere paragonato a quello maschile. Non c’è confronto paritetico tra le due cose”.

“Mimose d’inverno” è un viaggio scandito da date, in un linguaggio persuasivo ma mai retorico che narra i momenti chiari e scuri che ogni donna si trova a vivere durante il corso della sua vita. La scrittura per Floriana Contestabile, da sempre amante di autori come Eugenio Montale, rappresenta anche un momento di condivisione. “In Italia ci sono circa seimila poeti – afferma – Non ho grandi pretese, il mio unico scopo, dopo aver messo nero su bianco le mie emozioni e sensazioni, è quello di condividere con l’altro, chiunque esso sia. Penso che la condivisione sia l’essenza dell’esistenza di ognuno di noi”.

La scrittrice, nonchè insegnante, ha dato voce anche ai ricordi e alle sensazioni vissute durante il lockdown. Alcune poesie, infatti, sono dedicate a quei delicati momenti di lentezza e solitudine cui non siamo stati mai abituati.

Scevre di titoli ma di date ben precise, tra le poesie presenti, emerge con particolare emozione quella “del 24 aprile 2020” che la Contestabile racconta essere incentrata sulla solitudine. “Penso di essere una persona piena di speranza, grazie anche al rapporto che ho con i giovani, mia linfa vitale, ma sono anche abbastanza malinconica – conclude – La paura che avevo durante i mesi scorsi era pensare che le persone potessero morire da sole. Questo mi ha colpito molto”.

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