124 anni dal “Dracula” di Bram Stoker: un viaggio nei vampiri attraverso la storia

Il 26 maggio del 1897 Bram Stoker pubblicava il romanzo “Dracula”. Molti erroneamente pensano che sia stato proprio lo scrittore a inventare l’inquietante figura del vampiro. Al contrario invece, le leggende e le storie su redivivi assassini divoratori di uomini si perdono nei meandri del tempo, incoraggiate dall’atavica paura della morte e di tutto quello che non possiamo conoscere e di conseguenza controllare.

Il trapasso è sempre stato accompagnato da riti precisi, la convinzione che la morte fosse solo un passaggio dal mondo dei vivi all’aldilà, infatti, imponeva che il defunto fosse preparato in un certo modo, seguendo specifici rituali, così che il viaggio all’altro mondo avvenisse senza problemi e il morto non potesse più tornare a camminare sulla terra. E ancora, se per qualche tragico scherzo del destino i defunti non fossero riusciti a passare oltre, venivano seppelliti lontano dai centri abitati, tanto meglio se tra il cimitero e il villaggio si trovava una barriera, spesso fisica, che ostacolasse il ritorno delle salme dall’aldilà.

MyZona

Dall’Europa all’Asia le credenze popolari sulla perdita improvvisa di sangue hanno sempre spaventato le popolazioni di ogni tempo. Già in alcuni testi antichissimi, ad esempio quelli Assiri, si riconoscono infatti dei cenni sull’esistenza dei vampiri.

Chi sono i primi vampiri?

Per i babilonesi i vampiri erano gli Ekimmu. La parola raggruppa tutti gli spettri dei morti riusciti a fuggire dagli inferi per tormentare i vivi sulla terra. Diventano Ekimmu tutti coloro che non ricevono una degna sepoltura o quelli che hanno subito una morte violenta. Non possiamo poi non citare Lilith, demone infero associato inizialmente alla distruzione, alla malattia e alla tempesta. La stessa Lilith diventa nella tradizione ebraica la prima terrificante moglie di Adamo, che assume la forma di demone succube e prosciuga gli uomini del seme infilandosi di notte nei loro letti.

Durante l’epoca greca e romana i testi ci narrano di “Strigi o Strigoi”. Le strigi sono una specie di “prototipo” di quello che sarà poi il notissimo vampiro della tradizione rumena/slava. Si trasformano in animali, sono quindi mutaforma. Come i vampiri “moderni” sono in grado di diventare invisibili al fine di poter succhiare il sangue dai corpi morenti delle loro vittime.

Anche Omero, nell’Odissea, descrive terrificanti personaggi con caratteristiche vampiresche, le più famose soo le Sirene. Queste creature ammaliavano i navigatori con il loro canto, allo scopo di far cadere quegli uomini ai loro piedi per poi berne il sangue. oltre all’Odissea, sono “vampire” della tradizione classica Empusa e Lamia. le Empuse (“coloro che s’introducono a forza”) erano le ancelle della dea infera Ecate; delle creature con testa e torace umano, serpenti al posto dei capelli e glutei d’asina, simbolo di lussuria.

Per Filostrato, l’Empusa è una defunta che torna dall’oltretomba per godere dell’amore che le viene negato in vita, sempre a causa di una morte prematura. Lamia, la figlia del re libico Belo, fu una delle tate donne amate da Zeus e quindi vittima della vendetta di Era. Nel mito la dea, furiosa di gelosia, uccide quasi tutti i figli di Lamia e come se non bastasse, la priva inoltre del sonno. Dopo la perdita dei figli Lamia si nascose in una caverna oscura, qui si trasforma in un mostro assetato di sangue che rapisce e divora i bambini altrui. 

Dracula in real life

In epoche più vicine a noi alcuni personaggi storici hanno cotribuito ad alimentare le leggende sui vampiri a causa del comportamento spietato e crudele tenuto nel corso delle loro vite. Erzsébet Báthory, la “contessa sanguinaria”: la nobil donna ungherese passata alla storia come una delle prime e più efferate serial Killer. Amava fare il bagno nel sangue delle sue giovani serve, che faceva uccidere solo dopo orribili torture. A causa dei suoi innumerevoli crimini fu murata viva in una stanza del suo castello degli orrori.

Ancora, l’iconico conte Vlad III di Valacchia, “l’impalatore”, il cui patronimico era proprio Dracula, insomma l’archetipo, il vampiro per eccellenza, la vera “musa” del Dracula di Stoker. Vlad si dilettava, come il suo epiteto principale suggerisce, ad impalare i suoi nemici. Un modus di uccidere che era un vero e proprio marchio di fabbrica. Quando non li impalava li bruciava, oppure , li torturava. Come quella volta che dei malcapitati ambasciatori si rifiutarono di togliersi il cappello in sua presenza e così lui gli fece inchiodare i copricapi per bene sulla testa.

Non è tutto merito di Stoker però l’idea del “succhia sangue” come è oggi nell’immaginario collettivo. Il primo a trasformare il gretto contadino che divorava viandanti nei boschi in aristocratico seducente e tenebroso fu il medico e scrittore Jhon William Polidori con il suo romanzo “il vampiro”, del 1819. Un affascinante immortale insomma, personificato magistralmente dall’iconico Bela Lugosi, che deriva proprio dal Lord Ruthven nato dalla penna di Polidori.

Foto: Dracula di Bram Stoker , 1992.

Da leggere anche

Licia De Vito
Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo. Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.

Speciale multimedia

spot_img

Ultimi inseriti

esplora

Altri articoli