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Trentasette anni di thrash metal con “Show No Mercy” degli Slayer

Era nato il filone più feroce del thrash metal

Luigi Macera Mascitelli

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Se “Kill ‘Em All” dei Metallica è il fondatore del thrash metal, “Show No Mercy” degli Slayer è il cugino cattivo dal quale tua madre ti raccomanda di stare alla larga.

3 dicembre 1983 , Los Angeles, in quel lembo di terra conosciuto come Bay Area. Tra surfisti, spiagge incontaminate, sole e belle ragazze, qualcosa di oscuro, maligno e sulfureo iniziava sgorgare dai meandri più bui della Terra. Quell’aura che segnerà a fuoco con il suo infernale marchio la storia della musica aveva un nome, “Show No Mercy”: primo album degli Slayer, ad oggi la band che, assieme a “Kill ‘Em All” dei Metallica, ha dato vita al thrash metal.

I quattro kids vennero notati in un locale qualche mese prima dal fondatore dell’allora neonata Metal Blade Records, Brian Slagel. Questi rimase piacevolmente colpito dalla performance degli sbarbatelli Tom Araya, Kerry King, Jeff Hanneman e Dave Lombardo. In particolare, ciò che suscitò ammirazione fu la violenza e la velocità della musica che la band proponeva. Un heavy metal pesantemente influenzato dall’oscurità di Venom e Mercyful Fate e dall’energia martellante di Judas Priest e Iron Maiden.

Con un background di questa portata, i neonati Slayer non potevano non avere la loro occasione. Considerando soprattutto che qualche mese prima i colleghi Metallica pubblicarono il debutto “Kill ‘Em All”, molto simile nell’approccio ma meno oscuro, frenetico e tetro. Insomma, era nato il filone più feroce del thrash metal e con esso tutto quel percorso che porterà, anni dopo, all’avvento dei due generi più estremi della musica: il death e il black metal.

“Show No Mercy” venne completamente finanziato dal vocalist e bassista Tom Araya e dal chitarrista Kerry King. Al suo interno si trovano tracce tutt’ora considerate delle perle, come Black Magic, l’omonima Show No Mercy e la micidiale The Antichrist. Con una produzione ancora acerba ed un sound sulfureo, l’album introdusse i temi principali che gli Slayer da sempre trattano: satanismo, guerra (soprattutto il secondo conflitto mondiale), violenza e nazionalsocialismo. Del resto la stessa copertina non lasciava certo spazio ad interpretazioni.

Nonostante le numerose accuse di veicolare messaggi negativi e di fare propaganda satanista e nazista, la band ha sempre preso le distanze da simili illazioni. Anzi, in un’intervista nel 2002 il cantante Tom ha così dichiarato in merito:

“Non ce ne fregava niente di quanta gente ci fosse ai nostri show, non ci interessava quanti pensavano che facevamo schifo. Volevamo essere la faccia cattiva di tutto quello che ci circondava, volevamo essere quelli brutti e cattivi in contrapposizione a quelli che giravano con le belle macchine e le belle ragazze. Ecco perché abbiamo sempre giocato la parte di quelli incazzati che fanno musica oscura e satanista! “

25 anni, laureato in “Filosofia e Teoria dei Processi Comunicativi” presso l’Università degli Studi dell’Aquila. Metallaro da quando ha memoria. La chitarra elettrica e il Death metal sono i suoi migliori amici. Appassionato di fitness, sport, videogames, musica e lettura (fantasy e opere filosofiche soprattutto). Speranzoso di trovare, un giorno, il suo posto nel mondo. Nel frattempo “Run! Live to fly! Fly to live! Do or die!”

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Sanremo, la Rai cerca con urgenza coppie di figuranti per riempire la platea dell’Ariston

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In vista di Sanremo, la Rai è alla ricerca, con urgenza, di coppie di figuranti conviventi, disponibili per le cinque serate in diretta dal Teatro Ariston del 71esimo festival: una notizia che conferma l’intenzione nei giorni scorsi di procedere con il Festival dal 2 al 6 marzo, con pubblico ridotto e composto, appunto, da figuranti.

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Nell’avviso circolato si segnala che l’impegno è previsto dal 2 al 6 marzo 2021: “È fondamentale avere il requisito di convivente – viene precisato – che permetterà di occupare due poltrone ravvicinate, distanziate dalle altre almeno di un metro. Sarà richiesta un’autodichiarazione di convivenza e inoltre sarà richiesto un tampone (rimborsato da Rai) nei giorni precedenti la prima convocazione”.

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Di Cioccio-Campanelli: atmosfere in stile Kraftwerk per il nuovo “Zaumberspiegel”

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“Zauberspiegel” è il primo singolo firmato dal duo Di Cioccio/Campanelli. La musica digitale che incontro gli strumenti elettronici analogici, così potremmo definire i lavori firmati dai due musicisti. Gli artisti, prendendo a piene mani dalla lezione dei Kraftwerk, ripropongono una musica fatta di elettronica 80’stechno e industrial.

“Zauberspiegel” è il primo singolo di questa loro nuova avventura musicale insieme, dopo la militanza di entrambi all’interno dei Le Borg: «“Zauberspiegel” è romantica e rievocativa di un’era analogica che appariva foriera di conquiste. Per il titolo abbiamo quindi pensato al nome di un antico televisore, quelli in bianco e nero, enormi, da salotto. Nella parte centrale del brano abbiamo scelto suoni che richiamassero impulsi ed ingranaggi, sovrapponendoli ad un tappeto di basso molto marcato, per sintetizzare l’evolversi dinamico del progresso».

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In uscita per Aventino Music, il brano è stato interamente registrato dai due presso lo studio di Paolo Di Cioccio: «“Zauberspiegel”, come tutto l’album da cui è tratta, è stata registrata presso la nostra “caverna del suono”, ovvero lo studio privato di Paolo Di Cioccio, con componentistica e strumenti digitali. Unici strumenti analogici, i sintetizzatori Doepfer, utilizzati per creare effetti e rumoristica in generale. Il nostro lavoro iniziale è stato poi raffinato ed impreziosito presso gli studi della Aventino Music, con una non comune ed immediata sintonia».

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“Zauberspiegel” è il primo estratto da “The Last Odyssey”, album dedicato alla memoria di Florian Schneider dei Kraftwerk, in uscita il 3 febbraio: «“The Last Odyssey” è dedicato alla memoria di Florian Schneider e dei suoi Kraftwerk. Abbiamo provato a ricreare quegli stati d’animo dell’elettronica strumentale anni ‘80, cercando una visione moderna del lascito artistico del compianto compositore. Abbiamo così trovato sonorità che fossero contemporaneamente rievocative di quegli anni e, nello stesso, tempo richiamassero qualche eco della prima techno. Di fondo, il nostro lavoro vuole essere ispirato alla gradevolezza dell’ascolto, nel richiamo della tecnologia analogica. Proprio in questa prospettiva ci siamo ispirati ai vecchi 45 giri per la durata dei brani, tutti attorno ai tre minuti».

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Energia e groove, “Beyond Thuderdome” è il nuovo singolo dei Death of a Legend

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Dopo il successo del primo singolo Faceman, che ha superato i 27k streams in poco più di un mese dalla sua uscita, i Death of a Legend sono pronti a farvi ascoltare Beyond Thunderdome. Il brano è un concentrato di energia e ironia, marchio distintivo della band.

Trippy, il cantante, dichiara: “nessuna città morta che tace in una terra desolata radioattiva e nessuna muscle-car corazzata piena di punte e motoseghe. Ci hanno detto che la cosa più preziosa rimasta era il carburante e si sbagliavano. Poi ci hanno detto che la cosa più preziosa rimasta era l’acqua e di nuovo si sono sbagliati. Tutto sbagliato. È carta igienica… ed è finita”.

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Beyond Thunderdome è la prima canzone su cui abbiamo lavorato insieme all’inizio del 2020. La formazione non era completa e stavamo ancora cercando di trovare il nostro modo di fare le cose, quindi la prima versione sembrava più una traccia thrash metal. All’inizio, è stato difficile dare a tutto un senso, ma dopo… fanculo, ci siamo lasciati andare, non l’abbiamo più fatto e tutto è fluito naturalmente. Enjoy”.

Death of a Legend, band rock’n’roll formata da membri della scena hardcore punk milanese, schierano: Trippy alla voce, Mark alle chitarre, Zane al basso e Don Malasorte alla batteria. Lo stile della band mescola le iconici beat del rocker blues Danko Jones, sfaccettature grezze di band come Maylene and the sons of Disaster e The Bronx ed un groove tipico dei primi Volbeat.

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