Il talento del calabrone, manuale dell’attore bollito

Aggrottare le sopracciglia è una tecnica di recitazione. Si possono modulare i movimenti dello sguardo alzando e spianando le sopracciglia senza muovere nessun altro muscolo del viso e restituire allo spettatore un prisma di sentimenti complessi dell’animo umano. Ci sono maestri per questo nuovo approccio al personaggio, quasi tutti usciti dalla fiction italiana. Anna Foglietta, per esempio, è una fuoriclasse del sopracciglio alzato, può fare quello che vuole con un singolo movimento. Funziona come l’Effetto Kulesov, a variazioni. Poi si incrociano le dita e si spera che tanto basti fino ai titoli di coda.

L’ultimo film di Giacomo Cimini, ‘Il Talento del Calabrone’, la vede protagonista assieme a Sergio Castellitto, che nel film è un misterioso ascoltatore radiofonico che interviene in diretta per minacciare un suicidio-attentato. Premessa da thriller della domenica pomeriggio, con qualche sentore di già visto per chi naviga da tempo nelle acque morte della suspense italiana. Previsto per il cinema e poi spostato su Prime Video, il film è uscito ieri per la piattaforma di Amazon senza suscitare grandi clamori.

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Lorenzo Richelmy è Dj Steph, un disc jokey di Milano che lavora per una trasmissione notturna Radio 105. Fa quello che fanno tutti i tartufi milanesi, si sbrodola addosso e fa il piacione con tutte. Arriva una telefonata: non la solita richiesta musicale, ma un uomo che minaccia di farsi esplodere in centro a Milano – alle 2 di notte. Castellitto guida e chiede dei pezzi particolari di musica classica, pena la morte di centinaia e centinaia di persone – alle 2 di notte. Seguono stacchetti musicali.

Castellitto ricorda il figlioletto e la moglie che guardano le stelle. Il regista di Radio 105 è felice della crescita degli ascolti, tutt’intorno è un crogiolo di persone che twittano come nel peggior incubo di Bret Easton Ellis. Viene avvertita la polizia, arriva la Foglietta. Fondina per la pistola su un elegante vestito da sera, poi inizia la trattativa via radio: con un movimento del sopracciglio la Foglietta si fa seria, non ha voglia di scherzare. Ma un piccolo monologo riflessivo la fa sprofondare nel comico involontario – un’arte italiana – e si vola verso la metafora spicciola.

Cimini ha preso una brutta battuta vecchia come il mondo e c’ha fatto una sceneggiatura: il calabrone che non potrebbe volare, per le ali troppo piccole, ma vola lo stesso perché se ne fotte. Questo è il fantastico talento del calabrone. Nel mezzo, una reiterazione quasi criminale delle stesse sequenze. Ma il vero crimine è il finale-denuncia: al colpo di scena si scatenano le faccette, quella basita della Foglietta che sforza al massimo le sopracciglia per un movimento complicatissimo, una sorta di pianto trattenuto dalla posizione professionale, e quella di un Castellitto in vacanza-premio. Lascio al lettore il piacere di scoprire come tutte queste cose possano formare un film.

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Alberto Mutignani
Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

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