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Attualità

Un ponte aereo tra Roma e l’Abruzzo, la meraviglia catturata dai droni di Pagliai

Fabio Iuliano

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Si chiama “Three Color” ed è la suggestiva e commovente testimonianza visiva che Mauro Pagliai, videomaker e fotografo freelance abruzzese, dona alla sua terra e all’Italia intera in questi tempi difficili della pandemia.

Pagliai, artista di riconosciuta creatività e professionalità, ha ottenuto attestati prestigiosi come il premio AirVuz per il video “Not Only NOW, it’s EPIC” girato intorno a Rocca Calascio.

Ecco Three Color:

Green
White
Blue
Repeat

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

Attualità

Banksy finanzia una nave per salvare vite umane nel Mediterraneo

Sulla fiancata della nave è presente il dipinto di una bambina, realizzato da Banksy stesso, con un giubbotto di salvataggio che si aggrappa a un salvagente a forma di cuore

Antonella Valente

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Il famoso street artist  Banksy  ha finanziato una nave per soccorrere i migranti nel Mediterraneo.
Il quotidiano inglese “The Guardian” riporta, infatti, che l’imbarcazione, noleggiata nella massima segretezza, avrebbe già salvato 89 persone.

La nave, che prende il nome dall’anarchico francese del XIX secolo “Louise Michel”, è decorata con i graffiti dello street artist ed è partita dal porto di Borriana, in Spagna, lo scorso 18 agosto.

Secondo il quotidiano britannico tra le 89 vite salvate ci sarebbero 14 donne e 2 bambini e attualmente la Louise Michel, nel Mediterraneo centrale, sarebbe alla ricerca di un porto marittimo sicuro dove far sbarcare i passeggeri e trasferirli su una nave della Guardia Costiera europea.

Un’iniziativa che, purtroppo, ha suscitato anche reazioni negative. Anzi, sui social sarebbe stata addirittura criticata perchè “rea di cavalcare un’emergenza per fini personali”..


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Attualità

FanoFellini: una retrospettiva dedicata al regista dei sogni

Sophia Melfi

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“Il regista è qualcuno che dentro di sé deve creare un punto focale su cui devono convergere come radiazioni tutte le altre individualità e tenerle legate insieme. È un’operazione magica, ecco.”

In occasione del centenario dalla nascita di Federico Fellini, la città di Fano omaggerà il grande regista del realismo magico con una manifestazione nella quale i suoi più grandi capolavori saranno proiettati sul grande schermo.

Il festival, tramite proiezioni, incontri, ospiti, concerti e mostre fotografiche inedite, farà riemergere la memoria di un luogo – la città di Fano – che ha profondamente ispirato Fellini,  “un artigiano che non ha niente da dire, ma sa come dirlo“.

E’ proprio attraverso questa retrospettiva, la quale avrà luogo alla Rocca Malatestiana di Fano dal 4 al 9 agosto, che si fornirà il pretesto per riflettere non solo su uno dei maggiori registi della storia cinematografica italiana, ma anche sul rapporto, l’evoluzione e la fortuna che l’immaginario felliniano ha avuto nel cinema italiano di oggi.

FanoFellini, un evento per riscoprire e rivivere le emozioni del cinema di Fellini tra sogno e realtà.

Di seguito, l’intervista a Dario Bonazelli, organizzatore del festival.

Perché quest’esigenza di dedicare un intero festival a Federico Fellini?

Il 2020 è l’anno della celebrazione dei cento anni dalla nascita di Federico Fellini e questa manifestazione rientra nell’ambito delle celebrazioni “Fellini100” promosse dal ministero per i beni e le attività culturali. In quest’occasione Agnese Giacomoni, docente al liceo Nolfi di Fano ed ex ricercatrice universitaria, ha avuto l’idea di scrivere il libro “FanoFellini” che presenteremo domani pomeriggio alle 19 alla rocca malatestiana per raccontare i legami che ci sono stati tra Federico Fellini e la nostra città. Non c’è nessuna pretesa di paternità, ma semplicemente uno dei pretesti del festival è quello di raccontare cosa dell’immaginario felliniano corrisponde all’identità della nostra città, oltre ai vari punti di contatto che sono contenuti nel libro per testimoniare e documentare e nel festival per dare l’occasione di far conoscere i film di Fellini a tutte le generazioni.

Cos’è che lega maggiormente il regista alla città di Fano?

Ci sono alcuni punti di contatto interessanti. Innanzitutto Fellini raccontava di aver frequentato il collegio Sant’Arcangelo che si trova lungo il corso di Fano. La realtà dei fatti è che quel collegio lo aveva frequentato il fratello Riccardo per un anno e c’è anche la sua iscrizione al collegio firmata dal padre, quindi era l’opera di racconto, di una mistificazione e trasfigurazione del raccontare storie ai giornalisti e alle persone ad opera di Fellini. Per cui il regista trasfigurava la realtà per trasformarla secondo la sua fantasia, questo è un punto di contatto a cui ha pensato Agnese nel suo libro. In un’altra intervista, Fellini dichiara di essersi ispirato ai “vitelloni” di Fano e ai “vitelloni” di Urbino. “I vitelloni” è un film che avrebbe dovuto girare a Fano. Le fonti dicono che a quel tempo, la città di Fano non accolse di buon grado la richiesta di girare il film perché non era un contenuto che rispettava i valori della città. Un altro legame interessante è un film mai realizzato, “Viaggio con Anita”, dove Sophia Loren avrebbe dovuto interpretare Anita che era la fidanzata del protagonista principale Gregory Peck. Trattava di un viaggio da Roma a Fano in cui il protagonista andava a trovare il padre malato. Questo film non fu finanziato e girato, venne girato poi da Monicelli che cambiò la destinazione del viaggio.

Oltre ad una ricca programmazione, il festival ospiterà anche un’interessante mostra fotografica dedicata al regista.

Ci sono due mostre fotografiche. Una di queste vanta cinquanta foto inedite dell’archivio del centro sperimentale cinematografico di Roma già visibili alla rocca malatestiana. L’altra è dedicata a scatti e  ritratti di giornale, una ricerca archivistica compiuta dall’archivio della biblioteca Federiciana e della mediateca Montanari dal titolo “Album dei sogni: viaggio per immagini nella memoria felliniana”.

Questa retrospettiva felliniana potrebbe ridare spazio al cinema verità che aveva trovato terreno fertile nell’Italia del dopo guerra. Pensi che il cinema italiano di oggi abbia perso di vista lo scopo per il quale era nato, cioè raccontare la verità attraverso delle figure topiche?

Credo di no, può esserci un’indole nei registi italiani che è quella di raccontare l’Italia. La lente di ingrandimento sotto la quale si racconta l’Italia prende sicuramente spunto dal neorealismo e dalla commedia all’italiana, ovvero le due correnti che hanno portato il cinema italiano in tutto il mondo. Quello di Fellini è un realismo magico, le operazioni che faceva erano quelle di raccontare storie e favole, spesso raccontando la verità, trasfigurandola e presentandola sotto altre forme. Oggi il cinema italiano è sicuramente in buona salute, c’è una produzione molto attiva. Da un anno a questa parte c’è una buona concentrazione di investimenti a favore di nuovi autori. Ci sono registi che si rifanno indubbiamente alla tradizione passata. Tra la ricerca documentaristica e narrativa ci sono certamente degli influssi dal passato, ma siamo ancora lontani dall’avere una corrente e un movimento che possa riportare il cinema italiano in auge come fece il neorealismo di Fellini e il cinema del dopo guerra.

Come credi che sia evoluta la narrazione cinematografica da Fellini ad oggi?

Se negli anni del neorealismo e della commedia all’italiana fino agli anni ’60/’70 c’era una comunione di intenti, ovvero gruppi di registi identificabili in delle correnti, oggi il cinema italiano vive più di casi isolati tra cui Sorrentino con “La grande bellezza” e Matteo Garrone, le due punte di diamante del cinema italiano di oggi insieme a Luca Guadagnino. Ci sono tanti nuovi registi emergenti che si stanno facendo conoscere in tutto il mondo. Potrei citare Jonas Carpignano, Pietro Marcello, Gianfranco Rosi, per rimanere nel tema del realismo. Il cinema italiano di oggi sicuramente sta vivendo una buona stagione.

A livello narrativo e di influenze culturali cinematografiche si vive e si vivrà sempre sotto questi grandi esempi del passato.

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Attualità

La rivoluzione estetica di Coco Chanel diventa una mostra

Sophia Melfi

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Dal 1 ottobre al 14 marzo sarà inaugurata al Palais Galliera di Parigi la prima mostra dedicata all’esteta della moda francese per antonomasia: Coco Chanel.

“Gabrielle Chanel, manifesto di moda” sarà il titolo della retrospettiva dedicata all’iconica stilista francese in cui saranno esposti abiti, documenti e immagini in un percorso espositivo cronologico e tematico. Il primo, diviso in dieci tappe, inizia con l’esposizione dei primi lavori dell’artista come la celebre marinière in jersey del 1916, evolvendosi poi nei “petites robes noires”, gli abiti neri portatori sani di eleganza, nei modelli degli Années folles fino ai sogni di tessuto degli anni Trenta.

Oltre ai capi, un’intera sala sarà dedicata alla fragranza Chanel  N°5, realizzata nel 1921.

La seconda parte della mostra sarà invece dedicata ai dress code messi a punto da Coco Chanel, dai tailleur in tweed alle scarpe bicolore, dalla borsa matelassé, alla palette dei colori Chanel, dal nero, beige, bianco, rosso fino ai gioielli simbolo come le catene, le croci e le camelie.

Un’imperdibile esposizione per celebrare l’eleganza e la sobrietà dell’iconico e lungimirante stile di Coco Chanel.

“Amo il lusso. Esso non giace nella ricchezza e nel fasto ma nell’assenza della volgarità. La volgarità è la più brutta parola della nostra lingua. Rimango in gioco per combatterla”

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