Intervista a Simone Guarany, tra teatro impegnato e serie TV

Simone Guarany, giovane attore romano emergente. Teatro, televisione, cinema. Ora impegnato nello spettacolo di Edoardo Sylos Labini “Il Sistema”, tratto dal best seller scritto dall’ex magistrato Luca Palamara insieme al giornalista Alessandro Sallusti, ha nel suo curriculum parti in “Vite Parallele”, di Antonio Nobili e “Riccardo III”, di Riccardo Merlini.

Non solo. “War: La Guerra desiderata” regia di Gianni Zanasi che uscirà nelle sale cinematografiche il prossimo anno. E ancora “Il Regno” regia di Francesco Fanuele, “Bangla” di Phaim Bhuiyan.

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Insomma emergente sì ma con un bagaglio di esperienze di tutto rispetto. Lo abbiamo intervistato in attesa del debutto a Roma al Teatro Sala Umberto proprio con lo spettacolo inerente al tema della malagiustizia.

Giovane attore emergente ma con alle spalle numerose parti sia a teatro che in televisione che con il tempo stanno aumentando sia quantitativamente che qualitativamente. Parlaci un po’ del tuo percorso artistico, gli inizi, le motivazioni, cosa ti ha spinto a iniziare e come sei arrivato a questo punto.

Più che in televisione al Cinema che è da sempre la mia grande passione, da quando sono piccolo vado al cinema almeno una volta a settimana. Diciamo che è iniziato tutto cosi, nel mio cinema di quartiere a Cinecittà. Per me era incredibile quello che vedevo sul grande schermo e da piccolo decisi che quello sarebbe stato il mio lavoro. All’inizio ovviamente ho studiato in diverse scuole e accademie con piccoli debutti teatrali poi è arrivato il Cinema.

“Il Sistema”, spettacolo di Edoardo Sylos Labini, nome altisonante all’interno del panorama teatrale italiano. Spettacolo che si ispira al libro scritto dall’ex magistrato Luca Palamara con il giornalista Alessandro Sallusti. Il 21 settembre andrà in scena la prima a Roma al Teatro Sala Umberto. Raccontaci qualcosa di questo spettacolo, come stai vivendo questo ritorno sul palco, il tuo ruolo.

“Il Sistema” è uno spettacolo di teatro civile. Raccontiamo la storia più recente del nostro paese, i suoi intrighi e gli inganni, credo sia importante parlare della corruzione. Quella vera ovviamente non quella del padre di famiglia che evita di fare uno scontrino per arrivare a fine mese, non che sia giusto eh, però credo che ci sia qualcosa di profondamente marcio in Italia oggi e credo che sia giusto parlarne. Nello spettacolo io sono l’intercettatore, colui che tutto vede e tutto sente, una specie di Dio che tesse trame nell’ombra.

Questo spettacolo si è capito ti sta particolarmente a cuore per le tue vicende familiari. Dunque cosa ti ha spinto ad accettare la parte, come vivi la messa in scena di qualcosa che ti ha toccato nell’intimità, quali emozioni ti provoca e soprattutto cosa pensi che potrà ottenere questo lavoro, sia a livello di apprezzamento da parte del pubblico sia a livello di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Mi riempie di orgoglio. Sono felice di poter raccontare al grande pubblico i drammi che molte famiglie hanno vissuto e che molti altri vivranno, purtroppo. La mia famiglia è stata direttamente colpita dalle folli congetture di Pignatone che non ha mai chiesto scusa e che anzi, continua a credere di stare dalla parte del giusto, quanto meno Palamara, il protagonista della nostra storia, ha ammesso le sue colpe.

“Il Sistema” non è, come detto, l’unico spettacolo a cui hai preso e stai prendendo parte. Quali sono gli altri progetti a cui stai lavorando, a cui lavorerai e ovviamente obiettivi e programmi futuri.

Per il futuro prometto un grande film che ora è il lavorazione, non posso aggiungere altro ma sono sicuro che prossimamente il pubblico potrà apprezzare una grande opera cui presi parte lo scorso anno. Al momento invece ho da poco finito l’ultimo film di Gianni Zanasi, un regista che stimo molto e con il quale spero vivamente di poter tornare a creare insieme, e sono impegnato nelle riprese di una serie Rai con Neri Marcorè, in cui faccio il giornalista.

Il teatro, come tutto il mondo dello spettacolo, viene da quasi un anno e mezzo di buio. Una realtà vessata particolarmente da questa pandemia che vi ha messo a dura prova. Come hai vissuto questo ritorno sul palco e come hai passato il periodo di chiusura dei sipari.

Quello che mi fa più male è vedere la cultura del nostro paese in stato di totale abbandono. Non c’è un piano, una visione, non c’è nessuno che si prenda la briga di fare davvero qualcosa, spesso tutto si limita alla solita cricca che lavora per cifre allucinati a discapito della qualità e del merito. Per quanto riguarda il teatro la situazione è ancora peggiore, se possibile…Ad ogni modo, tornare sul palco è stato ed è bellissimo, lo sguardo delle persone che ti ringraziano è impagabile. Credo che lo spettacolo in generale abbia una grande responsabilità e una inevitabile funzione pedagogica, se uno stato rinuncia all’educazione dei cittadini si perde tutto.

Un’ultima battuta riallacciandoci alla figura di Edoardo Sylos Labini. Nella sua ultima azione di qualche giorno fa ha dato vita a un flash mob sotto il Palazzaccio. Tra le parole chiave dette durante la manifestazione c’è stato un accenno al fatto di un ritorno a ruolo di protagonista della cultura nella quotidianità. Te oltre al tuo lavoro come attore stai portando avanti anche altre attività che hanno come cardine proprio la cultura e lo spettacolo.

Assolutamente si. Innanzitutto sto cercando di tornare all’insegnamento del Cinema nei licei, una cosa secondo me fondamentale che può davvero cambiare le cose. Inoltre sto lavorando a diverse opere da poter portare in scena per la stagione in arrivo. Spero davvero di poter riuscire ancora a regalare un pensiero o anche solo un’emozione.

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Federico Rapini
Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

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