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Musica

L’essenza di Palermo raccontata da The Vito Movement: la musica come forma di riscatto sociale

Intervistati dal magazine The Walk Of Fame, il collettivo siciliano The Vito Movement ci parla di come le difficoltà e le bellezze nascoste di Palermo siano fonte di riscatto e opportunità

Federico Falcone

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Benvenuti su The Walk Of Fame. Da pochi giorni è uscito “From Palermo”, vostro primo singolo. Volete descriverlo ai nostri lettori?

Solo il nome spinge alla lettura, all’ascolto: The Walk Of Fame grazie per averci interpellato sulle questioni palermitane. Noi mettiamo tutto dentro, culture, tradizioni, tutto quello che può servire a fare musica senza regole precise ma solo con la voglia di far saltare, a prescindere dal colore. “From Palermo” è una canzone che fotografa certamente un mondo underground che spesso non si vede con la luce del sole, è un percorso tra le vie del centro storico della città che si estende dalla Kalsa alla Vucciria sprigionando tutta l’atmosfera della movida in un colpo solo. Ed è proprio grazie a serate del genere, al gin e ai fumi dell’alcool che vengono fuori slang e filastrocche volgari, piene di ironia e metafore, dove la parolaccia è quasi uno sfogo, alternativa allo psicologo. Andamento Folk quello iniziale, tutto parte dalle nostre tradizioni, utilizziamo l’inglese solo per arricchire i nostri testi e cercare di far capire ai turisti e al nostro popolo che la diversità è ricchezza come nella vita, uguale nella musica.

La vostra musica nasce dall’underground, da quella Palermo di strada che spesso è nascosta agli occhi dei turisti e di chi non la vive. In che maniere tutto ciò si riflette sui vostri testi?

I turisti qui vengono per il mare, per il sole, per il cibo e le persone. Sicuramente molti ci conoscono anche per altre questioni, ma per chi gira il mondo e conosce Palermo, sa bene che si parla di qualcosa che è ormai un vecchio ricordo, non la nomino per non dargli troppa importanza. Qui tutti, anche se coscienti della nostra storia, abbiamo voglia di rifarci, di cambiare verso, e tanti pur di riuscirci se ne vanno all’estero. “From Palermo” è un modo di presentarci, scriviamo tante musiche e testi poetici ma a volte gli stessi non riescono a catturare l’attenzione di un pubblico che ha bisogno di essere colpito in faccia, tipo da un proiettile come questo. 

La Sicilia è una terra meravigliosa, ricca di storia, cultura e sfumature sociali. La musica può mettere in risalto questi dettagli? E’ una via di fuga o un’opportunità?

Nessuno vorrebbe mai scappare da un luogo così ricco di vita, è come andare via da Rio De Janeiro, tu te ne andresti mai da un paradiso del genere? La Sicilia è un luogo franco, per noi e per chi ci viene a trovare, infatti nei nostri testi di rado emerge la voglia di fuggire. La musica è la nostra opportunità di rivalsa, un buon motivo per cui rimanere. A Londra per andare a mare ci impieghi un ora e mezza e un paio di treni mentre qui in dieci minuti a piedi e sei a Mondello, non c’è manco da pensarci.

Il vostro sound è composto da svariate influenze. Quali sono gli artisti e le band che hanno segnato il vostro percorso artistico?

Il nostro collettivo fa musica senza regole, da noi non c’è un genere ma un mix un sacco di musica, la base di tutto è la tradizione, io ad esempio discendo da una famiglia d’Arte di musica popolare ed è da nove generazioni che continuiamo questa tradizione. Ed è forse stata l’influenza delle due Sicilia di Pino Daniele, il funky dei Jamiroquai, il rock degli Arctic Monkeys, persino il beat di Fisher. Per chi ascolta musica e la ama, sa che quelli che ho nominato sono generi o artisti tutt’altro che simili.

Cambiando discorso, quale è lo stato di salute della scena musicale palermitana?

“Scoppia letteralmente di salute”  una scena musicale ricca di diversità ,come quella che ti aspetteresti da una città come Palermo si spazia dall’ electro-soul  dei “The Heron Temple”, alla splendida  voce  de “La Rappresentante Di Lista “al vulcanico “woodrock” dei Tamuna, ancora  Di Martino, Carnesi ,e questo per citarne alcuni per non dire quanti giovani mostrano ogni notte tra i vicoli del centro storico un IT-POP misto ad una TRAP  underground incredibile.

Chiunque abbia suonato nel sud Italia ha sempre dichiarato di essere rimasto colpito dal calore e dalla passione del pubblico presente. Questo è sufficiente a compensare il divario con il centro-nord? 

Sinceramente penso che sia solo un problema di organizzazione ,al sud servono dei programmi chiari da seguire per quanto riguarda il settore artistico-culturale, il pubblico come dici ha sete di eventi da affollare da noi …la passione quella non manca mai.

Quali sono i progetti per il futuro?

Come diceva Steve Jobs oggi nessuno inventa nulla, vince chi riesce a mettere insieme due cose apparentemente diverse e farle funzionare insieme, stiamo cercando di mettere insieme musica -moda-cultura, e perché no anche business questo è il nostro sogno.

Grazie per la disponibilità. A voi le ultime parole famose per salutare i lettori di The Walk Of Fame

Ogni volta che un bambino non sogna una fata muore. 

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Enrico Ruggeri pubblica “L’America (Canzone per Chico Forti)”

Redazione

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Da oggi, martedì 19 gennaio, è in radio e disponibile in digitale “L’America (Canzone per Chico Forti)”, il nuovo intenso brano di Enrico Ruggeri (Anyway Music / Believe Digital), dedicato alla vicenda che da 20 anni tiene in sospeso la vita di un uomo. Chico Forti, velista e produttore tv, è stato incarcerato negli Stati Uniti nel 2000, condannato all’ergastolo per un omicidio di cui si è sempre dichiarato innocente. Il 23 dicembre 2020 è stata accolta l’istanza che permetterebbe a Chico Forti di tornare in Italia, ma attualmente è ancora detenuto al Dade Correctional Institution in Florida.

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Proprio questi ultimi sviluppi hanno spinto Enrico Ruggeri a tirare fuori dal cassetto questa canzone e a incontrare Gianni Forti, lo zio di Chico, la persona che in questi 20 anni si è battuto per riportare in Italia il nipote. Grazie allo zio, il cantautore ha conosciuto altre persone straordinarie che si sono dedicate a questa vicenda come il fumettista Chiod (Massimo Chiodelli) e il documentarista Thomas Salme. Insieme hanno realizzato il video del nuovo brano chesi avvale delle illustrazioni tratte dal libro “Una dannata commedia” di Massimo “Chiod” Chiodelli. Fotografia e montaggio di Thomas Salme.

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“L’America (Canzone per Chico Forti)” è un brano diretto, che testimonia l’urgenza creativa e la sensibilità che hanno contraddistinto Enrico Ruggeri in questi oltre 40 anni di carriera. L’ultimo romanzo di Enrico Ruggeri “Un gioco da ragazzi” (La Nave di Teseo), è da poco nelle librerie: in una grande, intensa, storia di famiglia, racconta la nostra meglio gioventù che scopre i suoi lati più oscuri, tra politica, musica, amori furiosi e una passione che non si spegne fino all’ultima pagina.

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Sanremo 2021, date confermate ma restano tanti interrogativi

Redazione

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Il Festival di Sanremo 2021 si svolgerà dal 2 al 6 marzo. La Rai conferma le date, spiegando che si lavora perché il pubblico possa essere in presenza all’Ariston. La conferma – spiega una nota di viale Mazzini – è arrivata al termine di una riunione tra i vertici Rai delle strutture coinvolte nell’organizzazione della kermesse e il direttore artistico Amadeus, alla presenza dell’amministratore delegato Fabrizio Salini. Restano però molti interrogativi.

Tra i temi affrontati nel corso dell’incontro, “il protocollo sanitario e organizzativo che sarà a breve sottoposto alle autorità competenti in modo da poter prevedere una presenza del pubblico nella platea del Teatro Ariston”. Sembra tramontare, però, l’ipotesi di una nave come ‘bolla’ per accogliere gli spettatori da portare poi in teatro ogni sera, mentre per la sala stampa l’orientamento sarebbe quello di una drastica riduzione del plotone degli accreditati: tutti nodi che saranno sciolti all’interno di un apposito protocollo, al quale lavora l’azienda, da sottoporre alle autorità competenti.

Il “festival della rinascita”, come Amadeus lo ha definito a più riprese, deve infatti fare i conti con la seconda ondata della pandemia e con le restrizioni anti Covid del nuovo Dpcm, valide fino al 5 marzo, nel pieno della settimana sanremese. Non a caso tra i temi della riunione di vertice alla quale hanno partecipato oggi l’organizzazione, lo stesso direttore e conduttore artistico e l’ad di Viale Mazzini Salini, c’è il protocollo sanitario e organizzativo che dovrà essere validato. Per domani, a quanto si apprende, sono previsti sopralluoghi in città per la definizione degli spazi compatibili con le norme anti contagio e una riunione con la questura per valutare tutti gli aspetti relativi alla sicurezza.

Non si esclude che almeno una parte del pubblico possa essere rappresentata dagli operatori sanitari, già vaccinati, anche in segno di omaggio a chi in questi mesi drammatici è stato in prima linea nella battaglia contro il virus. Quanto alla presenza dei giornalisti, potrebbero essere tra 70 e 80 gli accreditati, in rappresentanza dei diversi media, selezionati in base a criteri in via di definizione.

Ad esprimere preoccupazioni sull’organizzazione del Festival di Sanremo, sono stati oggi i discografici, nelle parole del ceo di Fimi Enzo Mazza, che ha suggerito la realizzazione di “un evento sostanzialmente televisivo, limitato alla pura esibizione degli artisti e senza altre attività collaterali che possono fare esplodere i contagi, e con un protocollo concordato con il Comitato tecnico scientifico e trasmesso a tutti gli operatori”.

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“Finora – ha argomentato Mazza – si è parlato soprattutto del contorno, delle preoccupazioni per ristoranti, commercianti, per il palco in piazza Colombo. Oppure si è parlato del pubblico e della nave come ipotesi per garantirne la sicurezza o dell’organizzazione della sala stampa. Ma il Festival di Sanremo è fatto di tanti elementi, a partire dagli artisti in gara che dagli hotel devono essere portati all’Ariston per le prove e per le esibizioni, con regole molto precise per ridurre al minimo i rischi. Per quanto riguarda ciò che accade all’esterno, le regole ci sono e sono quelle previste dal nuovo decreto: se i concerti non si possono tenere, se i ristoranti sono chiusi, non capisco di che cosa stiamo parlando. Quelle disposizioni valgono per tutta Italia e quindi anche per Sanremo”.

Per l’industria musicale, l’importante è anche fare presto: “Servono regole precise perché tutto va organizzato, a partire dalle uscite dei dischi”. Tra i temi affrontati nel corso dell’incontro, “il Protocollo sanitario e organizzativo che sarà a breve sottoposto alle autorità competenti in modo da poter prevedere una presenza del pubblico nella platea del Teatro Ariston”.

Nei prossimi giorni saranno anche annunciati le persone che saliranno sul palco assieme ad Amadeus: si attende solo l’ufficialità per Elodie, Achille Lauro e Ibrahimovic.

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Janis Joplin, cinque tracce dell’icona rock che hanno segnato un’epoca

Una breve carriera, stroncata a 27 anni ma caratterizzata da una voce graffiante, arrabbiata, travolgente e piena di tutta l’anima del blues rock

Luigi Macera Mascitelli

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Gli anni ’60: un periodo di grandi trasformazioni politiche, economiche e generazionali. L’epoca dei Beatles, di Jimi Hendrix, di Jim Morrison e dei The Doors, della rivoluzione hippie… Il grande dito medio in faccia ad una società fin troppo bigotta e borghese, con tutti i suoi schemi prestabiliti e confezionati. Un calderone in cui forze contrastanti diedero vita ad un’epoca in cui la musica divenne portavoce della nuova generazione. É in questo contesto che vide la luce la voce del soul e del blues rock: Janis Joplin.

Nata in quel lontano 19 gennaio 1943 e cresciuta ribelle sin da quando era in fasce. Destinata ad essere parte integrante di quel turbolento periodo. Soprattutto per essere stata una delle poche nel mondo della musica ad aver mandato a quel paese lo stereotipo femminile dell’epoca che vedeva la donna subordinata e relegata in casa ad accudire i figli. Ecco, il dito medio di cui parlavo prima.

Una breve carriera, stroncata a 27 anni ma caratterizzata da una voce graffiante, arrabbiata, travolgente e piena di tutta l’anima del blues rock. Oggi Janis Joplin avrebbe spento 78 candeline e per ricordarla non potevamo non riproporre una lista delle 5 tracce che l’hanno marchiata a fuoco nella storia della musica. Ovviamente senza ordine di importanza e a carattere soggettivo. Buona lettura e buon ascolto!

Maybe (1969)

Tratta da I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama!, il primo album solista della Joplin. Una delle migliori performance canore nella quale la voce dall’artista si scioglie all’interno della melodia, per poi graffiare e di nuovo mescolarsi. La traccia è un continuo ossimoro in cui il blues e il soul si incontrano, mentre le orchestrazioni jazz in sottofondo regalano un mood vibrante e profondo.

Me and Bobby McGee (1970)

Inizialmente scritta dal cantante country Kris Kristofferson ed intitolata Me and Bobbie McGee, poiché dedicata ad una donna. La Joplin la incise nuovamente nel 1970, pochi giorni prima della morte, cambiando il nome in Bobby e riadattando alcune parti del testo. La traccia venne poi inserita in Pearl, l’ultimo album della cantante, pubblicato postumo nel 1971. Il brano scalò le classifiche americane e mondiali, e mostrò una Janis in versione country pressoché sbalorditiva, al pari di Johnny Cash.

Cry Baby (1970)

Anch’essa estratta dall’album Pearl. Il brano racconta del dolore di una donna lasciata dal suo uomo, di cui lei è ancora follemente innamorata. La Joplin interpreta questo sentimento con un pathos senza eguali, quasi urlando dalla disperazione, per poi chiudersi in quello che sembra un pianto. La bellezza struggente del testo si fonde con una performance da brividi che fa scendere le lacrime. Inutile dire che questa sia una delle migliori prove canore mai affrontate dall’artista.

Summertime (1968)

Il brano venne scritto nel 1935 da George Gershwin. Esistono diverse cover famosissime dello stesso, tra cui quella della Joplin. La registrò quando ella ancora militava nei Big Brother & The Holding Company e subito divenne un simbolo della scena hippie. Janis si ispirò quasi sicuramente alla versione del 1936 di Billie Holiday, storica cantante jazz e blues. In questa ninna nanna la Joplin è sensuale, dolce ma allo stesso tempo fedele al suo mood irriverente, rabbioso e ruvido.

Piece Of My Heart (1968)

Quando pensiamo a Janis Joplin, automaticamente Piece Of My Heart è il primo brano che viene in mente. In questa versione rock c’è tutta l’anima ribelle e sfrontata dell’artista. Un solo ascolto basta per capire come mai sia divenuta una voce leggendaria. Qui è lei la vera protagonista, a tal punto che la sua performance canora rese immortale ed unico il blues rock dei Big Brother. Non è un caso che l’album Cheap Thrills occupò il primo posto nella classifica americana dei più venduti dell’anno. Un vero e proprio fuoco che brucia di passione, ribellione e libertà.

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