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“To be or not to be a genious”

redazione

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di Giuseppe Tomei * – “Shakespeare era un genio!”

Una delle frasi più abusate nel mondo della cultura e dello spettacolo da secoli a questa parte, anche da chi le opere del bardo nato e morto a Stratford-upon-Avon non le ha mai lette o, peggio ancora!, non ha mai assistito a un loro degna rappresentazione a teatro.

Questo il destino di una delle più grandi personalità della letteratura di ogni tempo e di ogni paese nonché, ad uno sguardo storico più ravvicinato,  uno degli esponenti principali del rinascimento inglese.

Un genio a priori.

Trentotto opere teatrali da lui composte nell’arco della sua fulgida carriera, drammi storici, commedie e tragedie che nel corso di 500 anni hanno influenzato scrittori, poeti, registi, musicisti e attori di ogni corrente, di ogni estrazione.

Perché?

Si può scegliere una delle tante storie create dalla sua prolifica penna per cercare di capire il senso di innovazione e stupore che la sua opera ha portato nel mondo dello spettacolo e della cultura?

A mio modestissimo avviso, sì.

Provate a chiedervi: “quanti Danesi famosi nel mondo e nel tempo sono annoverabili nelle cronache e nelle antologie moderne?”

Così a braccio viene subito alla mente Hans Christian Andersen. scrittore e poeta, Lars Ulrich. musicista e batterista dei Metallica, Soren Kierkegaard, filosofo, Lars von Trier, regista…

Ma su nessuno di loro, cittadini illustri in carne e ossa, sono mai stati versati tanti fiumi di inchiostro se paragonati ad Amleto, uno dei pochi personaggi letterari che vivono anche al di fuori del testo, al di fuori del teatro.

Il suo nome dice qualcosa anche a chi non ha mai visto, non ha mai letto niente di Shakespeare.

Questo perché di Amleto (e non solo di Amleto nella produzione Shakesperiana) si può fare cronaca storica ma anche grande romanzo giallo oppure dramma esistenziale e filosofico.

Nel castello di Elsinor come nella vita e negli umani accadimenti la grande protagonista è la paura, la paura che corrode tutto: rapporti, amori, amicizie.

Amleto è un giovane uomo dalla mente tormentata e brillante che finge di esser pazzo per scoprire la verità rivelatagli da uno spettro!

Un plot micidiale, originale, evocativo, esplosivo.

Amleto è filosofia, morale, psicologia.

Si tratta di un grande dramma, forse il più grande.

Sulla scena gli uomini lottano, cospirano, si uccidono, commettono delitti per amore e per amore impazziscono.

Rivelano al lettore, allo spettatore, verità scomode e sconvolgenti sulla vita, sulla morte, sul destino umano.

Difendono il potere e al potere si ribellano.

Ma tutto ciò è vano come nella vita reale.

Dinanzi all’ineluttabilità del meccanismo della Storia, alla fine, a cose fatte, dopo il massacro generale è il giovane Fortebraccio, personaggio appena accennato fino ad allora, comparso in una sola fugace scena, il cui padre è stato ucciso in duello dal padre di Amleto, ad annunciare: “Portate via questi cadaveri, adesso il vostro Re sono io!”

Perchè la Storia, come il Teatro, come la Letteratura non si ferma, non ha pietà di chi è caduto.

Amleto è geniale poiché Amleto stesso è un genio, pur nutrendo uno spirito bramoso di vita e significati considera la vita come una partita a scacchi persa ancor prima di iniziare a giocare, vuole uscire dallo schema del gioco ma si piega alle sue regole, è un esistenzialista e un ribelle, “la morte trasforma la vita in destino”, gli fa dire Shakespeare e in questa frase si eterna e si consacra il genio della sua scrittura.

* autore e operatore culturale

Giuseppe Tomei

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Sabrina Cardone racconta Pratolini

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“Tutto vale per rivelarci un uomo: come reagisce a una sciagura, come abborda una prostituta”.

vasco pratolini, cronaca familiare

Indicato come pioniere della corrente neorealista, Vasco Pratolini è sicuramente uno degli autori di rilievo del secolo scorso. Nacque nel 1913 a Firenze, nel quartiere popolare di via de’ Magazzini, da una famiglia operaia, rimanendo orfano della madre a cinque anni nel 1918. La partenza del padre per la guerra lo costrinse a vivere dai nonni.

Dai dodici ai diciotto anni, dopo la morte del nonno, fu costretto ad interrompere gli studi a causa di gravi problemi economici, che lo costrinsero ad esercitare fino al 1931 i mestieri più disparati per sopravvivere: garzone di bottega, venditore ambulante, barista, non trascurando mai il suo grande amore per i libri. Lesse Dante e Alessandro Manzoni, poi Jack London, Charles Dickens, Mario Pratesi, Federigo Tozzi, e crebbe in un ambiente letterario fiorentino.

La mia fortuna è che non sono stato un autodidatta confusionario, non ho mai letto male […] Ma io mi sentivo uno non addetto ai lavori, anche se, negli intervalli che mi concedeva la fabbrica, scrivevo raccontini […]“. Pratolini aveva il desiderio di raccontare. E incontrò chi volle credere in lui”.

Le opere che consegnano al concesso letterario (Il tappeto verde, Le amiche, Il Quartiere, fino a Cronaca familiare, Cronache di poveri amanti, Le ragazze di San Frediano) arrivano negli anni Quaranta. Sono libri animati da uno sguardo d’amore, da legami affettivi con la propria gente; da un dolore privato — come la scomparsa del fratello, in Cronaca familiare — a un dolore collettivo e, soprattutto, a una minaccia del male incombente, secondo una visione della vita che spesso mette in luce un’ingiustizia da riscattare in nome del bene e una liberazione dal male nel mondo. Cronache di strada, di vita reale inquadrata dalle prospettive assortite dei personaggi.

Ricordiamo anche la trilogia “Una storia italiana”, di cui fanno parte Metello, Lo Scialo e Allegoria e derisione.

Opere principali

Il tappeto verde (1941)
Via de’ magazzini (1941)
Le amiche (1943)
Il quartiere (1944)
Cronaca familiare (1947)
Cronache di poveri amanti (1947)
Un eroe del nostro tempo (1949)
Le ragazze di San Frediano (1949)
La domenica della povera gente (1952)
Lungo viaggio di Natale (1954)
Metello (1955)
Diario sentimentale (1956)
Lo scialo (1960)
La costanza della ragione (1963)
Allegoria e derisione (1966)
La mia città ha trent’anni (1967)
Il mannello di Natascia (1985)

IL VIDEO-RITRATTO DI SABRINA CARDONE

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Due anni di presente-mente suoni e immagini contro lo stigma verso chi soffre disturbi psichici

Fabio Iuliano

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Due anni fa, in occasione del quarantesimo anniversario della legge Basaglia, nasceva presente-mente, la piattaforma libera sulla salute mentale ideata da Stefano Ratini. 

Un contenitore che ha dato voce a persone che, soffrendo di un disagio mentale, hanno dimostrato una sensibilità fuori dal comune; uno per tutti il racconto “Nel sogno di Celestino” di Maurizio Pietropaoli.

Il sito ha pubblicato testi e video in cui il tema del disagio mentale si sublima in arte, come i contributi di Giuseppe Tomei sulla follia. Un lavoro nella direzione di quello che raccontano canzoni come “Shine on You crazy diamond”.

L’arte è un modo per affrontare lo stigma sulla malattia mentale sempre nel segno degli insegnamenti di Basaglia, il quale diceva: “visto da vicino nessuno è normale”. Lo slogan del blog, preso in prestito da George Orwell, è “la realtà esiste nella mente umana e non altrove“.

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Sabrina Cardone racconta Pavese

Fabio Iuliano

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Scrittore, poeta, traduttore e critico letterario italiano. Vincitore del Premio Strega nel 1950 per “La bella estate”, Pavese è uno degli autori più sorprendenti della letteratura italiana. Anche se, al giorno d’oggi è poco letto, merita davvero di essere riscoperto per via della sua scrittura profonda e delle sue opere, tra le poche realmente in grado di interpretare il ‘900.

Tra racconti, romanzi, poesie, traduzioni, lettere e diari, Cesare Pavese è stato uno scrittore particolarmente prolifico. Qui di seguito segnaliamo le opere più importanti.

La bella estate
Dialoghi con Leucò
Tre donne sole
Lotte di giovani e altri racconti 1925-1939
La collana viola. Lettere 1945-1950
Letteratura americana e altri saggi
Il mestiere di vivere (1935-1950)
Dal carcere
Il compagno
La casa in collina
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Poesie del disamore
Prima che il gallo canti
La spiaggia
Paesi tuoi
Feria d’agosto
Vita attraverso le lettere
Lavorare stanca
La luna e i falò
Il diavolo sulle colline

La voce della professoressa Sabrina Cardone ripercorre le tappe principali della sua carriera e del suo pensiero pensiero che egli trasmette nelle sue opere. Introverso, tendente alla depressione e al suicidio (poi tragicamente attuato), Pavese è affetto da quella che egli stesso definisce “paura di esistere”. Ma, nonostante questo, i suoi scritti sono carichi di vita.

LINK AL VIDEORITRATTO

La professoressa Sabrina Cardone

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