Una voce per cantare le sfumature del mondo: Giorgio Pinardi racconta il suo progetto MeVsMyself

MeVsMyself, Il progetto di Giorgio Pinardi, cantante e sperimentatore milanese, è in Voce Solo ed ha pubblicato il disco “Yggdrasill” (2015) e “Mictlàn” (2019), di stampo etnico-sperimentale, prodotto da Alterjinga in collaborazione con Panidea Studios di Alessandria.

L’intero album è basato su improvvisazioni in studio create sulla propria voce campionata in tempo reale, ispirate a tecniche di sperimentazione vocale (Demetrio Stratos e Bobby Mc Ferrin tra i riferimenti) e alla World Music (musica araba, africana, indiana, cinese, etc.) fusa con generi musicali moderni per 45 minuti circa di musica totalmente inedita.

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Ciao, Giorgio, benvenuto su The Walk Of Fame. Come te la passi? Ti va di presentarti ai nostri lettori?

Ciao a tutti i lettori e grazie dell’ospitalità a The Walk Of Fame. Sono Giorgio Pinardi, qui in qualità di artista in Voce Solo con il progetto MeVsMyself, con cui ho pubblicato ad oggi due lavori “Yggdrasill” e “Mictlàn”, entrambi ascoltabili su più di 340 stores online digitali (tra cui Spotify, Itunes, Deezer, Youtube, etc.). E’ un piacere per me poter presentare il mio lavoro su queste pagine.

Parliamo di “Mictlàn”, tuo ultimo studio album. Puoi raccontarci come è avvenuta la fase di songwriting?

La caratteristica principale del mio modo di costruire la musica di MeVsMyself, sia dal vivo che in studio, è quella di porre come vincolo creativo la creazione estemporanea delle parti. In sostanza dal silenzio comincio ad improvvisare (senza altro strumento che la Voce) brevi loop ritmici o melodici da cui comincio a sviluppare armonie, controtempi, altre melodie che possano comporre gradualmente una vera e propria composizione fatta di decine e talvolta centinaia di tracce sovrapposte, che difficilmente è possibile considerare come “canzone”, in senso classico. Fondamentale nel processo è la fase successiva di editing e mixing, dove la collaborazione con Paolo Novelli ed il suo Panidea Studio di Alessandria è di enorme importanza. Paolo ha una capacità analitica decisamente superiore alla media, in grado di supportare ed arricchire la mia creatività in modo perfetto.

Caratteristica principale del disco, esattamente come quella dell’intero progetto MeVsMyself è la modulazione delle metriche vocali. In che modo la tua voce si presta alle diverse sfumature musicali presenti in giro per il mondo?

La mia Voce si è formata (e tuttora prosegue in questo cammino) attorno a moltissimi stili, tecniche e approcci vocali, cercando di trarre da ogni stimolo chiavi di lettura del mio suono, della mia musicalità, riportando sempre ad una dimensione personale quanto appreso. Penso che riproporre in modo preciso pattern che non ci appartengono culturalmente sia un banale imitare, spesso in modo neanche troppo convincente, sonorità decisamente affascinanti (perché non ascoltare gli originali a quel punto?). Molto diverso è interiorizzare uno stile e provare a delinearne una versione personale ed originale. La sfida sta nel citare senza copiare, sfruttando colori e sfumature della Voce che spesso riteniamo superfluee, per limite culturale ed espressivo. Affascinante è constatare come non esistano mai parametri completamente oggettivi in grado di definire un Suono come bello o brutto, al variare dei contesti.

Ammetterai la complessità e l’unicità del progetto. Come nasce questa realtà musicale? E’ realmente definibile?

Il bello è proprio questo. Secondo me, per quanto esistano altri che si cimentano con progetti in Voce Solo originali, la forte connotazione identitaria del suono vocale non permette di categorizzare questo progetto in modo troppo stretto. Ogni artista che si è cimentato o si cimenta in progetti di questo tipo finisce per sviluppare qualcosa di molto personale e difficilmente simile ad altro. I progetti che conosco e apprezzo in questo ambito trovo siano veramente molto diversi tra loro, difficilmente incasellabili in un unico contesto di appartenenza. La concezione di Voce come strumento cui mi rifaccio nei riferimenti è sicuramente legata al seminale lavoro di Demetrio Stratos, per quanto poi la strada da me percorsa segua altri binari. In realtà le origini di questo concetto sono legate a culture musicali molto antiche, dove saggiamente si concepisce la Voce come il primo degli strumenti, da cui nascono solo successivamente tutti gli altri. Una filosofia molto poco occidentale, storicamente.

Sperimentazione e improvvisazione: quanto, e in che misura, queste componenti sono per te essenziali?

Sono l’essenza del progetto e ti ringrazio della domanda perché ci tengo a spiegare in che modo. Sperimentazione perché MeVsMyself vuole indagare le possibilità dello strumento Voce, ponendosi come un progetto in divenire, dove ogni mio passo avanti – anche il più piccolo – mi permetta di esplorare le capacità di uno strumento di cui sappiamo ancora troppo poco e che sfruttiamo in modo limitato. Improvvisazione perché il tentativo è di azzerare la mente cosciente e la razionalità (preziose alleate successivamente, in fase di editing) per far emergere la musica del subconscio, la stessa musica che anche chi non ha mai cantato una nota in vita propria può far emergere, se correttamente stimolato e indirizzato a farlo. Musica non scritta o pensata prima, sinfonia meravigliosa perché autentica e personale, frutto di un sano lasciare libera la creatività verso un’espressione senza limiti.

Facciamo un salto indietro e andiamo alle origini del progetto: come e perché è nato? Cosa vuoi comunicare attraverso la tua musica e, soprattutto, quale è il tuo pubblico di riferimento?

Il progetto è nato nel 2011, ha mosso i primi passi dal vivo dal 2013 per arrivare poi al primo disco in studio “Yggdrasill”, nel 2015. E’ nato perché, dopo diverse altre esperienze in diversi ambiti, non sentivo forma migliore per esprimere una ricerca artistica e creativa personale legata alla Voce, mio primissimo amore musical-espressivo. Ho fortemente voluto questo progetto perché ho vissuto momenti nella vita in cui ho creduto lontana da me la mia Voce, dove ho sentito ridursi il mio rapporto con essa e percepito un forte senso di vuoto che mi ha ricondotto sui miei passi. Ciò che voglio comunicare è la possibilità di comunicare con linguaggi diversi, contaminandoli per rinnovarli e non perderli nel tempo, come a preservarli da una possibile sparizione o mistificazione. Come necessitiamo di invertire la rotta (se ancora possibile) nei confronti dell’ambiente, allo stesso modo la Musica e il nostro rapporto con il Suono ci chiedono indirettamente la stessa cosa. Il mio pubblico di riferimento è come il mio progetto: eterogeneo e accomunato dalla curiosità e voglia di non fermarsi alla superficie delle cose, attento e attivo in totale controtendenza con la dimensione odierna della fruizione della Musica, contrario ad incasellare con pregiudizi ciò che ascolta.

Quale, tra i contesti dal vivo, è il più pertinente per la tua musica? Dove esprime al meglio la sua intensità?

Negli anni ho portato dal vivo MeVsMyself in tanti contesti anche molto diversi tra loro, perché improvvisando ogni performance tutto può essere molto diverso a seconda di dove ci si trova. La mia musica si esprime in pieno quando ospitata in luoghi di rilevanza culturale e/o estetica, in luoghi legati alla natura o all’arte. Più in generale in ogni luogo dove l’ascolto voglia essere attivo e attento, sicuramente non è musica da pub affollato, dove bersi una birra è più importante di chi è sul palco questa sera. Non è musica che dal vivo può essere sfondo di altre attività. E’ il suo limite e la sua forza.

In chiusura, lascia a te le ultime parole famose per salutare i nostri lettori. Grazie per il tuo tempo

Nel ringraziarvi per lo spazio concesso e le domande stimolanti, chiudo con l’invito ad ascoltare, a partire dai vostri lettori, con spirito critico la mia musica, magari trovando spunti di condivisione e accendendo scintille di curiosità sulle fonti a cui attinge. Ciò che più desidero è conoscere ciò che vi evoca l’ascolto dunque contattatemi se avete pensieri o sensazioni da condividere, vi aspetto!

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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