A Berlino, in viaggio tra le sette vite di Bud Spencer

Che il film di Enzo Barboni siamo abituati a chiamarlo “Crime Busters”, “I due superpiedi quasi piatti” oppure “Zwei außer Rand und Band” poco cambia. Lo stesso Barboni, del resto, potremmo essere abituati a chiamarlo E.B. Clutcher sin dai tempi di Trinità, così come nessuno si sognerebbe di anteporre Carlo Pedersoli e Mario Girotti a Bud Spencer e Terence Hill. Però basta ascoltare una manciata di note del tema principale, inciso dagli Oliver Onions per tuffarsi sulle strade di Miami insieme ai nostri eroi, nei panni di Wilbur e Matt, o sull’auto di ordinanza. Quelle stesse note che ti accolgono all’uscita della U5, stazione Under der Linten. All’ingresso c’è una statua.

Dietro alla galleria principale, a facilitare le procedure di tracciamento tra Green Pass, Luca App e Corona Warn-App, c’è un giovanotto dalla t-shirt gialla in omaggio a Banana Joe. Gli bastano due o tre parole per capire che sei italiano. Archiviato il tedesco da battaglia, il resto della conversazione, e della visita, prosegue in Italiano. Lui, toscano di origine, si presenta come direttore del museo, su incarico dell’organizzazione che ha curato l’allestimento dello spazio espositivo conosciuto come Bud Spencer Museum. “La mostra”, assicura, “durerà almeno un anno e rappresenta un precedente per un’iniziativa dedicata a un singolo attore, seppur un nome legato profondamente a quello di Terence Hill, il suo compagno di viaggio di cui siamo tutti, comunque, fan”.

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Proprio dalla fanbase tedesca è nata questa iniziativa, in particolare Dennis and Eric Heyse che, a quanto pare, sanno più aneddoti della carriera Bud Spencer di quanto ne conoscano gli stessi figli dell’attore. La famiglia Pedersoli, in ogni caso, è stata sempre in prima linea a supporto delle iniziative dedicate al mitico Bud, e ha collaborato attivamente alla realizzazione di questa mostra che rende omaggio in questo modo al marito, al padre e al nonno scomparso nel 2016 all’età di 86 anni.

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La collezione privata Pedersoli era stata già presentata alla fine del 2019 in un’esposizione realizzata con la collaborazione di Istituto Luce-Cinecittà all’interno di Palazzo Reale a Napoli. In pochi giorni la Sala Dorica del famoso polo museale, che ospitava la mostra, è diventata meta di tantissimi fan e curiosi.

La mostra-museo di Berlino, negli spazi di palazzo Italia-Römischer Hof, si propone come una vera festa lunga un anno con spettacoli dal vivo, attrazioni, concerti, eventi speciali e ospiti. Le sale espongono centinaia di oggetti unici, cimeli della vita privata di Carlo Pedersoli e della carriera cinematografica del suo alter ego Bud Spencer. Si parte dai suoi successi sportivi come pallanuotista e nuotatore di rilievo nazionale. Primo italiano della storia a scendere sotto il minuto nei 100 m stile libero, in questa distanza si è laureato per ben 7 volte campione italiano. Dietro le teche trasparenti si vedono medaglie, coppe, ma anche l’accappatoio originale.

Non solo, lo spazio espositivo – allestito su 550 metri quadri di superficie – ospita foto inedite, locandine dei film, costumi e statue a dimensioni reali, come quella che ritrae Bud nei panni di uno sceriffo in Trinità – “È una giornata tranquilla oggi. Falla finire come è cominciata”. Non potevano mancare la Buggy VW rossa e gialla e la Ford Escort MK1 dal film “… Altrimenti ci arrabbiamo!”, il carretto dei gelati e il flipper di “Pari e dispari”. Un documentario in rotazione racconta Bud Spencer nei suoi tanti aspetti della vita, come inventore, cantante, compositore, politico e fondatore della compagnia aerea Mistral Air. Si può anche mangiare a tema, nel bistrot del museo dove i più coraggiosi possono provare a chiedere una frittata con dodici uova.

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“Vivo e lavoro a Berlino da circa venti anni”, racconta Luschi. “Sono entrato per la prima volta in contatto con l’organizzazione che poi ha realizzato questa esposizione in occasione dell’inaugurazione della statua dedicata a Bud a Livorno“. Sul litorale toscano vennero girati “Lo chiamavano Buldozzer” e “Bomber”. Nel 2019 la statua è stata rimossa e si è aperta una querelle con i fan, tra opportunità e politically correct. “Da quel momento in poi”, riprende, “abbiamo iniziato a lavorare seriamente al progetto del Bud Spencer Museum”.

Sì ma perché proprio in Germania? “Con l’Italia e l’Ungheria, che a Budapest ha visto la prima statua al mondo dedicata a Bud”, spiega, “la Germania è una nazione legatissima alla coppia. Loro sono molto orgogliosi del doppiaggio e dell’adattamento dei dialoghi, tanto che in molti pensano che i film siano stati girati in tedesco. Addirittura esistevano versioni differenti tra Germania Est e Germania Ovest. Poi c’è qualcuno che ci è venuto anche a chiedere che senso avesse realizzare un omaggio a un attore italiano. Come se Freddie Mercury dovesse avere solo fan in Gran Bretagna”.

L’entusiasmo dei visitatori non manca anche grazie alla fan base, come dicevamo prima. Peraltro, nel dietro le quinte del progetto c’è quel Michael Maaß che nel 1999 lanciò il sito www.spencerhill.de, creando una piazza virtuale dove i Fan di Bud Spencer e Terence Hill potevano incontrarsi, comunicare, scambiarsi informazioni e ridere insieme, ricordando i film della mitica coppia di attori italiani. Piazze virtuali che, piano piano sono diventate reali. Le canzoni in rotazione dagli altoparlanti, dalle colonne sonore dei film più famosi, sembrano intercettare un velo di malinconia, passando al tema di Piedone. Per Matteo, il rimpianto è quello di non aver mai conosciuto di persona Bud Spencer. “Lo seguo da sempre ma ho iniziato a lavorare sui progetti che lo riguardano solo dopo la sua morte”.

E se vi sembrano sbilanciate le attenzioni verso Bud, basta mettersi in macchina verso la Sassonia: a Lommatzsch esiste un museo dedicato a Terence Hill, proprio nella cittadina dove ha vissuto la sua infanzia, sopravvivendo peraltro al bombardamento di Dresda nel 1945.

In copertina: Matteo Luschi, direttore della mostra

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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