The Umbrella Academy 2 – la famiglia di supereroi disfunzionali torna su Neteflix

Siamo stati avvisati: il lockdown non ha fermato gli Hargreeves. Le riprese della seconda stagione della fortunata serie sono andate comunque avanti e questi supereroi sono pronti a tornare da noi.

Netflix ha come sempre fatto un ottimo lavoro riguardo la promozione del suo prodotto. La prima stagione si è rivelata un successo. I personaggi creati da Gerard Way (cantante della band, sciolta e poi riformata, My Chemical Romance) per i suoi fumetti, pubblicati dalla Dark Horse, hanno trovato interpreti degni delle loro peculiarità, rese – per quanto possibile – nella maniera più accattivante.

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Non è certo un fumetto facile da trasporre, abbraccia più linee temporali e lo stile di Gerard Way e Gabrie Bá consiste in un mondo fatto da linee nette e colori saturi che, a mio avviso, mancano nella serie, chiusa quasi costantemente nei toni grigi e nell’umanizzazione di personaggi che, nella loro veste originale, sono decisamente più lontani dal nostro sentire umano.

Nonostante questa voglia di prendere i personaggi e farceli amare quasi a forza, il risultato generale è apprezzabile, anche se un tantinello “mirato” su uno di loro in particolare: il caro vecchio Klaus ruba molte delle scene grazie alla sua personalità stravagante ed eccentrica. Ci sembra sempre sospeso tra una seduta spiritica e un trip acido. Interpretato da Robert Sheehan, l’indimenticabile Nathan Young di Misfits, Klaus assomiglia un po’ troppo a Nathan, così sprezzante ed ironico, quando invece – su carta – dà più l’impressione di un’anima cangiante ed incorporea, lieve anche nelle relazioni con i suoi fratelli.

Apprezzatissima la scelta di dare molto più spazio ad Hazel e Cha Cha, i due assassini della Commissione, incaricata di correggere il corso del tempo. Sono solo due figure in completo nero, elegantissime iene Tarantiniane con maschere giganti, supercolorate e grottesche, con dipendenza da zuccheri e violenza gratuita in ogni tavola; nella serie, prendono vita grazie all’interpretazione di Cameron Britton (Mindhunter) e Mary J.Blige. Scenette action inserite a dovere nel discorso generale.

Il personaggio che comunque attiva l’azione e muove i fili della trama è Vanya, un po’ un outsider al contrario, la pecora bianca in una famiglia di supereroi disfunzionali. Il suo vero potere l’abbiamo scoperto solo alla fine, nella sua trasformazione in White Violin… ma Vanya era molto più interessante nelle tinte pop delle pagine che in carne ed ossa (Ellen Page).

Il primo numero di Umbrella Academy (The Umbrella Academy – La Suite Dell’Apocalisse) era incentrato sull’apocalittica trasformazione di Vanya e gli eventi collaterali, e all’apparenza secondari, avrebbero avuto effettiva rilevanza solo nel secondo numero del fumetto (The Umbrella Academy – Dallas), che Netflix si appresta appunto a regalarci in live action proprio questo 31 luglio.

“Cinque [Aidan Gallagher] ha avvertito la sua famiglia (così tante volte) che usare i poteri per fuggire dall’apocalisse di Vanya del 2019 sarebbe stato rischioso. Bene, aveva ragione: il salto nel tempo sparpaglia i fratelli per tutta Dallas, in Texas, per un periodo di tre anni a partire dal 1960”. I nostri ragazzi sono bloccati indietro nel tempo, chi più chi meno, e uno dei loro obbiettivi sarà impedire (forse) l’assassinio di J. F. Kennedy – e non è una sorpresa ritrovare questo pezzo di storia in un’opera firmata Gerard Way. Il tutto, cercando di impedire l’apocalisse in una linea temporale, e nell’altra.

Il secondo volume è senza dubbio più intricato della prima uscita e non vediamo l’ora di scoprire come Netflix sia riuscita a sbrigliare alcuni nodi più stretti e sicuramente queste puntate non faranno altro che aumentare l’attesa per la trasposizione del terzo capitolo (The Umbrella Academy – Hotel Oblivion), pubblicato sempre dalla Dark Horse nell’ottobre 2019.

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Marina Colaiuda
Una vita da studentessa contornata da interessi più o meno importanti, tutti affrontati con la massima serietà. In bilico tra danza e scrittura, tra vintage e contemporaneità, tra originali e traduzioni e sempre con la musica ad accompagnarmi dappertutto, che siano Duke Ellington o i Sex Pistols: se guardaste la mia playlist entrereste in analisi!

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