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Sting: “Mi manca l’Italia, mi manca il mio Paese preferito” a cui dedica The Empty Chair

Fabio Iuliano

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“Molti di voi sono separati da quelli che amano. Questa canzone parla di loro”, Sting dedica una canzone all’Italia in un video inviato a Pascal Vicedomini e pubblicato su Facebook nel quale, prima di suonare Empty Chair, parla in italiano di quanti hanno una ‘sedia vuota’ apparecchiata per chi è lontano in questo momento difficile.

“Mi manca il mio Paese preferito – dice l’artista inglese – e mi manca la mia bella casa in Toscana”.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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È morto Alfredo Cerruti, geniale fondatore degli Squallor

Autore televisivo, discografico, ma anche e sopratutto storico membro degli Squallor. Ci ha lasciati questa mattina Alfredo Cerruti.

redazione

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Si è spento poche ore fa Alfredo Cerruti, storico discografico e ultimo superstite degli Squallor. A dare la notizia, su Facebook, l’amico Natalino Candido, che non ha specificato le cause della morte, ancora sconosciute. Alfredo Cerruti è stato un importante discografico attivo dai primi anni ’60, con la Edizioni Adriatica, la CBS, la CGD e dall’82 con la casa discografica Ricordi, in qualità di direttore artistico fino all’86.

Autore televisivo, ha collaborato alla scrittura dei testi per Indietro tutta!, Il caso Sanremo, Fantastica Italiana e I Cervelloni, nelle quali collabora spesso con Arnaldo Santoro e Renzo Arbore. È stato l’autore delle stagioni 1998-1999 e 1999-2000 di Domenica In. In ricordo indelebile è però quello con gli Squallor, assieme a Toto Savio, Giancarlo Bigazzi e Daniele Pace, in cui Cerruti era l’inconfondibile voce narrante presente nella maggior parte delle canzoni.

Con gli Squallor Cerruti pubblicò 14 dischi in vent’anni, offrendo all’Italia di quegli anni probabilmente uno dei punti più alti della musica italiana, con parodie delle canzoni che superavano spesso la qualità delle originali. È stato il compagno per tre anni di Mina.

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Get it back, su tutte le piattaforme in streaming il nuovo brano dei Pearl Jam

Fabio Iuliano

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Da domenica 11 ottobre sarà disponibile su tutte le piattaforme streaming “Get It Back”, il nuovo brano dei Pearl Jam.

Get It Back” fa parte della compilation per beneficenza “Good Music to Aver the Collapse of American Democracy”, che è stata acquistabile il 2 ottobre per sole 24 ore. Questo progetto discografico contiene registrazioni mai pubblicate, rarità, remix e cover di artisti come i R.E.M., Hailey Williams, My Morning Jacket e molti altri. Tutti i proventi sono stati destinati al Voting Rights Lab, organizzazione politicamente indipendente che ha come obiettivo di diffondere informazioni politiche e legislative per assicurare e difendere i diritti di voto degli americani.

Pearl Jam hanno una lunga storia di attivismo e coinvolgimento politico che risale al 1992, quando hanno ospitato il concerto gratuito “Drop in the Park” a Seattle, che ha registrato migliaia di elettori. Per quasi tre decenni, la band ha suonato in innumerevoli concerti di beneficenza, ha sostenuto apertamente cause progressive e ha donato milioni di dollari a organizzazioni no profit locali e globali, attraverso la loro Vitalogy Foundation. Attualmente, la band sta collaborando con le principali organizzazioni nazionali tra cui People For The American Way, League of Conservation Voters e organizzazioni regionali selezionate come MakeThe Road Pennsylvania per promuovere il voto per posta.

A inizio 2020, i Pearl Jam hanno pubblicato “Gigaton. Prodotto da Josh Evans e dai Pearl Jam, “Gigaton” è il primo album in studio della band dopo “Lightning Bolt”, vincitore di un Grammy nel 2013.

Good Music To Avert The Collapse Of American Democracy, Volume 2 is available today only on Bandcamp. Listen to new…

Pubblicato da Pearl Jam su Venerdì 2 ottobre 2020

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Musica

Songs From The Woods: un viaggio nell’universo bucolico dei Jethro Tull

Sophia Melfi

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Nel 1976, il manager dei Jethro Tull Jo Lustig decise di consegnare a Ian Anderson un libro: “Folklore, Myths and Legends of Britain” di Russell Ash. Così le antiche leggende legate al folklore britannico, fatte di miti, superstizioni, storie di bizzarre creature magiche e festività pagane, presero vita in “Songs From The Woods”. Fu il decimo album in studio dei Jethro Tull, nonché pietra fondante della trilogia folk rock alla quale seguirono “Heavy Horses” (1978) e “Stormwatch” (1979). Futile asserire che quel libro fu creativamente fatale allo stile della band che passò da un rock progressivo a delle musiche intrise di medievalismo britannico e atmosfere celtiche.

Oltre a produrre, cantare, suonare il flauto, la chitarra, le tastiere, il mandolino e il liuto, Anderson scrisse i testi di ogni singola canzone dell’album i cui arrangiamenti, radicalmente ispirati al libro di storie fantastiche della Gran Bretagna precristiana, furono reinterpretati dal resto del gruppo. Anderson partì dunque dalla lettura di queste storie di antica magia pagana per sviluppare una serie di canzoni dal clima romanticamente fiabesco con un messaggio ambientalista di fondo.

Forse la natura non è così gentile come ci fa comodo credere. E’ matrigna o benevola a seconda di chi la vive.

In copertina, lo sguardo smarrito del cacciatore (Ian Anderson) immerso nelle calde tonalità autunnali di una una foresta sperduta in chissà quale zona della Gran Bretagna. Dell’acqua bolle su un fuoco (sacro simbolo druido). Il cappello del cacciatore è beffardamente posizionato su un albero reciso sotto al quale giacciono dei volatili tramortiti. Un lupo nero, di cattivo auspicio, fa capolino alle sue spalle. Sembrerebbe la trama di un libro di Stephen King, ma è solo il paratesto della narrazione storico-musicale messa a punto dai Jethro Tull.

“Songs from the wood will make you feel better.” Così inizia il viaggio nella foresta incantata dei Jethro Tull fatta di folletti, riti pagani, sacrifici e danze promiscue.

“Let me show how the garden grows”, lascia che ti mostri come cresce rigoglioso il bosco in cui abiti. Non tentare di distruggere ciò che ti ha creato e rispetta il mondo naturale da cui tu stesso provieni, sembra raccontare il testo.

“Have you seen Jack In The Green? With his long tail hanging down. He sits quietly under every tree in the folds of his velvet gown. He drinks from the empty acorn cup the dew that dawn sweetly bestows. And taps his cane upon the ground signals the snowdrops it’s time to grow.”

“Jack In The Green” è una figura mitologica tratta dal folklore britannico messo a punto in età rinascimentale. Essa è legata ad un rito di fertilità e rigenerazione della foresta, divorata dalle gelate invernali. E’ metafora stessa della natura che lentamente muore e si rigenera all’infinito.

“Hunting Girl” si rifà ad antiche leggende gaeliche/celtiche secondo cui le donne, prima della cristianizzazione, godevano della più totale disinibizione sessuale, rendendosi predatrici accanite dei propri uomini. L’eco è quella di un amore che risponde ai più elementari istinti carnali degli uomini i quali, evidentemente, non percepivano ancora il bisogno di castigarsi col cilicio per aver consumato dei pensieri impuri sulla Vergine.

“Velvet Green” è una delle canzoni più complesse quanto emblematiche dell’album. Concepita strutturalmente come una  pièce teatrale fatta di tempi e intervalli finalizzati ad aumentare la suspence negli spettatori, essa rievoca un amore pastorale tipico dell’immaginario bucolico virgiliano. La trama ruota attorno all’offerta d’amore di un giovane uomo che chiede un appuntamento alla donna desiderata, richiamando apertamente gli scenari poetici dell’amor cortese.

“Pibroach”, dal gaelico  piòbaireached, un genere di musica triste, cupa e funerea, tratta di un amore non corrisposto di un cavaliere errante alla spasmodica ricerca della propria amata in mezzo alla foresta. Il suo è un sentimento irrequieto e insalubre che si spezzerà una volta scoperta la relazione della donna con un altro uomo.

“Fire At Midnight” è il brano conclusivo del vagabondare bucolico dei Jethro Tull. “Build a little fire this midnight. It’s good to be back home with you.” E’ bello tornare a casa da te, dopo questo lungo ed estenuante viaggio. Alla fine il fuoco inebrierà i nostri sensi e placherà le nostre preoccupazioni. Ancora una volta, il testo richiama molteplici immaginari leggendari e interpretazioni “romantiche”.

“Songs From The Wood” è il genio creativo e sperimentale dei Jethro Tull. E’ la follia razionale di Ian Anderson. E’ medievalismo puro e riscoperta dell’antica magia del folklore britannico nei sentimenti degli uomini contemporanei, all’imperitura ricerca dell’amore nella natura.

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