Storie di periferia e ribellione, di amore e desideri: Ballad 2020 segna il ritorno de La Scelta

Dopo l’ottimo riscontro del precedente “Ho guardato il cielo” (feat. Mirko Frezza), la band romana torna con un brano che affronta le contraddizioni, la precarietà di relazioni e l’instabilità lavorativa di questo periodo storico. “Ci siamo formati nel 2006. All’inizio suonavamo tutti in vari locali, avevamo diverse cover band, poi ci siamo uniti perché volevamo creare qualcosa di nostro. Scegliere di formare una band e durare nel tempo è un compito difficile ma allo stesso tempo molto affascinante. C’è chi nasce solista e chi nasce per far parte di una band, in questo caso ci si riconosce immediatamente, è una questione di empatia e intelligenza di sapersi ritagliare un ruolo

Da pochi giorni è uscito “Ballad 2020”, vostro nuovo singolo. È un concentrato di emozioni e spunti circa il periodo che stiamo vivendo. Vogliamo parlarne nel dettaglio, anche con riguardo al processo di songwriting?

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“Ballad 2020” è stato scritto la scorsa estate, ma è rimasto nel cassetto fino a qualche settimana fa, ci sembrava questo il momento adatto per tirarlo fuori dal guscio. Durante l’ascolto è come se scorressimo un album fotografico fatto di immagini quotidiane. In un periodo storico così ingarbugliato, tanto frenetico quanto instabile, l’amore e la passione possono trasformare le nostre intenzioni in decisioni determinanti e azioni concrete.

Accennate alla ribellione e alla normalità. Ma cosa sono per voi questi fattori? Quanto condizionano la vostra vita?

Le nostre canzoni descrivono le nostre esperienze. Storie di periferia, racconti di chi spesso si trova ai margini della società e vuole rilanciarsi nel mondo, cercando un respiro di “normalità”. La ribellione è intesa come un’azione di pensiero nuova, moderna, contro il pregiudizio di chi non riesce a guardare oltre il proprio naso; parliamo di integrazione, conoscenza delle diversità per abbattere le differenze, tutti concetti che fanno parte del nostro essere individui prima che musicisti.

Come è cambiata, dal 2006 a oggi, la scena musicale capitolina?

Sono emerse tantissime realtà musicali indipendenti, specie negli ultimi anni, e questo è un segnale sorprendente. Roma è una fucina di talenti che gravitano nell’underground, stanno nascendo molti locali che danno spazio alla musica indipendente.

Se doveste, invece, descrivere il vostro percorso, come lo giudichereste? Avreste potuto fare di più? Roma è una città che può dare validi sbocchi?

Avremmo potuto sicuramente fare di più, o anche meno. Siamo soddisfatti del percorso fatto sin qui, abbiamo alle spalle esperienze indimenticabili come Sanremo, tantissimi concerti, produzioni e canzoni.

Quali, tra le vostre collaborazioni, vi è rimasta più nel cuore? Con riguardo al futuro, invece, ce ne sono altre in cantiere? Con chi vi piacerebbe collaborare?

Sicuramente quella con Ron è stata la nostra collaborazione più duratura e importante. È senza dubbio l’artista con cui abbiamo condiviso esperienze musicali uniche, momenti divertenti , un’amicizia che resta. Lo scambio artistico è sempre stato fondamentale per la nostra crescita, fa parte del nostro DNA. C’è una lunga lista di grandi artisti con i quali ci piacerebbe condividere la nostra musica, per adesso non ci poniamo limiti.

Lascio a voi le ultime parole per salutare i nostri lettori

Un grande saluto a tutto il popolo di “The Walk Of Fame”, seguiteci sulle nostre pagine social con l’augurio di incontrarci prestissimo durante i nostri Live in giro.

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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