Connect with us

Entertainment

Supernatural, invecchiare male per rimanere immortali

È notizia di pochi giorni fa: la serie ‘Supernatural chiuderà i battenti. Nessun flop, ma una fine decisa già da tempo. Ecco i motivi della decisione

Alberto Mutignani

Published

on

È notizia di pochi giorni fa: la serie ‘Supernatural’ ideata da Eric Pripke (The Boys) nel 2005 chiuderà i battenti. L’anno prossimo il pubblico americano, e con un po’ di ritardo quello italiano, assisterà alla fine della quindicennale epopea dei fratelli Winchester, interpretati da Jensen Ackles (Dean) e Jared Padalecki (Sam). Nessun flop, ma una fine decisa già da tempo.

Seguendo ‘Supernatural’, l’impressione che questo via vai di demoni e previsioni dell’Apocalisse biblica fosse arrivato alla frutta è sopraggiunta parecchie volte, soprattutto dopo il finale della quinta stagione, quando un cerchio si era chiuso e la storia aveva trovato un suo punto definitivo, in barba a chi voleva un proseguo che poi, invece, è arrivato a riaprire porte e portoni. Non piacciono i finali aperti, ce ne facciamo una ragione.

Eppure, nonostante il mio crescente disinteresse verso ‘Supernatural’, la notizia della sua chiusura mi colpisce particolarmente. Dopo l’avvento di Netflix e Prime Video, i due colossi delle serie in streaming, la qualità tecnica media delle produzioni seriali ha alzato notevolmente l’asticella. Sono nati degli instant classic come ‘Stranger Things’ e ‘La casa di carta’, destinati ad entrare, gusti a parte, in un’antologia futura dei must watch di quest’epoca.

È venuta fuori una nuova idea di serialità, più cinematografica, più ricca di personaggi, intrecci narrativi, e soprattutto con grandi partecipazioni dei volti più amati di Hollywood – ‘Kidding’ con Jim Carrey, ‘House of Cards’ con Kevin Specey, ‘The New Pope’ con John Malkovich e Jude Law. Davanti a questa rivoluzione di stile, nata con ‘Breaking Bad’, il primo vero fenomeno seriale degli ultimi dieci anni, molte serie tv non hanno retto il passo e sono crollate, nonostante la stima di pubblico e critica.

E quelle che non hanno cambiato cambiano pelle, per sopravvivere: possiamo dire che i ‘Simpson’ esistano ancora soltanto per i tagli ai personaggi politicamente scorretti e per i nuovi doppiatori a prova di sensibilità, che ogni tanto riescono a ritagliarsi due righe sui giornali. Entrano in scena personaggi omosessuali e qualche ruolo secondario diventa il braccio destro del protagonista perché nero, fino all’uscita di uno spin-off interamente dedicato: non è una polemica, sto riportando dei fatti.

In tutto questo garbuglio, ‘Supernatural’ resiste e va avanti con la stessa filosofia con cui era nata, quindici anni fa: un mondo mascolino, due protagonisti maschili che non perdono occasione per rimorchiare belle ragazze con frasi da uomini duri, niente personaggi femminili centrali – quelli più rilevanti sono cattivi di secondo piano –, niente personaggi omosessuali, niente temi caldi, niente messaggio sociale. Solo mostri, fucili e un po’ di spirito texano.  

Visivamente mai eccezionale, con una regia piatta, semplice, e delle sottotrame elementari e autoconclusive, tantissimi omaggi al mondo del cinema e della letteratura ed episodi metanarrativi, ‘Supernatural’ ha trovato la formula vincente per diventare immortale: rispondere alla rivoluzione del politicamente corretto mantenendo lo spirito della serialità pre-Netflix, per quel pubblico scarno ma ancora legato alla genuinità del prodotto senza discorsi tra le righe e occhiolini faciloni alle minoranze.

E così anche l’essenza stessa dell’orrore: ‘Supernatural’ non vuole avere i toni cupi che aveva, per esempio, la rilettura Netflix di ‘Sabrina’, di qualche anno fa. Al contrario, gioca su uno spirito goliardico, ludico: dopo aver creato un macrocosmo di demoni cristiani dagli atteggiamenti squisitamente pagani, richiamando un po’ l’immaginario di Lovecraft e unendolo a una bislacca lettura dei testi sacri, ha caricato questo universo di armi da fuoco, inseguimenti, battute da pub, rozzezza e un uso eccessivo del sangue, un gusto bambinesco per il massacro.

Tutto quello che pensiamo di aver perduto per sempre è in ‘Supernatural’, e ancora oggi esiste contro una generazione di cupi drammi sociali, senza identità come tutte le cose che mirano al sociale. Ed è per questo che la ricorderemo, quando non ci sarà più. In compenso, ritroveremo Jensen Ackles nella terza stagione di ‘The Boys’, vera degna erede di ‘Supernatural’.

Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

Entertainment

American Dream?: il nuovo libro di Andrea Careri, tra sogni e opportunità

Riccardo Colella

Published

on

È uscito American Dream?: l’ultimo libro di Andrea Careri, scrittore e vlogger romano che si divide tra l’Italia e gli States. Dopo La Mia New York – Vivere nella città che non dorme mai e Un giorno senza Kobe – Storie di Los Angeles, Careri raccoglie cento interviste di italiani che, come lui, si son trasferiti in America alla ricerca del Sogno Americano.

AMERICAN DREAM – Il quesito che si pone Careri è semplice: ai tempi del Covid-19 e con gli USA guidati da un Trump ai minimi storici nei sondaggi di gradimento, esiste ancora l’American Dream? E cosa si intende per “sogno americano”? Inutile negare che gli USA abbiano sempre rappresentato, almeno nell’immaginario collettivo, la terra delle grandi opportunità. Quel posto magico dove tutto è possibile e la fortuna è dietro l’angolo, pronta per essere colta.

Da Boston a New York, dal Tennessee al West Virginia, passando per Los Angeles, San Antonio e il Texas, gli intervistati raccontano la propria esperienza negli Stati Uniti e il rapporto con l’Italia. Ne nascono opinioni e idee differenti: eterogenee per esperienze di vita, aspettative, delusioni, falsi miti e realizzazioni.

Storie diverse che raccontano un’America complessa, dura e talvolta animata da ben radicati preconcetti con cui confrontarsi. Un’America che è culla di quella capitalist society che, spesso, pare essere strutturata per chi la fortuna ce l’ha già.  American Dream?, però, non è solo un dipinto degli Italiani che vivono, lavorano e sognano negli USA, oppure un utile dispensario di consigli per chiunque voglia tentare la scalata al sogno americano. L’opera di Careri è, anche e soprattutto, una dichiarazione di amore verso un Paese come l’Italia. Un Paese in cui, quegli emigrati, hanno lasciato il cuore.

Continue Reading

Entertainment

Gianni Rodari, cento anni fa nasceva il poeta dei bambini. A L’Aquila un flashmob in suo onore

Ma i componimenti dello scrittore non avevano presa solo sui bambini ma contenevano messaggi importanti che ancora oggi trovano motivo d’esistere

Antonella Valente

Published

on

Tra i massimi scrittori italiani per l’infanzia del XX secolo, Gianni Rodari avrebbe compiuto oggi 100 anni.

Nato nel comune piemontese di Omegna nel 1920, Giovanni Rodari è stato maestro, pedagogista, giornalista, maestro e poeta. Tra le sue opere più famose ricordiamo “La grammatica della fantasia“, pubblicata nel 1973 da Einaudi, una specie di manifesto teorico sui meccanismi che sottendono l’arte di inventare storie.

Nel 1970 Rodari ha ricevuto, primo e unico italiano fino a oggi, il Premio Hans Christian Andersen, considerato il “Piccolo Premio Nobel” della narrativa per l’infanzia, il più prestigioso riconoscimento internazionale che premia la qualità letteraria ed estetica degli scritti prodotti nel corso della carriera.

Filastrocche, poesie, racconti per l’infanzia surreali, divertenti, fantasiosi, poetici, hanno accompagnato l’infanzia di intere generazioni. Rodari usava sempre un linguaggio semplice, chiaro, originario che innescava curiosità tra i più piccoli dando prova di come li tenesse in considerazione e di conoscerli nel profondo.

Ma i componimenti dello scrittore non avevano presa solo sui bambini ma contenevano messaggi importanti che ancora oggi trovano motivo d’esistere. Tolleranza, integrazione, solidarietà, amore per la natura e solidarietà sono solo alcuni dei principi cardine alla base dei lavori di Rodari che era capace di trasmettere un insegnamento con l’utilizzo semplice delle parole e delle rime che lascia a bocca aperta. Addirittura alcuni suoi testi, tra i quali la celeberrima “Ci vuole un fiore“, furono musicati da Sergio Endrigo e da altri cantautori.

In occasione del centenario della sua nascita all”Aquila Spazio Rimediato e l’associazione Brucaliffo hanno organizzato un flashmob per chiunque abbia amato e ami Gianni Rodari.

Appassionati di tutte le età, in maniera spontanea e volontaria, potranno prendere parte alla manifestazione leggendo o recitando ai passanti il proprio pezzo preferito dello scrittore. L’evento avrà luogo presso la Villa Comunale a partire dalle 17.30 e ogni partecipante dovrà preparare un cartello con il titolo della storia che leggerà, fino a quando le parole di Rodari riecheggieranno tra le strade aquilane.

Leggi anche: Gianni Rodari e il sottotesto politico di cui nessuno parla

Continue Reading

Entertainment

Idee per il fine settimana: la formula dell’Officina della Scultura

Il progetto ha scelto quest’anno di non rinunciare al racconto dell’arte scultorea, solo di spostarsi all’esterno e di arricchire il suo percorso con due installazioni

redazione

Published

on

L‘Officina della Scultura rinnova la sua formula e incontra il pubblico all’aperto fino al 25 ottobre, percorsi di scultura tra Milano e Sesto San Giovanni e Bergamo.

Anche quest’anno sono tre i protagonisti, con Franco Mazzucchelli anche Kengiro Azuma e Piero Cattaneo, e grazie a due installazioni e alle passeggiate en plein air è possibile scoprire e approfondire la conoscenza della scultura italiana del Novecento.

L’Officina della Scultura, ideata e promossa da Fondazione Piero Cattaneo di Bergamo, si pone come obiettivo non solo di divulgare e promuovere la conoscenza dell’arte e delle tecniche ma anche di realizzare una vera e propria mappatura di artisti, luoghi e storia lunga oltre un secolo.

Di norma dedicato all’apertura di alcuni atelier, il progetto ha scelto quest’anno, per venire incontro alle esigenze sanitarie, di non rinunciare al racconto dell’arte scultorea, solo di spostarsi all’esterno e di arricchire il suo percorso con due installazioni. Dal 13 al 18 ottobre la città di Bergamo accoglie due interventi scultorei di Franco Mazzucchelli (Milano 1939). In due luoghi simbolo della città, largo Porta Nuova e piazzetta Santo Spirito, trovano accoglienza due grandi sculture gonfiabili, tridimensionali geometrie non euclidee.

Queste strutture in PVC si danno propriamente alla città, come allude lo stesso titolo A. TO. A. sigla di Art to Abandon, ma anche alla francese à toi, a te / per te, cioè per il pubblico. I cittadini infatti da spettatori vengono invitati a trasformarsi in performer, intervenendo sulla superficie plastica con pennarelli indelebili.

Sabato 24 ottobre e domenica 25 ottobre 2020 a Milano e a Sesto San Giovanni, il pubblico è accompagnato alla scoperta di Kengiro Azuma (Yamagata 1926 – Milano 2016). Con la presenza eccezionale del figlio dell’artista, Ambrogio, sarà possibile approfondire la conoscenza dell’opera MU 141 in piazzale Cimitero Monumentale a Milano, e del messaggio di cui si fa portavoce, simbolo nelle intenzioni dell’artista di rinascita. L’appuntamento a Sesto San Giovanni è dedicato alla Fontana delle Tartarughe, intervento che ha visto lavorare fianco a fianco padre e figlio, in perfetta armonia.

La vocazione didattica del progetto, a cura di Marcella Cattaneo, si sviluppa così grazie a specifiche visite en plein air che coinvolgono, le opere di Franco Mazzucchelli e interventi di artisti coinvolti nelle precedenti edizioni, come Piero Cattaneo (Bergamo 1929 – 2003) e Kengiro Azuma (Yamagata 1926 – Milano 2016)

Percorsi gratuiti con prenotazione obbligatoria: +39 333 2698886

Milano: sabato 24 ottobre 2020 ore 9.00 e ore 11.00
Sesto San Giovanni: domenica 25 ottobre 2020 ore 9.00 e ore 11.00

photo Kristin Man

Continue Reading

In evidenza