Veronica Vitale: “Il mio grido contro le ingiurie del nostro tempo”

“La mia ‘Transparent’ è un grido contro le ombre che divorano la nostra vita, i dolori e gli abusi sottili che logorano il nostro tempo”. Così Veronica Vitale, alias I-Vee, parla del suo singolo prodotto negli Stati Uniti da Visionary Vanguard Records e distribuito da Ama Amadea Music e The State51 Conspiracy. Un canto di rinascita e difesa contro ogni forma di bullismo, abuso di potere e di autolesionismo. È un brano le cui sonorità si collocano all’interno di un genere musicale futurista, definito dall’artista come “musica liquida” e “genere fluido”. Avevamo già scritto di questa canzone all’uscita del videoclip. Ora abbiamo avuto modo di fare quattro chiacchiere con Veronica, che da anni proietta la sua musica nei circuiti internazionali, a partire da Europa e Musica.

Transparent suona e viene presentata come una “Redemption song” in cui appare in primo piano la lotta per liberarsi, per venire fuori da una situazione contraddittoria. Come associa questa premessa al suo vissuto?

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Quando si dice “Redemption Song” non posso che pensare a Bob Marley, e ad uno dei pochi brani in cui non si sente il suo distintivo tratto reggae. La compose quando scoprii di essere malato di cancro chiedendo a tutti coloro che “credono” di continuare a combattere per il futuro. La mia “Transparent” è un grido contro le ombre che divorano la nostra vita, i dolori e gli abusi sottili che logorano il nostro tempo. È dedicata al bullismo, che ho subito, certo, credo che chi ha voce debba dare voce a chi non ne ha. Proprio come Bob Marley, ho vissuto lotte importanti con la mia salute, nel 2016 stavo perdendo la vita. È stato l’anno in cui ho deciso che la mia musica doveva andare oltre ed esprimersi come se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita. Era iniziata la mia vera trasformazione artistica, ci sarebbe voluto tempo, ma “oggi” è arrivato. “Transparent” è solo uno dei primi toni, dei primi colori di una vasta produzione in arrivo, come pioggia, dopo troppo sole.


Futurismo, avanguardie ma anche versatilità di genere. Che valore ha dato alla sperimentazione nella sua maturazione artistica?

Sperimentare per me è un’inclinazione naturale, sono un’alchimista del suono. È molto importante, specialmente nella composizione di colonne sonore.


Un repertorio di tutto rispetto con collaborazioni a livello internazionale, ma anche un rapporto viscerale con l’Italia. Come ha influito la sua provenienza geografica con l’evoluzione della sua carriera?

Sono cresciuta in un piccolo paese di provincia, in cui esiste l’arte di arrangiarsi, ma anche un grande desiderio di rivalsa, tipico delle aree metropolitane, sono cresciuta senza elogi, né favoritismi o compromessi, nessuna amicizia influente o potente. Ho fatto tutto da sola. Sono tutte piccole cose che mi sono tornate utili prima ad Atlanta, poi a Los Angeles.


Come ha iniziato a collaborare con Leon Hendrix?

Il manager di Leon, Glenn Coggeshell, è stato anche il mio manager negli anni di Seattle, 2014/2015. Glenn gli inviò il mio brano “Under The Sky of Another Dream”, premio della Critica a Winnenden (Germania) nel 2014, il brano nacque dalla storia che sentii riguardo una sparatoria in una scuola tedesca ed al senso di perdita che un genitore prova quando gli viene a mancare un figlio. Fu travolgente, composi tutto in un paio di giorni, Leon registrò d’istinto uno special di chitarra e fu mio. Ne sono stata molto onorata. I battibecchi tra la Jimi Hendrix Family Foundation canadese ed il manager Glenn, a Seattle, con altri membri della famiglia Hendrix hanno reso difficili ulteriori progetti, non solo con me, ma in generale. Spero la questione si risolva in fretta. 


Ci dica qualcosa di più del movimento “Groovemints Girls” 

È la fondazione diretta da Patricia Collins, moglie di Bootsy. Io ne sono ambasciatrice italiana. Ci occupiamo di donazioni di ogni tipo ed azioni sociali, che spesso coinvolgono scuole ed istituzioni governative. Artisticamente sono cresciuta a Cincinnati ed è mio dovere restituire alla comunità di giovani ragazze e bambini l’amore che ho ricevuto, in egual misura. 

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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