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Attualità

In Francia teatri occupati contro la chiusura del Governo

Federico Rapini

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Settimana calda in Francia per le proteste dei lavoratori dello spettacolo: teatri occupati e Corinne Masiero nuda sul palco degli Oscar

I teatri francesi protagonisti della protesta salgono a quota 10 con l’occupazione del Théâtre du Nord a Lille e il Théâtre de l’Union, a Limoges.

La contestazione in atto dalla scorsa settimana è portata avanti da un movimento che protesta contro la chiusura dei luoghi della cultura ormai da oltre 4 mesi.

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Sostegno di parte delle istituzioni

A Lille, il nuovo direttore del Théâtre du Nord, David Bobée, ha dato il suo “pieno sostegno” alla mobilitazione insieme al vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune, Marie-Pierre Bresson. Al movimento si sono uniti gli allievi della Scuola di arte drammatica locale l’Ecole du Nord. 

Venerdì nel teatro sono entrate una ventina di lavoratori dello spettacolo senza alcuna tensione, anzi accolti a braccia aperte dal direttore. Quasi tutti hanno passato all’interno del teatro questi due giorni. L’occupazione dovrebbe terminare oggi. 

Le richieste dei lavoratori dei teatri

“Siamo nell’impossibilità di esercitare le nostre attività”, lamentano in un documento. Chiedono “prospettive chiare di riapertura dei luoghi culturale e di vita sociale”, “un impegno immediato sulla proroga dell”anno bianco’ per tutti i precari dello spettacolo e il suo allargamento a tutte le lavoratrici e i lavoratori precari”.

L”anno bianco”, annunciato lo scorso maggio dal presidente Emmanuel Macron, corrisponde alla proroga dei diritti di indennizzo per i periodi non lavorati fino al 31 agosto 2021.

Intanto a Limoges, come negli altri teatri occupati da giorni da un movimento che riceve sempre più adesioni in tutta la Francia, le rivendicazioni sono simili. Con l’aggiunta della richiesta di “rinuncia alla riforma della cassa integrazione”, giudicata “mortifera” dai lavoratori dello spettacolo.

L’inizio della protesta la settimana scorsa è stata l’occupazione del teatro dell’Odéon a Parigi, poi del teatro della Colline, due fra i più popolari della capitale. Si è aggiunto poi il Teatro nazionale di Strasburgo, il Théâtre Graslin a Nantes e il Théâtre de la Cité a Tolosa.
Azioni simili sono in corso a Niort, Pau, Châteauroux e Besançon. 

La protesta di Corinne Masiero

La protesta dei lavoratori del cinema e teatro ha raggiunto anche il palco degli Oscar francesi con l’attrice Corinne Masiero, la quale giunta sul palco non come vincitrice ma per consegnare i premi per i migliori costumi, si è presentata indossando un costume, una pelle d’asino di cui si è poi spogliata rimanendo in sottoveste.

L’attrice ha tenuto un discorso in difesa dei precari dello spettacolo. Alla fine della sua invettiva è rimasta completamente nuda, svelando il suo corpo sul quale erano state tracciate con pennellate di rosso lettere cubitali “Jean, ridacci l’arte”, messaggio diretto al primo ministro, Jean Castex. L’attrice ha poi dichiarato: “Un costume è importante, si ha l’aria da scemi quando non lo si ha”, concludendo il suo intervento con l’annuncio della lista delle nomination. Il pubblico presente in sala ha applaudito alla protesta, mentre il web ha criticato aspramente la performance.

Un’altra dura reazione alla protesta dei lavoratori dello spettacolo, radicalmente opposta a quella del direttore del teatro e del vicesindaco di Lille, è stata quella della ministre de la Culture Roselyne Bachelot ha criticato queste occupazioni, definendole “inutili” e “pericolose”. Venerdì nel frattempo il governo francese ha sbloccato ulteriori 20 milioni di euro a sostegno del mondo della cultura.

(Foto ANSA)

Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

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Verona for all: Andrea Bocelli a supporto del progetto per una città più accessibile

Federico Rapini

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Nasce “Verona for all”, il progetto promosso dal Sindaco Federico Sboarina per il Comune di Verona. In collaborazione con la Camera di Commercio l’iniziativa vuole rendere accessibili 15 monumenti di Verona e della provincia scaligera a non vedenti e ipovedenti.

L’idea di questo progetto è un’ulteriore conferma dell’impegno di rendere il territorio veronese sempre più digitale, sostenibile e accessibile. Aumentare, dunque, l’inclusività. L’obiettivo è fare della città scaligera una delle prime città in Europa a sviluppare l’accessibilità nei luoghi di cultura in modo diffuso.

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L’iniziativa prevede di predisporre allestimenti altamente tecnologici e stampe 3D per consentire esperienze tattili e percorsi innovativi di conoscenza. In questo modo a non vedenti e ipovedenti potranno accedere alla scoperta delle più note architetture veronesi.

“Verona for all” è candidato a ricevere il finanziamento messo in palio da Volotea e mirato a sostenere la cultura nel territorio #VOLOTEA4VENETO.

È possibile votare il progetto entro il 20 maggio, al seguente link: https://volotea4veneto.it/#verona-for-all.

Al termine delle votazioni, l’iniziativa che avrà raccolto il maggior numero di preferenze riceverà il sostegno della compagnia aerea low cost. Tra tutti coloro che parteciperanno, un fortunato potrà aggiudicarsi un voucher per volare gratuitamente un anno con Volotea.

ANDREA BOCELLI A SUPPORTO DEL PROGETTO DEL SINDACO DI VERONA

Andrea Bocelli ha lanciato un appello che sostiene il progetto tramite una lettera. “Avendo avuto notizia dell’innovativo, inclusivo progetto istituzionale concepito dal Comune e dalla Camera di Commercio di Verona, plaudo all’iniziativa denominata “Verona For All” e sostengo con convinzione la necessità di simili musei diffusi, in grado di ampliare la fruizione e l’approfondimento dell’arte attraverso esperienze tattili ed allestimenti tecnologicamente avanzati. Mi auguro di cuore che tale progetto raccolga il sostegno e l’affetto che merita, poiché rilevante segnale di civiltà e di sensibilità.

All’estero, ho potuto verificare come i musei tattili, già da alcuni anni, abbiano riscontri eclatanti, con ricadute grandemente positive sulla collettività, non solo in ambito sociale ma anche turistico. Anche in Italia – penso al Museo Omero di Ancona – constato il fiorire di segnali incoraggianti. Allargando l’offerta della fruizione artistica, è la comunità nella sua interezza a beneficiarne, proprio in quanto l’arte è un dono del cielo atto alla promozione dello spirito. Saluto quindi con viva soddisfazione il progetto “Verona For All”, espressione d’intelligenza e di sensibilità culturale, atta a concretizzare una proposta tattile che può essere, per tutti, non solo per i non vedenti, una chiave d’accesso differente e più elaborata all’immagine artistica, attraverso quel rapporto ispirato, poetico, immaginifico, che si instaura con il mondo oggettuale.

Essendo, “Verona For All”, tra i candidati di un concorso indetto da una nota compagnia aerea che finanzierà il progetto culturale più votato, mi auguro che saranno in tanti a divulgare questa opportunità, a sostenere questa iniziativa”.

In merito all’iniziativa arrivano anche le parole di Mario Barbuto, Presidente Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti: “Rendere fruibili e accessibili le bellezze artistiche di questo nostro meraviglioso Paese rappresenta un esempio inimitabile di crescita civile che non si rivolge solo alle persone non vedenti e ipovedenti, ma riguarda l’intera comunità soggetta ad allargare i propri orizzonti turistici, culturali e di accoglienza. L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti è impegnata ogni giorno per garantire a tutti i cittadini questo salto di qualità e per questa ragione ha richiesto al Governo e al Parlamento una speciale attenzione nell’ambito della progettualità del Recovery Plan, dal quale ci attendiamo risorse per migliorare la vita di una specifica categoria di persone con disabilità, ma nella prospettiva di una positiva ricaduta per l’intera comunità nazionale”.

Anche il Sindaco di Verona Federico Sboarina ha voluto ringraziare il cantante. “Ringraziamo Andrea Bocelli per il supporto che dà alla nostra sfida e il Presidente Mario Barbuto. Verona è impegnata per realizzare un’idea inclusiva, che darà a tutti l’opportunità di apprezzare i suoi monumenti in maniera innovativa. Nella trasformazione della città sempre più smart, accessibile e proiettata nel futuro, questo progetto sfrutta la nuova tecnologia e il digitale, per rendere più fruibili gli spazi più emblematici del nostro territorio.

Una modalità che potrà poi essere replicata in tanti altri luoghi. Verona, la sua bellezza, storia e cultura sono patrimonio di tutti, nessuno escluso. E sono onorato che un artista di fama internazionale oltre che ‘amico’ di Verona, come Andrea Bocelli, sia sceso in campo in prima persona con l’appello di sostegno alle nostre installazioni tattili. Sono sicuro che il suo appello ci aiuterà perché ora spetta ad ognuno di noi sostenere il progetto, votando affinché il finanziamento di Volotea ci consenta di realizzarlo e facendo sì che la nostra città e la qualità della vita continuino a crescere”.

Questi gli spazi coinvolti: Porta Nuova (Verona), Porta Palio (Verona), Balcone di Giulietta (Verona), Arche scaligere (Verona), Castello di Torri del Benaco e Limonaia (Torri del Benaco), Dogana e porticciolo di Lazise (Lazise). Monte Baldo (Malcesine), baito e giassara della Lessinia (Lessinia), La Spluga della Preta della Lessinia (Sant’Anna d’Alfaedo), Pieve di San Giovanni Battista in Campagna (Bovolone), La Corte della Cucca (Veronella). Il Castello di Soave (Soave), La Pesciara di Bolca (Vestevanova), San Giorgio Ingannapoltron (Sant’Ambrogio di Valpolicella) e Forte Tesoro (Sant’Anna d’Alfaedo).

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Le mani sui bauli e gli striscioni al Globe Theatre: “Siamo fermi da 419 giorni”

Fabio Iuliano

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T-shirt, striscioni, maxischermi a scandire tempi e modi della mobilitazione. Mani sui bauli per chiedere attenzione su un settore, quello dello spettacolo, che in un oltre anno (419 giorni per la precisione) non ha praticamente mai assistito a una parvenza di ripartenza con conseguenze pesantissime. I bauli, oltre un migliaio a riempire progressivamente la parte destra di piazza del Popolo, lasciando nell’emisfero opposto un sistema di trasnenne in grado di far fluire e defluire passanti e curiosi, al fine di evitare incidenti e affollamenti.

Il secondo appuntamento di “Bauli In Piazza – We Make Events Italia” segue quello di Milano, davanti al Duomo. Roma ha accolto organizzatori e addetti ai lavori ritrovando il suo fascino di inizio primavera. Quella luce unica e ogni volta inaspettata che ti spinge a camminare a caso tra i vicoli verso via del corso, Lungotevere Flaminio o su per le scalinate che conducono al Pincio, uno dei punti panoramici per eccellenza.

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GUARDA: La diretta della mobilitazione dei Bauli

L’aria si fa leggermente più fresca, un po’ per l’esposizione, un po’ per la fitta vegetazione di Villa Borghese. Ma proprio lì, in mezzo al parco, c’è un punto dove l’atmosfera è insolitamente calda. Gli occupanti del Silvano Toti Globe Theatre hanno deciso di aprire al pubblico l’area antistante, attraverso una serie di iniziative di sensibilizzazione che non rinunciano alla goliardia. Tutto in sicurezza, in ogni caso, anche grazie a un sistema di tracciamento iniziale con registrazione e rilevamento temperatura.

“Ci si tessera qui da noi”, fa un gruppo di artisti, operatori culturali, tecnici veneti, tutti con la maglietta griffata col logo Santa Maestranza. Approfondire le ragioni di questo logo ci costringerebbe ad addentrarci nei meandri della spiritualità veneta. Meglio di no, concentriamoci sulla “tessera” che consiste in una fetta di salame insieme a biscotti tipici e vino rosso dei Colli Euganei.

“Questo è un bicchiere di Vo’ Euganeo”, precisa uno di loro, puntando l’accento sulla produzione locale in uno dei comuni tra i più sfortunati: prima il covid, poi le attenzioni dei media mainstream, oltre e quelle di Andrea Crisanti. Il più carismatico tra loro va in giro a cercare tesserati. Caschetto giallo da speleologo su cappellino con visiera e mascherina Ffp2. “Ero cantante lirico fino a 3 marzo 2020, oggi mi occupo di traslochi, sgomberi e sistemo fosse della condenza grassi”. La sua storia la dice lunga sulle difficoltà del momento.

GUARDA: La diretta dal Globe Theatre occupato

“Siamo nella m***”, eslcama, “ma non vogliamo perdere la voglia di sorridere. “Il mondo dello spettacolo, proverbialmente sa prendersi molto sul serio senza essere serioso. E quindi nonostante la rabbia che ci portiamo dietro da sempre, ma abbiamo comunque la voglia di stare tra la gente. Chiediamo una riforma del nostro lavoro e non vogliamo più che la gente ci parli di cultura quando noi parliamo di lavoro”.

Lo spazio teatrale interno è riservato agli occupanti che hanno annunciato la mobilitazione, spiegando di averlo fatto “avendo cura della salute e della sicurezza di tuti”. Di fatto, la struttura teatrale non è completamente coperta e il ricambio d’aria in platea è garantito.

“Abbiamo fatto questa protesta”, viene ribadito,” per ribadire la necessità di una riforma strutturale dello spettacolo dal vivo, di un reddito per tutti, e di una ripartenza in sicurezza che coinvolga ogni più piccolo presidio culturale e non lasci indietro nessuno”.

“Con decine di colleghi ho scelto di partecipare all’occupazione di questo spazio”, spiega Elio Balbo, tecnico luci piemontese, “in vista dell’assemblea nazionale della rete Risp, emergenza continua per sottoscrivere una piattaforma condivisa con Bauli in piazza.

Nell’agora del teatro stiamo costruendo la piattaforma che porteremo in un confronto previsto giovedì 22 con i ministri Dario Franceschini e Andrea Orlando per parlare di una riforma strutturale e questo anche a prescindere dalle riaperture annunciate il 26 aprile: sono sicuramente un passo importante per il nostro comparto, ma si rischia di procedere a un riavvio ‘zoppo’ che favorisce i grandi a discapito di tutte le medie e piccole realtà.

Inoltre, la ripartenza fatta alle stesse condizioni che c’erano prima è una ripartenza falsa. Dobbiamo porre fine al lavoro in nero, ma anche garantire condizioni eque al lavoro regolare”. Tematiche, peraltro, cavallo di battaglia di artisti come Ascanio Celestini.

LEGGI ANCHE: Franceschini annuncia riaperture dal 26 aprile

Della stessa opinione alcuni professionisti dello spettacolo intervistati in piazza del Popolo. Tra questi, Damiano Galli di Tocco da Casauria, nel Pescarese. 

Esibisce il cartello “In televisione si parla solo dei ristoranti, noi siamo figli di nessuno”. Appare molto disincantato nei confronti della situazione. “Tanti eventi sono rimandati direttamente al 2022”, spiega. “Non mi aspetto più di tanto dall’estate prossima, dal momento che al momento sto lavorando con il mio service solo alla logistica dei vaccini”.

La protesta, animata soprattutto da chi lavora dietro le quinte, ha visto la solidarietà di tanti artisti da Paola Turci ad Andrea Delogu passando per Fiorella Mannoia, Max Gazzé, Daniele Silvestri, Renato Zero e i Negrita.

“Abbiamo bisogno di lavorare, ma soprattutto abbiamo bisogno di farlo in sicurezza e senza ulteriori interruzioni”, aggiunge Carlo Volpe, titolare del Fox Sound, studio nell’Aquilano e presidente dell’Ars Abruzzo, associazione regionale di service. “Le riaperture annunciate dal ministro rappresentano senza dubbio un passo in avanti”, sottolinea il presidente, “ma si inserisce in un quadro molto difficile. Non riusciremo, purtroppo, a fare più di tanto quest’estate. In ogni caso, è giusto dare un segnale di apertura, anche pensando a tante persone che quest’anno hanno vissuto una situazione drammatica”.

Ars nasce nel più ampio quadro di riferimento della Fedas, la Federazione aziende spettacolo Italia, associazione costituita per tutelare gli interessi sociali ed economici dei datori di lavoro del comparto spettacolo su tutto il territorio nazionale.

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Addio al principe Filippo

Redazione

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Addio al principe Filippo, 99enne consorte della regina Elisabetta, dimesso di recente dopo alcune settimane in ospedale a Londra a causa di una non meglio precisata infezione – non legata al Covid – cui si erano aggiunti problemi al cuore. Lo ha annunciato la regina in una nota diffusa da Buckingham in cui la sovrana esprime “profonda tristezza” per la perdita “dell’amato marito”.

Inossidabile punto di riferimento della corte britannica per decenni, il duca di Edimburgo aveva celebrato a novembre i 73 anni di matrimonio con la quasi 95enne Elisabetta II. Avrebbe compiuto 100 anni a giugno. 

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Poche righe toccanti per esprimere il dolore di una perdita dopo 73 anni di vita insieme: così la regina Elisabetta II ha annunciato oggi la morte del principe consorte Filippo di Edimburgo, nato a Corfù il 10 giugno 1921 e scomparso a 2 mesi dal traguardo del compleanno numero 100. “E’ con profonda tristezza – vi si legge – che Sua Maestà la Regina annuncia la morte del suo amato marito, Sua Altezza Reale il Principe Filippo, Duca di Edimburgo, spirato pacificamente stamattina nel Castello di Windsor. Ulteriori annunci saranno dati a tempo debito. La Famiglia Reale si unisce alle persone che nel mondo sono in lutto per la perdita”.

“Ricorderemo il duca di Edimburgo per il suo contributo alla nazione – ha detto il premier britannico Boris Johnson – e per il suo solido supporto alla regina. Come nazione e come regno ringraziamo la straordinaria e figura e il lavoro” del principe Filippo, ha detto ancora il premier definendolo “un amorevole marito, un padre e un nonno affettuoso”.

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