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Musica

Van Morrison torna e fa strike

In Three chords and the truth quattordici pezzi d’autore tra tradizione e futuro (finalmente)

Paolo Romano

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The Man is back. Settantaquattro anni e nessuna voglia di mollare, urlati con l’energia di un ragazzino nei quattordici pezzi nuovi di zecca e quasi settanta minuti di Three chords and the truth: Van Morrison da pochi giorni è di nuovo su scaffali e piattaforme. Considerata la bulimia con la quale, specie negli ultimi anni, ha sfornato proposte, non sempre convincenti, si potrebbe accogliere con sbuffo tiepido la notizia. E invece no. Mollate le rarefazioni jazzy in ogni possibile declinazione, come pure le cover pregevoli ma spentine di standard, il leone di Belfast ritorna con la sua grammatica evocativa, ibrida, maliante che lo ha reso un punto di non ritorno nel songwriting moderno.

In una linea ininterrotta che va da Moondance a The healing game, questo quarantunesimo album in studio brilla esattamente per la forza delle canzoni, costruite intorno alla voce di Van, che non solo non ha perso un pel di decibel, ma ha acquistato in colori e timbri, esasperati da un gain inevitabile nel missaggio che te lo fanno sentire addosso, incombente nelle orecchie e sulla pelle con fare predatorio.

Mette subito le cose in chiaro con l’esordio di March Winds in February, con velata citazione nel portamento del tempo di Jokerman di Dylan, ma con gli obbligati verso il ritornello così tipici della sua produzione ’70. Poco oltre, In the dark night of the soul introduce l’hard core dell’album, che è fatto, come ci ha abitato, dalla capacità di sprofondamento mimetico dentro il grande fiume della tradizione folk e blues, dagli innesti celtici, agli echi di Woody Guthrie, ai tributi più o meno espliciti a John Lee o B.B. King, suoi incrollabili totem. Dentro quel corso  malmostoso ci si mette anche lui, citandosi mentre cita, ripetendo ipnoticamente i versi di un riff, tornando a suonare armonica e sax con quelle tinte sfacciatamente pentatoniche e melodiche che rendono il suo playing riconoscibile tra mille.

C’è un vero e proprio pezzo forte ed è You don’t understand, un bluesaccio minore, tirato con un ride estenuante per oltre sette minuti, tanto sciamanico quanto prossimo alle atmosfere definitive di The thrill is gone, dove la voce di Morrison si fa borborigmo dolente e trainato dal tempo a bagno nella tradizione. La title track, di par suo, che l’intro di batteria e l’attacco di chitarra ritmica stile I heard it through the grapevine di Gaye finiscono per colorare di soul e beat, perimetra il passo di questa energica carovana di musica dentro la pancia d’America.

Chiude l’album un’altra perla ancorata agli stilemi più autentici di Van The Man, Days Gone By, che rievocando la nostalgia scozzese di Auld Lang Syne (da noi Il valzer delle candele) restituisce tutta la malinconia per il passato, senza affusolarsi negli addii, ma accomiatandosi in arrivederci di speranza (né è nuovo al genere, basti pensare a These are the days che chiudeva Avalon Sunset, per dire).

I tre accordi e la verità, cui allude il titolo dell’album, sono evidentemente riferiti sia alla struttura del folk tradizionale americano che, inevitabilmente, a quella del blues; ovverosia la semplicità assonante e disarmante sulla quale è stata costruita, in più di cento anni, una delle pagine più bella della storia della musica, così predisposta alla molteplicità, alle variazioni, ad accogliere influenze e personalità. Autentica a maggior ragione perché capace di mettere a nudo i recessi, proprio come la “verità” minuscola della quotidianità.

I brani di questo album di Van Morrison rivelano esattamente questa “nobile semplicità”, che, a dispetto dell’apparenza easy, richiedono più di un ascolto per entrare dentro e farsi mood, ma più di ogni altra recente produzione sono canzoni destinate ad essere storie a sé, isolabili ed idonee a raccontare per immagini o suggestioni il senso di un’intera vita.

Che dopo cinque decenni e passa di carriera abbia ancora voglia di mettersi in discussione, invece, una grande lezione di passione e di rispetto per la Musica.

Foto: profilo Facebook Van Morrison (Official)

Giornalista (Roma, 1974) Si fidanza con la musica in tenerissima età e ancora non ha cambiato idea. Ha studiato legge, ha studiato chitarra jazz, poi ha pensato che di musica era più bravo a scriverne (l’ha fatto su Huffington Post, lo fa su l’Espresso). Detesta le mode, i radical chic e chiunque non si impegna a capire, ascoltando prima di parlare. Dodici chitarre, un figlio, un gatto, piante di cui ignora il nome, libri da sistemare gli impegnano il resto della giornata. Passionaccia per idee nuove, derive indipendenti, progetti culturali fuori dal coro. Ha anche scritto un romanzo, La Formica Sghemba (2019, ed. Scatole Parlanti), minaccia di scriverne altri.

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Un dj set da 340 ore, streaming da record a Milano

Fabio Iuliano

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Un dj set di 340 ore, musica no stop per un dj set da record in streaming: il più lungo al mondo. Il tempio del futuro perduto, il collettivo di ragazzi che sta ristrutturando un angolo abbandonato della Fabbrica del vapore du Milano e che ha già organizzato il muro della gentilezza e l’aperitivo gratis nel traffico – ha infatti deciso di lanciare l’evento “Musica in quarantena”.

La session è partita alle 21 di venerdì 20 marzo e andra avanti sino al 3 aprile, il giorno in cui scade il decreto che ha trasformato la Lombardia in una zona rossa a causa dell’emergenza sanitaria, anche se è verosimile che le misure verranno allungate.

Durante il djset partecipano alla diretta diversi artisti italiani ed internazionali insieme a promoter da tutto il mondo che racconteranno come il Corona Virus sta cambiando le loro vite, la loro arte e le loro professioni. Ecco alcuni esempi: Enrico Sangiuliano, Animistic Beliefs, Nerone, Lele Sacchi, Neil Landstrumm, Fabrizio Rat oltre a contributi da diversi club e centri culturali di Berlino, Parigi, Amsterdam, Londra, Shangai, Hong Kong, Sao Paolo, Miami, Minsk, Roma, Napoli, Bologna e Bari.

La performance è portata avanti da 3 artisti residenti nel Tempio che stanno vivendo in consolle per due settimane in consolle; potranno darsi il cambio per lavarsi e andare alla toilette ma devono mangiare mentre suonano.

Un’iniziativa collegata alla raccolta fondi destinati a un ospedale pubblico lombardo.

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Musica

Cincilla, Zoizi, Michelangelo: le novità italiane in rampa di lancio

redazione

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E’ uscito ieri, venerdì 27 marzo, “Sakè”, nuovo singolo di Pietro Milella, in arte Cincilla

Il brano è disponibile su tutte le piattaforme digitali e sui digital stores. In un mondo che non lascia tempo alle persone di dare un valore alle cose a volte si corre il rischio di perdersi: il brano “Sakè” invita a vivere il mondo come si vuole, senza perdersi dietro alle congetture degli altri e vivendo ogni momento per quello che è.

Sakè rappresenta per me tante cose – racconta Cincilla a proposito del suo nuovo singolo– l’ho scritta in un momento in cui facevo fatica a capire fino in fondo quello che mi circondava e ne ero infastidito. Ho iniziato a comprendere il mondo rinunciando a molte risposte e a vedere le cose dalla prospettiva che mi andava di più, allegra o triste che fosse. Il testo di Sakè riassume tutto questo“.

Il videoclip di “Sakè” è interamente ambientato a Venezia e riprende i luoghi dove è nato e cresciuto l’artista. La sequenza di immagini accompagna le parole della canzone: la prima parte mostra volti annoiati e luoghi malinconici; la seconda cattura quegli stessi scorci e quelle stesse facce in chiave ironica.

Dal 13 marzo è disponibile “Odore”, nuovo singolo di Zoizi

L’odore a cui fa riferimento Zoizi nel suo nuovo singolo è quello della borsa di Martina, la sua migliore amica dei tempi dell’adolescenza: un odore specifico, che in qualche modo racchiudeva le paure e la voglia di libertà dei ragazzi degli anni Novanta. Da questo dettaglio sensoriale è nata una canzone che ha tutte le caratteristiche di un inno generazionale.

Ho scritto questa canzone per raccontare e confermare a me stesso quanto sia stato semplice ritrovarmi come persona attraverso una sensazione quasi un po’ banale come l’odore della borsa di un’amica  racconta Zoizi a proposito del brano “Odore”- ho voluto citare qualche storia di una generazione, quella nata come me nel 90′, forse l’ultima a sognare in grande in un mondo ancora “vecchio” e privo di questa esagerata e improvvisa modernità che un po’ ci soffoca. Sicuramente non eravamo migliori dei “nuovi giovani” ma l’abbiamo vissuto con un romanticismo che oggi stenta un po’ ad uscire“.

Il videoclip di “Odore”, diretto dallo staff di 3littlepigs, è girato totalmente in bianco e nero e ha come unico protagonista Zoizi. Le riprese in primo piano e lo sguardo del giovane autore che punta dritto alla telecamera conferiscono alla sequenza di immagini una valenza prettamente narrativa: è Zoizi che racconta una storia, la sua storia, a chi guarda.

Il 13 marzo è stato pubblicato “In Due a Lottare”, nuovo singolo di Michelangelo Vizzini, in arte Michelangelo, talentuoso concorrente di Amici di Maria de Filippi ’19

Una storia può finire ma l’amore a volte rimane, non arrendendosi al tempo, alle difficoltà e alla logica delle scelte umane: “In due a lottare” parla di questo, ponendosi come un vero e proprio manifesto dei sentimenti autentici, quelli che legano gli individui e permettono loro di lottare contro tutto e tutti.

Il videoclip di “In due a lottare”, diretto da Federico Falcioni (Falcioni Productions), racconta la fine inevitabile di una storia d’amore. E mentre le vite dei due ex partners proseguono separatamente, un filo invisibile, la nostalgia e i ricordi li tengono ancora legati.

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Coronavirus: è morto Manu Dibango, stella della musica africana

Licia De Vito

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Si è spento all’età di 86 anni, a Parigi, per complicazioni dovute al Covid-19, Manu Dibango, sassofonista camerunense, stella della musica africana. A darne la triste notizia sono stati propri i familiari del musicista.

Cari parenti, cari amici, cari fan, una voce si alza da lontano, è  con profonda tristezza che vi annunciamo la scomparsa di Manu Dibango, il nostro Papy Groove, avvenuta il 24 marzo all’età di 86 anni, a causa del Covid 19″.

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