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Uriah Heep, è morto Ken Hensley

Redazione

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Si è spento, all’età di 75 anni, Ken Hensley, storico compositore e polistrumentista degli Uriah Heep con cui ha suonato dal 1969 al 1980, realizzando 13 album in studio. Era nato il 24 agosto del 1945 a Plumsted (Londra) ed è stato uno dei punti di forza del gruppo inglese negli anni Settanta. Proprio in questo periodo ha scritto numerosi singoli di successo come “Lady in black”, “Easy livin”, “Look yourself” e “Stealin”.

“Niente poteva mettersi tra di noi e la nostra musica“, affermò Hensley a Classic Rock Revisited nel 2016. “La mia creatività a briglia sciolta e le FM Radio americane che avevano intuito che fosse proprio la libertà delle scelte musicali a fare tendenza, hanno reso questa avventura ancora più stimolante da subito“.

Oltre agli Uriah Heep, celebre le sue collaborazioni con band come Waps (sull’album The Headless Children), Cinderella (sull’album Heartbreak Station), Ayreon, Therion, Bruce Cameron, The Gods (con Mick Taylor, chitarrista entrato successivamente nei Rolling Stones), Heat Machine.

A darne notizia è stato il fratello Trevor.

“Vi scrivo questo messaggio con grande tristezza per informarvi che mio fratello Ken è morto Mercoledì sera. Sua moglie Monica era al suo fianco e lo ha confortato nei suoi ultimi minuti di vita. Siamo distrutti da questa tragica e inaspettata perdita e vi chiediamo di darci tempo e spazio per affrontarla. Ken verrà cremato in una cerimonia privata in Spagna, quindi vi preghiamo di non chiedere informazioni circa il funerale. Ken è morto ma non verrà mai dimenticato e sarà sempre nei nostri cuori. Prendetevi cura di voi”.

Musica

E’ uscito Libera nel Vento, nuovo singolo della cantautrice Paola Costantini

Redazione

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Libera nel vento” il nuovo singolo di Paola Costantini, autoprodotto e realizzato in due giorni. Un brano deciso e intenso, ricco della musicalità di Paola con un testo profondo e poetico, ricco di immagini che danno la possibilità a che ascolta di sentirsi protagonista del brano. Un brano che parla di voglia e del coraggio che ci vuole per liberarci da ciò che ci fa soffrire.

“Non posso dire che sia il frutto del lockdown degli scorsi mesi, perché ho iniziato a scrivere il brano all’inizio dell’inverno, ma non avendo possibilità di andare in studio a registrare poiché dovevo andare in un’altra regione, ho lavorato parecchio sul testo cercando le giuste parole e le giuste immagini dettate dalla mia musica”

“La realizzazione del video è stata una bellissima collaborazione con persone piene di passione e voglia di fare. Immagini diverse, in momenti diversi, luoghi diversi, sia in superficie che sott’acqua. Volevo che ci fosse la contrapposizione emotiva che troviamo nel brano, immagini scure in acqua e immagini piene di luce in superficie, proprio perché in ognuno di noi troviamo luce e ombra. Posso dire che finalmente ho girato un video al caldo!”

BIOGRAFIA

Paola Costantini, cantautrice e attrice della provincia di Varese, inizia a studiare musica e solfeggio all’età di 6 anni seguita dal Maestro Maurizio Bellorini. A 9 anni inizia a studiare sax, e a 14 anni la tastiera per imparare a suonare le sue canzoni preferite. Dopo essersi diplomata al liceo linguistico, Paola inizia a  studiare pianoforte classico per completarsi artisticamente. Lo stesso anno inizia a studiare anche canto moderno con l’insegnante Jenny Ricci per perfezionare la sua tecnica vocale e danza contemporanea. Attirata dal mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento, lavora nei villaggi turistici, dove impara a stare sul palco e ad esibirsi davanti ad un pubblico sempre diverso ed esigente.

Dopo l’avventura dei villaggi turistici frequenta e si diploma all’Accademia di Stresa, dove studia canto e recitazione, con l’insegnante Dario Lagostina, un genio nell’insegnamento delle emozioni,  e si avvicina allo studio del metodo Strasberg-Stanislavskji; studia danza moderna con Brian Bullard e Arturo Michisanti, danza contemporanea con Veronica Forioso, hip-hop con Mirella Rosso, teatro con l’attore Franco Oppini e dizione con la doppiatrice Lella Carcereri.  Inoltre frequenta degli stages con Michael Margotta nel 2005 – 2006.

Durante gli anni di accademia lavora con il gruppo “Le Kare-oche”, partecipando a diversi spettacoli in giro per l’Italia e a programmi televisivi su varie emittenti:  ANTENNA 3, TELELOMBARDIA, TELERAMA. Con “Le Kare-oche” conduce  un programma televisivo dedicato a giovani talenti sull’emittente locale VCO AzzurraTV e partecipa a trasmissioni radiofoniche su RTO, RWS e partecipa al musical e spettacolo teatrale “Le emozioni di Vera” del regista Dario Lagostina. Per tre anni fa parte del gruppo vocale C&C, un gruppo vocale femminile che si esibisce in uno spettacolo musicale di cover e brani inediti, in teatri, piazze e convention. In questi anni scrive diverse canzoni con il produttore Dario Lagostina sia in italiano che in inglese, e alcuni testi in collaborazione anche con Alan Rossi.

“Quando salgo su un palco è per dire qualcosa, per esprimere la mia arte, le mie convinzioni e le mie emozioni, non voglio essere perfetta come uno strumento musicale, non mi importa stupire il pubblico che mi ascolta, affascinandolo con la mia voce. Preferisco arrivare alla gente, coinvolgerla creando un legame emozionale con il pubblico”.

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Musica

50 anni di “Father and Son”, canzone simbolo di Cat Stevens

Il brano fu pubblicato il 23 novembre del 1970 all’interno di “Tea for the Tillerman”, quarto album del cantautore inglese

Antonella Valente

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La canzone simbolo di Cat Stevens, “Father and Son” spegne 50 candeline.

Il brano fu pubblicato il 23 novembre del 1970 all’interno di “Tea for the Tillerman“, quarto album del cantautore inglese.

Scritta nel 1969, “Father and Son” è stata la canzone che ha convinto il discografico Blackwell a mettere Stevens sotto contratto con la sua etichetta. In origine sarebbe dovuta essere utilizzata per un musical ambientato durante la Rivoluzione Russa, dal titolo “Revorussia”. Il progetto non venne realizzato, anche a causa di una polmonite dello stesso Stevens. Il brano fu, però, trasformato e riadattato in quello che oggi conosciamo.

Quella che ascoltiamo da decenni è una canzone simbolo dei conflitti generazionali che vede protagonista un dialogo tra un padre e un figlio, da cui emerge l’inevitabile solco che separa le due generazioni. Il padre spinge il figlio a “mettere la testa a posto”, a sistemarsi e trovare una ragazza mentre dall’alto lato il figlio si mostra insoddisfatto e non capito dal proprio genitore.

Leggi anche: Coronavirus, il messaggio di Cat Stevens: ritroviamo i legami e ricerchiamo la pace

Di “Father and Son” ci attrae anche il sound morbido, accogliente e semplice, in cui emerge la capacità di Stevens (Yusuf Islam come si chiama dal 1997, dopo la sua conversione religiosa) di utilizzare due registri vocali differenti, più basso quando è il padre a parlare e più alto quando si tratta del figlio.

In molti hanno contribuito a pubblicare una propria personale versione di “Father and Son”. Da Johnny Cash ai Boyzone, passando per Sandie Shaw e anche Ron, che ne fece una cover in italiano intitolata “Figlio mio, padre mio”, con un testo scritto da Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti.  

TESTO

Father:
It’s not time to make a change
Just relax, take it easy
You’re still young, that’s your fault
There’s so much you have to know
Find a girl, settle down
If you want, you can marry
Look at me, I am old
But I’m happy

I was once like you are now
And I know that it’s not easy
To be calm when you’ve found
Something going on
But take your time, think a lot
I think of everything you’ve got
For you will still be here tomorrow
But your dreams may not

Son:
How can I try to explain
When I do he turns away again
And it’s always been the same
Same old story
From the moment I could talk
I was ordered to listen
Now there’s a way and I know
That I have to go away
I know I have to go

Father:
It’s not time to make a change
Just sit down and take it slowly
You’re still young that’s your fault
There’s so much you have to go through
Find a girl, settle down
If you want, you can marry
Look at me, I am old
But I’m happy

Son:
All the times that I’ve cried
Keeping all the things I knew inside
And it’s hard, but it’s harder
To ignore it
If they were right I’d agree
But it’s them they know, not me
Now there’s a way and I know
That i have to go away
I know I have to go

VERSIONE DI JOHNNY CASH

ph. Getty Images

Leggi anche: Johnny Cash e la lettera d’amore per June Carter: “la prima ragione della mia esistenza”

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Musica

Quando i Metallica entrarono nella storia con dei live leggendari

Il Live Shit fece finalmente conoscere al mondo intero la furia del quartetto di Los Angeles.

Luigi Macera Mascitelli

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Ad oggi i Metallica sono, con tutta probabilità, la band più famosa al mondo.

Con quasi quarant’anni di carriera alle spalle, milioni di dischi venduti e numerosissimi concerti (perfino in Antartide), il quartetto di Los Angeles ha marchiato a fuoco la storia della musica. Chiunque conosce almeno un loro brano, primo fra tutti la meravigliosa Nothing Else Matters o la martellante Enter Sandamn.

Come ogni leggenda che si rispetti, anche i Metallica hanno nel loro background una data di importanza epocale: il 23 novembre 1993, giorno in cui la Elektra Records pubblicò il primo live album della band intitolato Live Shit: Binge & Purge.

Già due anni prima il gruppo ottenne fama mondiale con l’album più venduto di sempre, il blasonatissimo Metallica, meglio conosciuto come Black Album. Eppure la grinta ferina degli allora giovanissimi James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammet e Jason Newsted ancora non aveva raggiunto dal vivo moltissimi fan. Il Live Shit fece finalmente conoscere al mondo intero la furia del quartetto di Los Angeles.

Il box si componeva di tre CD audio contenenti alcune tracce suonate a Città del Messico durante il Nowhere Else Tour (1993). A ciò vennero aggiunte tre VHS: due tratte dal live a San Diego durante il Wherever We May Roam Tour (1991-1992), e una dal concerto a Seattle durante il Damaged Justice Tour (1988-1989).

Ben cinque anni di estenuanti tour svoltisi tra il 1988 e il 1993 e che, ad oggi, è generalmente considerato il periodo d’oro dei Metallica, quando i four horsemen infiammavano i palchi con una grinta ed una furia a dir poco devastanti. I video reperibili su YouTube possono solo dare l’impressione di ciò che doveva essere assistere ad un loro concerto: poghi selvaggi, giovani metallers in preda al delirio e quattro titani sul piedistallo della leggenda.

Una piccola curiosità. Il 20 aprile 1992 a Wembley, Londra, si svolse il Freddie Mercury Tribute Concert, l’evento in memoria del defunto Freddie Mercury. In quell’occasione ed in pieno Wherever We May Roam Tour, i Metallica riuscirono comunque a suonare una breve scaletta.

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