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Musica

“The holy and the broken”, le due dimensioni dell’Hallelujah da Cohen a Buckley

Fabio Iuliano

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È una delle canzoni di questo tempo, scelta anche l’altra sera da Jennifer Hudson per “One World: Together at home” il maxi concerto in streaming organizzato in supporto dell’Organizzazione mondiale della sanità. Hallelujah di Leonard Cohen appartiene all’immaginario collettivo, sia nella versione originale, sia nella versione che consegnò Jeff Bucley alla leggenda.

Un brano dalle vicende alterne che non conobbe subito la fama. Parole elaborate, rimodulate, cancellate, riviste. Cohen ha scritto decine di strofe per questa canzone, alcune delle quali ha cantato dal vivo nel corso degli anni. Tutte le versioni, a partire da quella originale, contengono dei riferimenti all’Antico Testamento, in particolare alla figura controversa di re Davide.

Guerriero coraggioso, musicista e poeta, accreditato quale autore di molti salmi, viene descritto nella Bibbia come un personaggio dal carattere controverso, capace al contempo di grandi crudeltà e generosità, dotato di spregiudicatezza politica e umana ma al tempo stesso in grado di riconoscere i propri limiti ed errori.

La canzone si apre con l’immagine di Davide alla ricerca di quell’accordo segreto e tanto gradito al Signore. “Ma a Te della musica non importa poi molto, vero?”, chiede Cohen. E così che Davide si ritrova d’improvviso, a comporre l’Alleluia senza sapere perché, e senza sapere come. Un re confuso (difficile tradurre “Baffled“), dal compito che gli viene richiesto e dalle sue contraddizioni.

Ecco che la seconda strofa ci porta a un esempio raccolto dal libro di Samuele: qui Davide vede Betsabea, sposa del generale Uria, dalla terrazza e se ne innamora. Farà di tutto per schierare in prima linea il generale in una battaglia che sarà fatale a quest’ultimo. Quindi l’adulterio, un peccato che verrà perdonato, anche se a pagare sarà il primo figlio della coppia. Nello spazio di un paio di versi, Betsabea diventa Dalila che rubò a Sansone il segreto della sua forza. Sansone come Davide diventa vittima della sua lussuria, delle sue stesse passioni. Ma sempre come un personaggio predestinato da un copione che non ha scritto lui. Come i personaggi dell’Iliade e dell’Odissea. Come il Giuda raccontato da Jesus Christ Superstar.

Di qui, Cohen si identifica attraverso la ricerca della parola di Davide e di Sansone. Un verbo che si leva in un’alleluja, ma un verbo che fa i conti con la carne. Un’alleluja sacra e una profana, “the holy and the broken“. E cosa importa, agli occhi di Dio, se sia più l’una o più l’altra?

un concerto del 1988

Una seconda versione, tra quelle che ricordiamo, fu incisa dal vivo nel 1988. In questa occasione i versi furono rimodulati fino a dare un effetto criptico, oscuro, misterioso persino alle prime strofe, lasciate invariate. Quelle stesse parole che, secondo Alan Connor della Bbc, esprimono “una versione biblica e una secolare, ci portano attraverso un immenso spettro di luoghi emozionali, con le diverse alleluia ad esprimere disperazione, estasi sessuale e devozione religiosa”.

Dorian Lynksey del Guardian scrisse che i versi del brano “abbracciano in modo criptico i temi dell’amore, del sesso, della violenza, della religione e dell’atto stesso di scrivere canzoni”.

Cohen stesso dichiarò che “La canzone spiega che diversi tipi di alleluia esiste, e tutte le alleluia perfette e infrante hanno lo stesso valore. Si tratta di un desiderio di affermazione della vita, non in un qualche significato religioso formale, ma con entusiasmo, con emozione. So che c’è un occhio che sta guardando tutti. Un giudizio che valuta ogni cosa che facciamo”.

Religione e spiritualità ci fanno guardare il mondo con occhi diversi. Nei giorni scorsi è andata in onda la puntata di Lessico Civile in cui Massimo Recalcati ha approfondito il tema dell’ignoranza, parlando anche di fondalismi religiosi sulla scia dell’eredità culturale dello psichiatra, psicanalista francese Jacques Lacan.  

“Atteggiamento fondamentalista”, si è trovato a dire lo psicologo, “è quello che vede il nostro come un mondo fatto di polvere in cui siamo cadaveri ambulanti, destinati a morire. Una prospettiva in in cui ‘la vera vita non è questa vita ma oltre’. Questo pensiero comporta un certo disprezzo nei confronti della realtà. Però”, ha aggiunto Recalcati, “si può pensare che l’atteggiamento religioso suggerisca un atteggiamento diverso nei confronti di questa vita che non è da considerarsi come qualcosa in meno rispetto alla vita eterna. Si può pensare a questa vita come un miracolo in sé e dunque, l’atteggiamento religioso è porre la vita come mistero, miracolo, meraviglia. Sono due atteggiamenti differenti, il primo subordina questo mondo a un altro, il secondo fa di questo mondo l’esperienza di un mistero, l’esperienza di un assoluto meraviglioso”.

Jeff Buckley realizza una versione eccezionale di Hallelujah nel 1994 per l’album “Grace”. Omette le due strofe della versione originale che fanno riferimento alla redenzione per porre l’accento sulla dimensione intima in cui versi come “I used to live alone before I kenw you“, scritti forse da Cohen per la sua Marianne, risuonano qui con un un’eco meravigliosa.

Lo stesso Buckley dichiarò in un’intervista che «chiunque ascolti chiaramente Hallelujah scoprirà che è una canzone che parla di sesso, di amore, della vita sulla terra. È un’ode alla vita e all’amore».

Foto copertina: Music Off

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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Lucca Summer Festival, l’edizione 2021 prende forma

Fabio Iuliano

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Prende forma l’edizione 2021 del Lucca Summer Festival che già può contare sulla riprogrammazione dei concerti di Celine Dion, Liam Gallagher, Nick Mason, Beck, Paolo Conte, Ben Harper e Brunori Sas. Tutti gli artisti avevano dovuto posticipare il concerto a causa dell’emergenza epidemiologica.

Per quanto riguarda gli spettacoli di Yusuf Cat Stevens, John Legend, Lynyrd Skynyrd, Liam Payne, Anderson Paak e Patti Smith, gli accordi verranno chiusi nell’arco delle prossime settimane. L’annuncio è previsto per settembre.

Infine, alla luce dei chiarimenti ottenuti dal legislatore in merito alle modifiche apportate all’Art. 88 del Dl Cura Italia dalla legge di conversione del Dl Rilancio, in ossequio alla normativa vigente, gli organizzatori procederanno al rimborso monetario per il concerto di Paul McCartney.

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Quel pianoforte ricco di speranza tra le macerie di Beirut

Antonella Valente

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Abbiamo ancora tutti negli occhi le catastrofiche immagini di Beirut. L’esplosione, avvenuta due giorni fa nel porto della capitale del Libano, ha fin’ora provocato 157 morti, 4mila feriti e circa 350mila sfollati. La deflagrazione, così come l’onda d’urto avvertita fino a Cipro (circa 250 km di distanza), è stata impressionante.

La conseguente nuvola di fumo che si è alzata nel cielo ha richiamato alla memoria scenari atomici che, neanche a farlo apposta, vedono nella giornata di oggi una tragica ricorrenza. Parliamo, ovviamente, della bomba atomica sganciata su Hiroshima il 6 agosto del 1945.

E’ di queste ore un video che vede protagonista una signora anziana della capitale libanese. May Abboud Melki, 79 anni, suona il pianoforte nella sua casa ferita dallo scoppio dell’hangar. Ci sono vetri ovunque, polvere e la tenda di una finestra penzoloni e i mobili in disordine dall’impatto dell’onda d’urto. La signora esegue, con intensità e trasporto, con passione e sentimento, “Aud Lung Syne“, anche conosciuta come il “Valzer delle Candele“, una nota composizione popolare scozzese.

A riprenderla è la nipote, May-Lee Melki, che ha condiviso il video su Facebook, spiegando di voler “Esprimere un simbolo di speranza e pace nel mezzo della disperazione. Quella casa – ha detto la ragazza – ha superato anche gli anni della guerra civile, quando veniva sfiorata dai proiettili“. Come racconta, inoltre, la nipote della pianista, la nonna ha ricevuto il pianoforte come regalo di matrimonio. Un video che sa di speranza, di forza e di coraggio per un popolo che sta attraversando una fase delicatissima della propria esistenza.

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Neil Young denuncia Trump: non usi i miei brani per promuovere odio e ignoranza

Fabio Iuliano

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“Questa denuncia non intende mancare di rispetto ai diritti e alle opinioni di cittadini americani che sono liberi di scegliere il loro candidato preferito. Tuttavia il querelante in buona coscienza non può tollerare che la sua musica sia usata come tema per una campagna di ignoranza e odio, che mira a dividere e che non riflette i valori dell’America”.

Non è la prima volta che a Donald Trump viene intimato di non utilizzare determinati brani e, dopo Rolling Stones e Linkin Park, giusto per citarne alcuni, adesso è anche Neil Young a diffidare il presidente degli Stati Uniti dall’utilizzare la sua musica durante la campagna elettorale. Il cantautore canadese, classe 1945, ha apertamente parlato di “odio” e “ignoranza” per descrivere i valori espressi da Trump. Da qui la diffida.

Un’azione che è in linea con la recente lettera aperta di artisti e band statunitensi con tanto di invito a non usare i brani senza consenso. Già alle presidenziali del 2016, quando il rocker canadese sosteva apertamente Bernie Sanders ci fu una controversia per l’uso di Trump della sua “Rockin’ in the Free World”. Per non parlare della reazione furiosa del leader dei Rem dopo che il presidente decise di usare “It’s the End of the World as We Know It (And I Feel Fine)” durante la campagna del 2015: oltre alla reazione scomposta, comunque, non venne presa alcuna azione legale.

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