Perseo, Andromeda, Cassiopea e Pegaso: la notte di ottobre

Sono Pegaso, Andromeda, Cassiopea e Perseo, le costellazioni che dominano il cielo di ottobre.

Com’è noto, gli astri che illuminano il cielo della nostra galassia, e la nostra galassia stessa, hanno i nomi dei personaggi delle meravigliose storie della mitologia greca. Così, guardando le stelle, si rivivono gli amori e le gesta di dei, uomini, ed eroi. Eroi come Eracle, o come, appunto, Perseo.

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Medusa

Perseo è conosciuto soprattutto per l’uccisione della terribile Gorgone Medusa. La poverina, prima di passare alla storia come un mostro orribile, era una fanciulla buona e bellissima, che commise però un errore fatale. Presa dalla foga di congiungersi carnalmente con il dio Poseidone, si lascia andare all’amore all’interno del tempio di Atena. Gli dei greci sono permalosi, capricciosi e soprattutto, vendicativi. In tutta la mitologia ellenica si trovano infatti storie di punizioni calate come mannaie sui poveri esseri umani, solamente per aver offeso questa o quella grazia divina. E così fu per la povera Medusa. La dea Atena, irritata per l’oltraggio della profanazione del proprio santuario, trasforma la bellissima giovane in un terrificante mostro con le mani di bronzo, il corpo coperto di scaglie e serpi al posto dei capelli. Il suo sguardo poteva trasformare in pietra chiunque la guardasse dritta negli occhi.

Il nostro protagonista si trova in questo momento della sua vita alla corte del tiranno Polidette, nell’isola di Sefiro. Ma Perseo è stato concepito ad Argo, città della quale sua madre è principessa. Com’era finito dunque, sulle coste di quell’isola così lontana dal paese di origine? Acrisio, re di Argo, ha una splendida figlia: Danae. Non riesce però a mettere al mondo un erede maschio e per tanto, spaventato dalla mancanza di qualcuno a cui affidare il regno si rivolge all’oracolo di Apollo a Delfi. La Pizia gli comunica che non solo on avrà un erede maschio ma anzi, verrà ucciso dal suo stesso nipote. Terrorizzato, Acrisio, fa rinchiudere sua figlia in una torre. Convinto di essere fuori pericolo impedendo eventuali gravidanze di Danae, Acrisio non sa che questa antichissima Raperonzolo sta per ricevere una visita della quale nemmeno lei stessa si renderà conto.

Dall’alto dell’olimpo infatti Zeus, che noi tutti sappiamo essere un instancabile dispensatore d’amore, ha notato la faciulla rinchiusa ad Argo. Decide di accoppiarsi con lei e trasformandosi in pioggia dorata penetra dentro la principessa. Poco dopo Danae è incinta. Suo padre, memore della profezia, non ha il coraggio di ucciderla, ma appena il nipote nasce, rinchiude madre e figlio in una cassa e la getta in mare. I due sarebbero stati condannati a morte certa se lo stesso Zeus non avesse fatto in modo di salvare la sua prole, spingendo la cassa fino a Sefiro.

Danae viene fatta schiava e Perseo viene cresciuto da Polidette. Quest’ultimo sviluppa negli anni un morboso interesse per la donna che però non ne vuole sapere, avendo come unico pensiero suo figlio. Così, con un tranello, Polidette fa finta di voler sposare Ippodamia e organizza un banchetto al quale si può partecipare solamente portando in dono un cavallo. Perseo, non possedendone uno, promette al tiranno di portargli qualunque regalo egli avesse desiderato. Il malvagio sovrano gli chiede a quel punto la testa della gorgone Medusa. L’impresa era così difficile che Polidette dà per cetra la morte dell’eroe. Liberatosi del figlio, unica preoccupazione di Danae, finalmente l’avrebbe sposata. In soccorso di Perseo vengono Ermes ed Atena che convincono le Naiadi a donare all’eroe un paio di calzari alati, un elmo che lo rende invisibili e una borsa di pelle (kibisis) dove mettere la testa della Gorgone. Così equipaggiato, Perseo raggiunge in volo il giardino delle Esperidi e entra nella grotta dove le Gorgoni stavano riposando. Secondo una versione del mito, Perseo decapita Medusa volgendo indietro lo sguardo; secondo un’altra versione, vibra la spada guardando la Gorgone riflessa in uno scudo che gli era stato donato da Atena, colpendola a morte. Dal collo mozzato della bestia si liberano l’eroe Crisone e il cavallo alato Pegaso, che si trovavano mprigionati nel grembo del mostro. Perseo ripoe nella kibisìs la testa della Gorgone, e montato su Pegaso, vola via dal giardino.

Proprio durante questa fuga, e dopo una serie di altre avventure tra cui lo scontro col titano Atlante, Perseo incontra Andromeda.

Perseo e Andromeda

In terra d’Etiopia regnava un re di nome Cefeo; sua moglie, di nome Cassiopea, aveva provocato l’ira delle Nereidi, le ninfe del mare, vantandosi troppo e dicendo che sua figlia Andromeda era più bella di tutte loro messe insieme. Le Nereidi si erano lamentate col dio del mare e così la vendetta di Poseidone si era abbattuta sul regno di Cefeo e Cassiopea: un mostro marino infatti, usciva dall’acqua e faceva strage di poveri sudditi. Consultato l’oracolo di Ammone, la soluzione appare chiara: il mostro marino sarebbe scomparso solo se il reo re gli avesse dato in pasto sua figlia Andromeda. La giovane venne così incatenata senza remore su una roccia a picco sul mare, in attesa che arrivasse la creatura a banchettare con le sue carni.

Volando, Perseo nota la bellissima fanciulla legata sulla pietra e scende da lei per capire cosa stia succedendo. Andromeda racconta del suo triste destino al figlio di Zeus che, ormai invaghito, decide di salvarla. Con la testa di Medusa pietrifica il mostro marino e, non senza difficoltà, sposa Andromeda e dona ad Atena, la sua protettrice, la testa della Gorgone. Il capo sarà da quel momento per sempre impresso sull’egida (lo scudo) della dea.

Per alcune versioni di questa storia Medusa viene stuprata da Poseidone. Nonostante non avesse colpe, se non quella di essere talmente bella da diventare l’oggetto del cieco desiderio del dio, è comunque la giovane ad essere punita per l’offesa ad Atena. Medusa rappresenta per molti l’orrore che può scatenarsi da una donna oltraggiata.  

Pare anche che il mito di Medusa e Perseo sia legato simbolicamente all’arte. In particolare, lo scudo su cui Perseo fa riflettere l’immagine della Gorgone, rappresenta un modo per affrontare l’orrore della vita. Non direttamente, per non esserne travolti, ma indirettamente, con la riflessione. Anche l’arte è un filtro tra noi e l’orrore. Ci spinge a pensieri profondi e ci permette di affrontare le difficoltà della vita senza che queste ci paralizzino.

Alla morte di Perseo, Atena, per celebrare la grandezza dell’eroe, lo trasforma in costellazione. Accanto a lui, per l’eternità, la sua sposa Andromeda, Pegaso, l’amato compagno di viaggio e la madre di lei, Cassiopea, la cui vanità aveva fatto sì che i due giovani si innamorassero.

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Licia De Vito
Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo. Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.

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