“Voglio che la gente conosca la vera Maria Antonietta”, l’intervista alla regista Francesca Bruni

Maria Antonietta – L’ultima Regina di Francia“, spettacolo scritto e diretto da Francesca Bruni, ha debuttato la scorsa settimana al Teatro Garbatella di Roma, dove sarà disponibile fino al 28 novembre.

Un’opera dalle tinte classicheggianti che si pone l’obiettivo di raccontare la vita di una delle donne più affascinanti della Storia. La regista Francesca Bruni, all’interno del suo spettacolo, ripercorre l’intera vita di Maria Antonietta. Dal suo arrivo a Versailles fino al suo incontro con Fersen, dallo scoppio della Rivoluzione alla condanna a morte. L’obiettivo della regista è quello di andare a scavare nell’interiorità di questa figura e, mettendo sul tavolo diversi punti di vista, raccontare cosa si cela dietro ai falsi miti, fornendo una visione a 360° di una figura da sempre così discussa.

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In occasione del debutto di “Maria Antonietta – L’ultima Regina di Francia“, abbiamo avuto il piacere di intervistare l’autrice Francesca Bruni, la quale ci ha raccontato della passione che l’ha spinta, fin da quando era una bambina, ad approcciarsi e a documentarsi sulla vita di Maria Antonietta, fino alla decisione di portarla a teatro.

L’INTERVISTA

Partiamo dal principio. Com’è nata l’idea di uno spettacolo su Maria Antonietta? E perché proprio lei?

Sicuramente è un’idea nata tanti anni fa, più o meno quando avevo 13-14 anni e ho visto Versailles per la prima volta. Sono andata lì con i miei genitori ed è stato un colpo di fulmine, sono rimasta affascinata da quel posto magnifico e assurdo. C’è uno sfarzo incredibile, poi recentemente hanno aperto la parte del villaggio che Maria Antonietta si fece costruire nell’ultimo periodo della sua vita. Ci si rende conto come in questo luogo ha lasciato quella che era la sua anima, il suo stile e la sua cura per i dettagli. Ecco, forse proprio perché avevo la sua stessa età, mi sono incuriosita sentendo parlare la guida durante il tour.

Da lì ho comprato la prima biografia e ho trovato davvero tante cose in comune con lei. Tante caratteristiche della sua personalità in comune con quella che è la mia vita e il mio percorso. Ho cominciato a documentarmi sempre di più. Come tutti, avendo visto Lady Oscar, qualcosa già conoscevo, successivamente ho scoperto davvero tante cose su Maria Antonietta. Una donna molto più profonda di quello che viene mostrato e si racconta. Ho voluto scrivere quindi questo spettacolo proprio perché volevo darle una nuova immagine, volevo che la gente venisse a conoscenza della vera Maria Antonietta e non soltanto quello che è arrivato fino a noi, cioè una regina frivola e spendacciona.

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Questo si allaccia alla seconda domanda, penso a come ci viene raccontata questa figura a scuola e sui libri, cioè in maniera più che altro negativa. Questo spettacolo vuole quindi essere una rivalutazione della sua persona?

Noi mostriamo entrambi i punti di vista, quello del popolo e della corte. Perché? Perché non vogliamo giustificare assolutamente quelle che sono state le azioni della famiglia reale, il popolo moriva di fame. Non è un santificare questa figura, questo no. Però credo che sia giusto, quando si racconta una storia, raccontarla per intero, cosa che fino ad oggi non è successa. In teatro e al cinema è sempre stata raccontata una parte, noi vogliamo raccontare tutti gli anni. È giusto far vedere cosa è successo dopo, cosa ha fatto poi il popolo, come si sono comportati successivamente all’arresto. Sono state fatte delle cose che è comunque giusto raccontare, poi sul fatto che spendessero soldi e che il popolo moriva di fame, nulla da dire. La situazione è stata gestita in modo errato dall’inizio. Una regina ovviamente ha a disposizione dei fondi e spende i soldi anche in costumi e gioielli, come qualsiasi altra regina, il problema è che si sono trovati in una situazione di debiti accumulati dai tempi del Re Sole.

Questo aspetto psicologico che vogliamo approfondire, proviamo a vederlo con gli occhi di una ragazza di oggi, se pensiamo ad una bambina di 14 anni che viene spedita in un paese estero, lontana dai familiari, dove si parlava una lingua che lei non parlava, dove la corte era una delle più particolari e ostili di tutta l’Europa, chiaramente questa ragazzina che per anni, come sappiamo, non è stata poi sfiorata dal compagno, in qualche modo doveva sfogarsi. Sapeva di avere la possibilità di comprare vestititi e gioielli, un po’ come facciamo noi quando siamo stressate. Non è per giustificarla, ma doveva trovare un modo per occupare le sue giornate. Poi, che poteva interessarsi di più alla gestione della corte questo sì. Chi è appassionato e ha studiato a fondo la vita di Maria Antonietta queste cose le conosce, chi l’ha vista solo attraverso Lady Oscar e film, la conosce perlopiù per la famosa frase Che mangino brioches, tra l’altro parole che non ha mai detto.

Che reazioni vi aspettate dal pubblico?

L’emozione è tanta, è un progetto che per me va avanti da 20 anni, ci tengo davvero tanto. C’è stata di mezzo la pandemia, abbiamo affrontato un’infinità di problemi e di difficoltà, ma nonostante tutto siamo andati avanti. Questa è la cosa bella, il cast è composto da tanti attori, ma siamo sempre stati uniti, abbiamo combattuto tutti per questo spettacolo, questo mi riempie di gioia. Spero che dopo tanto lavoro e tanta ricerca, il pubblico si emozioni e si lasci andare, che magari trovi anche qualcosa di sé stesso, come ho scoperto io. È vero che è una storia appartenente a secoli fa, però c’è tanta modernità in quella che è stata la vita di Maria Antonietta. Si dice che lei sia stata la prima influencer della storia, era lei che dettava la moda. Mi piacerebbe che gli amanti del personaggio ritrovino in questa regina che ho voluto rappresentare, la loro regina. Soprattutto vorrei che il pubblico si emozioni.

È questo quindi il messaggio principale che vorrebbe arrivasse a chi guarda lo spettacolo.

Sì, assolutamente. Vorrei che il pubblico si portasse a casa qualcosa, una volta lasciato il teatro.

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Malaika Sanguanini
Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aura onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.

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