Vasco gladiatore di pace al Circo Massimo

No, Vasco, no.
Quest’estate non era previsto.
Poi però qualche giorno fa mi chiama Emanuel, un mio studente dei tempi di quando insegnavo al Galileo di Avezzano (L’Aquila) e mi fa: “Domenica , come stai messo?”
“Domenica?”, dico io. “Domenica si vota nella mia città e sto incasinato col lavoro”. E poi c’è lo spoglio delle Comunali in serata. “Come faccio?”, penso.
Pensavo male.
Giovedì mi trovo a intervistare uno dei candidati a sindaco il quale, nel parlare delle sue prospettive alle urne dice qualcosa di questo tipo: “Lunedì, nel primo pomeriggio avremo le prime indicazioni”
“Come lunedì?” Gli faccio, lasciando momentaneamente da parte la politica.
“Beh perché lo spoglio inizia lunedì”
“Allora domenica vado a Vasco”, dico ad alta voce
Il candidato sindaco mi guarda come a dire: “Questo è proprio scemo”
Che poi Emanuel non è un fan qualsiasi: è uno capace di mettersi in macchina per 300 chilometri e raggiungere l’hotel di Vasco solo per strappare un selfie, un autografo sulla spalla (che si è fatto tatuare lo stesso giorno) e pochi minuti di conversazione.
Del tour 2022 del comandante ha già seguito alcune date, Imola su tutte. Ma il circo Massimo non se lo è lasciato scappare.
E neanche io a questo punto.

Neanche i Maneskin, a quanto leggo, hanno voluto rinunciare a questa festa del rock. Sabato, il chitarrista Thomas Raggi, e batterista Ethan Torchio, si sono fatti fotografare ai piedi del grande palco del Komadante. Dall’ora di pranzo sotto il sole cocente hanno attraversato una Roma animata anche dal Gay Pride per arrivare nell’arena del Circo Massimo, dribblando il labirinto delle transenne, che è piena in ogni metro fianchi compresi.

Transenne ovunque e aria vip affollata perché nessuno a Roma si voleva perdere questo concerto. Si sono visti anche Bebe Vio e Marco Damilano nel parterre variegato.

“Faremo esplodere il Circo Massimo di gioia” aveva promesso arrivando ieri a Roma e così è stato nel nome della musica “che è il contrario della guerra perché non c’è guerra dove c’è la musica”. È un polmone che torna a respirare, che grida all’unisono il Circo Massimo che vive dopo due anni di rinvii e di attesa, finalmente, il concerto di Vasco Rossi. E lui, il gladiatore, scende nell’arena con il sorriso stampato sulle labbra, anche se in qualche passaggio i suoi occhi lucidi tradiscono emozioni diverse.

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Il gigantesco palco che campeggia al centro in una vera e propria esplosione di luci (1500 i corpi illuminanti) e di musica con una potenza audio da 750.000 watt. Lui Vasco non si risparmia per oltre due ore e mezza concedendosi solo una piccola pausa, a partire dalla nuova XI comandamento e per finire come sempre con il cuore in mano e il pubblico oramai senza voce per l’immortale Albachiara. Oramai si sa la sua splendida musica è un rito collettivo che attraversa le generazioni, dai nonni ai nipoti, dando senso e valore a quello che stasera, qui più che mai nel cuore della capitale, è la rappresentazione di una rinascita in cui tutti si spera. Vasco non dimentica il suo inno alla pace – perché “la guerra è contro l’umanità” – (e alle femmine) anche se a parlare sono soprattutto le sue canzoni.

In “C’è chi dice no” con cui ribadisce il suo “Fuck the war! Stop the war!” e l’attualissima “Gli spari sopra” in solidarieta’ con chi sta soffrendo per una guerra che un senso non ce l’ha proprio: alle sue spalle appare una gigantesca piovra tentacolare metaforica. Lui ha il sorriso sulle labbra che gli lascia la serata epica sotto la luna piena, ma la sua musica è un ventaglio di emozioni che porta in questo tour in tutta la penisola fino a Torino dove si concluderà il 30 giugno.

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E allora il concerto è un viaggio nel tempo, dall’album più recente che c’è quasi tutto (l’ultima è “Siamo qui”), alle hit come “La pioggia alla domenica”, qui nella versione originale (quella con Marracash è sulle piattaforme digitali per Save the Children) e il singolo appena uscito, “L’amore l’amore”. Inedite a concerto le recenti: “Se ti potessi dire” (2020) e “Una canzone d’amore buttata via” (2021) o anche perle tirate fuori dal baule degli anni ’80: “Amore aiuto”, Blasco ’82 doc. Non mancano ovviamente le sue ballad: “Un senso”, “Stupendo”, “Siamo soli”, “Senza parole”. Poi nella terza parte il clima si fa intimo. Si vola alto, molto alto da “Sballi ravvicinati del terzo tipo”, cambio al basso: scende il Torre, Andrea Torresani, e sale il Gallo, Claudio Golineli, guest star.

Brividi con sorprese che non ti aspetti, come “Toffee” atmosfera da unplugged. E poi ancora “Sally” (sui megaschermi parleranno le immagini di cinque donne di cinque nazionalita’ diverse). Per i fuochi d’artificio finali: “Siamo solo noi”, “Vita spericolata” “Canzone” e ovviamente ”Albachiara”.

Vasco Live prosegue poi il 17 giugno a Messina (Stadio San Filippo), il 22 giugno a Bari (Stadio San Nicola), il 26 giugno ad Ancona (Stadio del Conero) e chiusura il 30 giugno a Torino (Stadio Olimpico). Tutte sold out, per un totale di oltre 676.000 biglietti venduti.

Un selfie con Emanuel Velocci

La scaletta del Circo Massimo

1 – XI Comandamento
2 – L’uomo più semplice
3 – Ti prendo e ti porto via
4 – Se ti potessi dire
5 – Senza parole
6 – Amore… aiuto
7 – Muoviti!
8 – La pioggia la domenica
9 – Un senso
10 – L’amore, l’amore
11 – Interludio
12 – Tu ce l’hai con me
13 – C’è chi dice no
14 – Gli spari sopra
15 – Stupendo
16 – Siamo soli
17 – Una canzone d’amore buttata via
18 – Ti taglio la gola
19 – Rewind
20 – Delusa
21 – Eh già
22 – Siamo qui
23 – Sballi ravvicinati del terzo tipo
24 – Tofee
25 – Sally
26 – Anima fragile
27 – Siamo solo noi
28 – Vita spericolata
29 – Canzone
30 – Albachiara

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Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.