The Guilty: pathos e tensione nel thriller con Jake Gyllenhaal

Remake dell’omonimo film del 2018 diretto da Gustav Möller e scritto da Nic Pizzolatto, The Guilty, fresco d’uscita su Netflix, è un thriller che si svolge in un ambiente chiuso, tra due stanze del commissariato di polizia di Los Angeles dove Joe Baylor (Jake Gyllenhaal) è uno degli agenti che ha il compito di prendere in carico le chiamate che arrivano al 911. La città californiana brucia e le richieste di aiuto sono numerose. Risponde prima a un drogato in preda ad allucinazioni e poi a un agente di commercio derubato dalla escort che aveva contattato.

All’inizio serafico, apparentemente atarassico e scarsamente interessato a ciò che accade dall’altro lato del telefono, è distratto da problemi personali che lo tengono sveglio la notte da circa otto mesi. Il turno sta volgendo al termine fino a che non riceve una chiamata che gli cambia la serata e, come si scoprirà nel prosieguo del film, la vita.

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The Guilty è un thriller ben riuscito, dove suspense e senso d’impotenza dell’agente del 911 si incastrano alla perfezione, complice la prestazione convincente di Gyllenhaal, ormai una certezza nei panni di personalità complesse e dalle pronunciate sfumature caratteriali. Il suo Baylor è stressato, forse depresso, angosciato e nervoso. Con una prova intensa e profonda, l’attore americano evidenza questi aspetti del carattere del protagonista, enfatizzandoli con espressioni che trasmettono paura, incertezza e senso di smarrimento.

Il climax di tensione e pathos cresce costantemente durante i novanta minuti, alimentato dall’assenza di volti e corpi a riempiere lo schermo. Avviene tutto tramite telefono, determinando nello spettatore la necessità di ricorrere all’immaginazione per concretizzare ciò che può solo ascoltare.

Ed è esattamente questa la forza di The Guilty, film che non spicca per originalità ma che sa farsi apprezzare per il ritmo sempre elevato capace di tenere lo spettatore incollato allo schermo, costringendolo a non perdere neanche un istante dei fitti dialoghi tra Baylor, Emily, Henry e i protagonisti di una storia drammatica. La quale è ben diversa da come appare.

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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