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The Umbrella Academy 2 – la famiglia di supereroi disfunzionali torna su Neteflix

Marina Colaiuda

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Siamo stati avvisati: il lockdown non ha fermato gli Hargreeves. Le riprese della seconda stagione della fortunata serie sono andate comunque avanti e questi supereroi sono pronti a tornare da noi.

Netflix ha come sempre fatto un ottimo lavoro riguardo la promozione del suo prodotto. La prima stagione si è rivelata un successo. I personaggi creati da Gerard Way (cantante della band, sciolta e poi riformata, My Chemical Romance) per i suoi fumetti, pubblicati dalla Dark Horse, hanno trovato interpreti degni delle loro peculiarità, rese – per quanto possibile – nella maniera più accattivante.

Non è certo un fumetto facile da trasporre, abbraccia più linee temporali e lo stile di Gerard Way e Gabrie Bá consiste in un mondo fatto da linee nette e colori saturi che, a mio avviso, mancano nella serie, chiusa quasi costantemente nei toni grigi e nell’umanizzazione di personaggi che, nella loro veste originale, sono decisamente più lontani dal nostro sentire umano.

Nonostante questa voglia di prendere i personaggi e farceli amare quasi a forza, il risultato generale è apprezzabile, anche se un tantinello “mirato” su uno di loro in particolare: il caro vecchio Klaus ruba molte delle scene grazie alla sua personalità stravagante ed eccentrica. Ci sembra sempre sospeso tra una seduta spiritica e un trip acido. Interpretato da Robert Sheehan, l’indimenticabile Nathan Young di Misfits, Klaus assomiglia un po’ troppo a Nathan, così sprezzante ed ironico, quando invece – su carta – dà più l’impressione di un’anima cangiante ed incorporea, lieve anche nelle relazioni con i suoi fratelli.

Apprezzatissima la scelta di dare molto più spazio ad Hazel e Cha Cha, i due assassini della Commissione, incaricata di correggere il corso del tempo. Sono solo due figure in completo nero, elegantissime iene Tarantiniane con maschere giganti, supercolorate e grottesche, con dipendenza da zuccheri e violenza gratuita in ogni tavola; nella serie, prendono vita grazie all’interpretazione di Cameron Britton (Mindhunter) e Mary J.Blige. Scenette action inserite a dovere nel discorso generale.

Il personaggio che comunque attiva l’azione e muove i fili della trama è Vanya, un po’ un outsider al contrario, la pecora bianca in una famiglia di supereroi disfunzionali. Il suo vero potere l’abbiamo scoperto solo alla fine, nella sua trasformazione in White Violin… ma Vanya era molto più interessante nelle tinte pop delle pagine che in carne ed ossa (Ellen Page).

Il primo numero di Umbrella Academy (The Umbrella Academy – La Suite Dell’Apocalisse) era incentrato sull’apocalittica trasformazione di Vanya e gli eventi collaterali, e all’apparenza secondari, avrebbero avuto effettiva rilevanza solo nel secondo numero del fumetto (The Umbrella Academy – Dallas), che Netflix si appresta appunto a regalarci in live action proprio questo 31 luglio.

“Cinque [Aidan Gallagher] ha avvertito la sua famiglia (così tante volte) che usare i poteri per fuggire dall’apocalisse di Vanya del 2019 sarebbe stato rischioso. Bene, aveva ragione: il salto nel tempo sparpaglia i fratelli per tutta Dallas, in Texas, per un periodo di tre anni a partire dal 1960”. I nostri ragazzi sono bloccati indietro nel tempo, chi più chi meno, e uno dei loro obbiettivi sarà impedire (forse) l’assassinio di J. F. Kennedy – e non è una sorpresa ritrovare questo pezzo di storia in un’opera firmata Gerard Way. Il tutto, cercando di impedire l’apocalisse in una linea temporale, e nell’altra.

Il secondo volume è senza dubbio più intricato della prima uscita e non vediamo l’ora di scoprire come Netflix sia riuscita a sbrigliare alcuni nodi più stretti e sicuramente queste puntate non faranno altro che aumentare l’attesa per la trasposizione del terzo capitolo (The Umbrella Academy – Hotel Oblivion), pubblicato sempre dalla Dark Horse nell’ottobre 2019.

Una vita da studentessa contornata da interessi più o meno importanti, tutti affrontati con la massima serietà. In bilico tra danza e scrittura, tra vintage e contemporaneità, tra originali e traduzioni e sempre con la musica ad accompagnarmi dappertutto, che siano Duke Ellington o i Sex Pistols: se guardaste la mia playlist entrereste in analisi!

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La storia di Jack O’Lantern raccontata da Francesca Lucidi

Jack O’Lantern. La vera storia dei Digrignanti lumi di Halloween è un racconto che gli appassionati del genere, ma non solo loro, non possono mancare di avere

Federico Falcone

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“In un tempo lontano, ma vicino per screzi con il Creatore, il Diavolo era un passante e una compagnia nota”

Francesca Lucidi

E’ con queste parole che si apre Jack O’Lantern. La vera storia dei Digrignanti lumi di Halloween, racconto della scrittrice abruzzese Francesca Lucidi.

Lo scritto trae ispirazione da una storia tutta tanto singolare quanto affascinante, quella di Jack o’Lantern, fabbro irlandese con il vizio di alzare un po’ troppo il gomito. Un racconto che si tramanda di generazione in generazione, capace di trascendere i confini dell’isola per affascinare i quattro angoli del globo. Halloween, infatti, festa o ricorrenza che sia – ognuno può apostrofarla come meglio crede – nel corso degli ultimi decenni ha attecchito praticamente ovunque.

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Tra le tante leggende che costellano il 31 ottobre e le ore immediatamente precedenti o successivo a esso, questa è una delle più famose.

Jack, ubriacone, taccagno e scontroso, la notte di Halloween si reca al solito pub. Qui incontra il Diavolo. Ma lui, nonostante nelle vene abbia più alcol che sangue, riesce in qualche modo a imbrogliarlo. Gli fa credere che avrebbe venduto la sua anima in cambio di una birra. L’ultima della serata. Il Diavolo si trasformò in una monetina da sei pence per pagare l’oste e l’irlandese fu abbastanza veloce da riuscire ad intascarla.

Jack, in tasca, aveva con sé anche una croce d’argento. Elemento determinante, perché il Diavolo, vicino a essa, non riuscì più a tornare nella sua forma originaria. Tra i due intercorse un nuovo patto: se il fabbro lo avesse lasciato andare, il Diavolo non avrebbe potuto reclamare la sua anima per almeno dieci anni. Questi, se pur con disprezzo, accettò. Ma non finì qui, perché quando dopo una decade i due si incontrarono, Jack riuscì nuovamente a scappare da esso, facendogli promettere che non lo avrebbe più cercato. Anche in questo caso il Diavolo accettò.

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Quando Jack morì non venne accettato in Paradiso, dovendo così andare a bussare alle porte dell’Inferno. Il Diavolo ebbe la sua vendetta e lo respinse. Da quel momento, in attesa del Giorno del Giudizio, vagò con il tizzone che il Diavolo gli tirò usandolo come lumino, simbolo fatale delle anime dannate e perdute. Quel lumino assunse la forma di rapa, ma con l’immigrazione della comunità irlandese negli States, e con il conseguente trasferirsi di usi, costumi e leggende, queste vennero sostituite delle zucche. Da qui, Jack O’Lantern e il suo legame con Halloween.

“E’ una fiaba horror con evidenti elementi humor in grado di dare quelle suggestioni che ricercavo” – Francesca Lucidi

L’equilibrio tra i due aspetti è ben marcato nelle settanta pagine che compongono il lavoro della scrittrice abruzzese, appassionata di tematiche misteriose e leggende occulte. Ma anche di rock’n’roll, come le piace sottolineare. Bene, piace anche a noi, ci sentiamo di aggiungere.

La leggenda di Jack O’Lantern è raccontata in una veste inedita, con nuovi caratteri e nuove malevole presenze. Jack e il Principe della Menzogna: partite a carte e bevute di whiskey intratterranno i personaggi che si troveranno scaraventati in un susseguirsi di eventi dai risvolti assai inquietanti ma anche ironici, appunti.

Jack parla alle coscienze, ai desideri, alle bramosie. Il diavolo è il ribaltamento del bene, è male per antonomasia e nascita. Jack è un uomo e, in quanto tale, sceglie consapevolmente di perpetrare azioni poco cristiane attirando a se il principe, il guardiano e il padrone dei peccatori senza redenzione. Jack è una catarsi umoristica e orrorifica che vive nel mondo e conosce l’avarizia e l’arrivismo”, mi spiegò Francesca in una nostra vecchia intervista per il quotidiano Marsicalive.

Quando ci ritrovammo a parlare del libro, di fronte a un thé pomeridiano (neanche fossimo inglesi, vero?) mi definì questo racconto come una “storia di Halloween raccontata attraverso l’occhio della cinepresa“. Il mio consiglio, va da sé, è quello di dare un’opportunità a questo lavoro. Ben scritto, interessante, suggestivo. Si legge tutto d’un fiato ed è davvero ben pensato. L’umiltà con cui Francesco me lo presentò fu la più grande testimonianza di come la passione possa veicolare l’interesse a spingersi oltre e a cimentarsi in opere e progetti. Jack O’Lantern. La vera storia dei Digrignanti lumi di Halloween è un racconto che gli appassionati del genere, ma non solo loro, non possono mancare di avere.

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Ma perché proprio Jack O’Lantern tra le tante storie, miti, leggende, di Halloween? “Ho preso la leggenda di Jack, breve e lacunosa, e ho inserito personaggi nuovi e situazioni inedite. Il tutto è abile a intrattenere, sì, ma tanti simboli sono ben piantati tra le pagine e le nebbie”, spiega Lucidi.

“Cercavo qualcosa da leggere davanti al camino… che mi facesse sentire il mistero e anche i significati che sempre hanno circondato questo periodo dell’anno. La lotta con il male è un tema vecchio come il tempo, ed ecco che ho pensato alla leggenda di Jack. Ho cercato qualcosa da leggere che contenesse tutto ciò che ti ho citato: nulla, non ho trovato nulla. Allora ho scritto qualcosa che lo stessa avrei voluto leggere. Adoro i racconti, le leggende e le riflessioni che possono schizzar fuori dell’umorismo e dal folklore”.

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C’è acqua sulla Luna!

“Questa scoperta sfida la nostra comprensione della superficie lunare”

Federico Falcone

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Quella che era un’ipotesi, a lungo rincorsa come un sogno, si è trasformata in realtà. C’è acqua lontano dal nostro pianeta.

Lo ha reso noto la NASA, ieri, nel corso di una conferenza stampa. Sulla Luna, il nostro satellite, l’unico posto nell’universo finora raggiunto dall’uomo (salvo tesi contraria) è stata scoperta una chiazza d’acqua nelle zone illuminate dal Sole, quelle equatoriali che volgono sguardo verso la Terra. L’occhio del telescopio Sofia è andato più lontano del solito, ha esplorato, scrutato e, infine, trovato nella zona del cratere Clavius.

Non è facile comprendere quanto saranno sfruttabili queste riserve d’acqua. Certo è che, per la missione Artemis, si tratta di una scoperta fondamentale. Così come per i viaggi nello spazio e per le altre missioni che prevedono il ritorno dell’uomo sulla Luna, nel 2024. A questo punto cambiano gli scenari e le previsioni dei mesi e degli anni addietro e tale scoperta apre a nuove prospettive.

Punto di partenza, molto probabilmente, sarà lo studio della regolite lunare che ha intrappolato le molecole. Dai dati che emergeranno dalle ricerche si valuterà come procedere nelle prossime esplorazioni e, soprattutto, a cosa realmente ambire. Insomma, si apre una nuova pagina per la scoperta del cosmo. L’acqua sulla Luna, stando a una prima supposizione, sarebbe arrivata attraverso i meteoriti che, nel corso dei millenni, hanno impattato con la superficie.

Questa si sarebbe conservata grazie alle diverse zone in ombra che avrebbero preservato le molecole presenti. Si stima che la quantità individuata sia di 100 ppm – 412 ppm (parti per milione) nel primo metro circoscritto. La quantità totale, però, non è ancora chiara.

Il telescopio SOFIA ha dimensioni di 2,7 metri con un diametro effettivo di 2,5 metri. Questo consente di studiare il Sistema Solare e tutte quelle situazioni dove sono presenti polveri che bloccano la luce visibile (ma non gli infrarossi). Inoltre la possibilità di spostarsi in tutto il Mondo permette anche di cambiare “punto di vista” sul fenomeno da osservare.

Paul Hertz (direttore della divisione astrofisica alla NASA) ha dichiarato “avevamo indicazioni che l’acqua che conosciamo – potrebbe essere presente sul lato soleggiato della Luna. Ora sappiamo che è lì. Questa scoperta sfida la nostra comprensione della superficie lunare e solleva interrogativi intriganti sulle risorse rilevanti per l’esplorazione dello spazio profondo”.

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Rimandato il FLA: “accettiamo una decisione violenta e insensata”

Antonella Valente

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Tra le vittime del DPCM emanato lo scorso 25 ottobre, non solo sale teatrali e cinematografiche.

Rimandato a data da destinarsi anche il FLA, il Festival di Libri e Altrecose in programma dal 5 all’8 novembre a Pescara.

“La chiusura di cinema e teatri e la sospensione di ogni tipo di spettacolo in qualsiasi tipo di spazio, anche all’aperto, imposta dall’ultimo DPCM, infatti, rende impossibile svolgere il FLA nelle date che avevamo fissato – si legge nella nota stampa – Abbiamo pensato, così, di posticiparlo, non volendo rassegnarci ad una sua versione soltanto digitale, non adesso almeno. “

“Al momento non possiamo fare altro che accettare una decisione che non condividiamo e che ci appare violenta e insensata, soprattutto alla luce dei numeri che arrivano dal mondo dell’arte:

1 solo contagiato a fronte di 2.782 spettacoli e 347.262 spettatori, dal 15 giugno al 10 ottobre. Rabbia e delusione, dunque, ma non rassegnazione, quella mai. Continueremo a lavorare, a progettare, a resistere”. (Vincenzo d’Aquino, direttore del FLA)

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