Ventotene, una nuova vita per l’ex carcere di Santo Stefano: ritorno al futuro

Il progetto “Ventotene per il recupero dell’ex carcere di Santo Stefano” è una “grande sfida, intellettuale e realizzativa, un piccolo luogo esemplare anche di un nuovo modo di interpretare il new deal europeo”. Lo ha evidenziato nel corso di un’intervista a Radio Radicale la commissaria del Governo per il recupero dell’ex carcere borbonico, Silvia Costa, da pochi giorni confermata alla guida della struttura commissariale. AgCult ha fatto il punto. L’ex presidente della commissione Cultura del Parlamento europeo ha sottolineato come l’ambizione del progetto sia proprio quella di fare di Ventotene e Santo Stefano “un campus d’Europa, un luogo ‘di alti pensieri’ per il futuro dell’Europa e dei giovani europei”.

“Oltre a detenuti comuni, per 200 anni Santo Stefano ha ospitato anche detenuti politici, un tema questo che richiama molto all’attualità e a tematiche che sono poi i valori fondamentali su cui ci si batte oggi, come la libertà di pensiero, il ruolo della pena o la storia della carcerazione in Italia”, ha aggiunto la Costa ricordando l’esempio dell’ex direttore Eugenio Perucatti “che ha rivoluzionato il carcere anticipando la riforma carceraria e ha pagato per questo”. In quest’ottica “stiamo collaborando sulla parte della ricerca storica con diversi archivi e università per coinvolgere anche giovani ricercatori. Un tema di memoria quindi ma che aiuti a far ragionare le giovani generazioni su quello che c’è ancora da fare”.

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Proprio negli scorsi giorni è stata sottoscritta con la Biblioteca nazionale centrale di Roma una Convenzione per sostenere e promuovere la storia dei diritti umani, della libertà politica, della sua repressione in particolare nel carcere di S. Stefano e nel confino di Ventotene, e la storia della nascita del pensiero europeo. Il progetto si articolerà in due fasi: una prima relativa alla ricerca bibliografica e all’individuazione dei documenti significativi e una seconda di digitalizzazione, metadatazione e importazione nella teca digitale di tali documenti. Lo scopo finale è la realizzazione di un portale unico di accesso ai contenuti digitalizzati attraverso la teca digitale della Biblioteca.

Il progetto di recupero della struttura, illustrato alla stampa il 18 dicembre, sarà integrato e comprenderà Santo Stefano e Ventotene: riguarderà i valori dell’Europa e il futuro del Mediterraneo. Temi centrali saranno i diritti umani e il Mediterraneo come patrimonio culturale vivente. Sarà un polo di produzione e attrattività turistico culturale ed educativa (Memoria, Arte, Meditazione, Paesaggio, Natura, Esperienza di pratica della cittadinanza), un luogo di studi europei e un luogo in cui si applicheranno buone pratiche di sostenibilità insulare. Vi è una differenza tra ciò che si farà a Santo Stefano e ciò che si farà a Ventotene: Santo Stefano sarà un simbolo, un luogo di meditazione e di ospitalità leggera; Ventotene sarà un luogo dove si potrà sviluppare più densamente l’attività di ospitalità per i flussi più importanti e un’attività pratica legata sia alla dimensione formativa che alla dimensione di sperimentazione per esempio su pratiche agrarie e di sostenibilità ambientale.

Nel dettaglio, in base al cronoprogramma, i lavori di restauro, allestimento e riuso del Panottico, corpo di guardia e torrioni si concluderanno entro il 2025 (la loro messa in sicurezza a metà 2023); il recupero e il riuso dell’ex casa del direttore a maggio 2023; la realizzazione e adeguamento degli approdi a ottobre 2022. Il Museo partirà anche prima del 2025, sarà sempre visitabile anche durante il cantiere; a partire da metà del 2023 potranno partire molte attività legate alla formazione e alla convegnistica. Tutto andrà a regime nel 2026.

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