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Teatro

Sgarbi racconta Raffaello e incanta L’Aquila

Federico Falcone

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La capacità magnetica di Vittorio Sgarbi di raccontare l’arte ha rapito, ancora una volta, il pubblico abruzzese presente all’Aquila in occasione de “I Cantieri dell’Immaginario“, la rassegna culturale che in queste settimane sta animando il capoluogo con un calendario ricco di appuntamenti di altissima qualità. All’interno di una piazza Duomo gremita in ogni posto disponibile a causa del distanziamento sociale, il critico d’arte ha raccontato la nascita e l’evoluzione del genio artistico di Raffaello Sanzio in uno evento fortemente voluto dalla Società Aquilana dei Concerti B.Barattelli.

La narrazione basata su elementi storici, documenti, analisi di opere d’arte, in un continuo rimando alla contemporaneità ha affascinato i presenti, con gli occhi perennemente fissati sulle raffigurazioni del Sanzio che si alternavano nelle proiezioni sul palco. Un insieme di racconto, immagini e suoni che ha incantato la città dell’Aquila, la cui storia artistica, architettonica è culturale è tra le più preziose in Italia. Raffaello è considerato uno dei più grandi artisti d’ogni tempo, la sua opera ha segnato i pittori successivi, fino ai moderni e contemporanei, è stata di vitale importanza per lo sviluppo del linguaggio artistico.

Questo Sgarbi lo sa bene e, analogamente a quanto fatto in passato con altri artisti, ha portato sul palco uno show al cui centro vi erano le immagini e i colori dell’artista. Una spiegazione dettagliatissima, carica di elementi non sempre presenti nei libri di storia e, proprio per questa ragione, caratterizzanti uno spettacolo che va bene al di là del semplice concetto di evento come lo conosciamo. Potremmo tranquillamente definirla una lectio magistralis offerta agli spettatori. Un modo meraviglioso per avvicinarli all’arte del Raffaello ma, più in generale, a quella pittorica. Vero perno culturale del nostro Paese.

Foto: I Cantieri dell’Immaginario

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Teatro

Stop ai teatri, protesta all’Aquila con sigilli e nastro adesivo sulla bocca

Fabio Iuliano

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Una catena con tanto di lucchetto per sbarrare la porta e il nastro adesivo sulla bocca al posto della mascherina. Gesto eloquente quello di Manuele Morgese, direttore artistico del Cinema teatro Zeta dell’Aquila, contro lo stop alle attività culturali previste dall’ultimo decreto anti-Covid.

“Non c’è nulla da dire, i miei dipendenti andranno in cassa integrazione, io posso solo fare questo”, afferma al magazine specialista VirtuQuotidiane mentre chiude le porte del nuovo foyer inaugurato solo qualche settimana fa nel Parco delle Arti, in località Monticchio.

Il teatro, come tutti si era adeguato rispettando tutti i protocolli di sicurezza e riducendo i posti in sala da 200 ad appena 60. Non è bastato a risparmiare la nuova serrata.

Il Teatrozeta ha annullato tutta gli spettacoli in calendario sino alla fine dell’anno.

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Teatro

Cinema e teatri chiusi, l’appello di Unita: il governo tuteli il nostro lavoro

Fabio Iuliano

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“La chiusura di cinema e teatri stabilita dal Dpc, domenica 24 ottobre, fa sì che l’Italia diventi il primo Paese europeo a non garantire ai suoi cittadini che l’industria della cultura e dello spettacolo continui a produrre per loro”.

Inizia così il comunicato stampa dell‘Unione nazionale interpreti teatro e audiovisivo (Unita), associazione di categoria di attrici e attori. Un appello che fa rilevare che al momento “non esistono piani di tutele e ristori, equamente ripartiti fra lavoratori e imprese per un comparto bloccato”.

“I teatri”, si legge, “potrebbero restare aperti con capienza al 75%, con distanziamento sociale, con orari anticipati a prima del coprifuoco e fondi di ristoro governativi per i mancati guadagni del settore sofferti soprattutto da parte degli interpreti. Nessun ragionamento è stato fatto in tal senso ma si è preferito procedere con la chiusura in blocco del settore”.

“Teatro e cinema tuttavia”, si legge ancora, “sanno convivere con il Covid perché su 344mila spettatori, da Marzo a settembre, è stato constatato 1 solo caso di covid. (studio Agis 2020)”.

Pertanto la categoria degli interpreti rappresentati da Unita chiede al presidente Conte di:

1) Tenere aperte le sale con gli orari degli spettacoli anticipati a prima di eventuale coprifuoco.

2) Introdurre i protocolli di sicurezza per il teatro (su modello del protocollo audiovisivo) per artisti, tecnici e maestranze.

3) Far rispettare il comma 5 dell’art.19 del Ccnl della Prosa in caso di sospensione della produttività.

4) Creare ammortizzatori sociali continuativi per colleghe e colleghi in difficoltà fino al termine dell’emergenza.

L’associazione Unita è nata a giugno di quest’anno. Ne è presidente Vittoria Puccini, vice presidente Fabrizia Sacchi, vice presidente Giorgia Cardaci. Ne sono consiglieri Marco Bonini, Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi, Maria Pia Calzone, Fabrizio Gifuni, Paolo Calabresi, Stefano Scherini e Francesco Bolo Rossini in rappresentanza di più di 500 iscritti.

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Teatro

Riccardo Muti non ci sta: “chiusura teatri comporta impoverimento mente e corpo”

“L’impoverimento della mente e dello spirito è pericoloso e nuoce anche alla salute del corpo”

Federico Falcone

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Cinema e teatri chiudono e sono sospese le attività inerenti al mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento culturale. Questo emerge nel nuovo DPCM firmato dal presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte. Una decisione che ha scatenato reazioni dure, prese di posizioni forti, poiché giudicata come eccessiva e come un probabile colpo di grazia a un settore che da febbraio vive una crisi fortissima, parzialmente controbilanciata da un’estate che ha rialzato umori e, soprattutto, incassi, tra gli addetti ai lavori

Leggi anche: Conte firma il nuovo Dpcm: chiusi teatri e cinema. È un lockdown mascherato

Chiudere le sale da concerto e i teatri è decisione grave. L’impoverimento della mente e dello spirito è pericoloso e nuoce anche alla salute del corpo”, queste le parole riportate all’interno di una lettera aperta inviata al Corriere della Sera dal noto direttore d’orchestra Riccardo Muti. Un appello accorato, come lui stesso sottolinea nel testo.

Leggi anche: Franceschini: “Dolore per lo stop a cinema e teatri ma prima viene la salute”

Leggi anche: Ascanio Celestini: “Due paesi vivono uno accanto all’altro. Uno civile e rispettoso, l’altro menefreghista e arrogante”

Di seguito, la lettera inviata al Corriere della Sera dal Maestro Riccardo Muti

Egregio presidente Conte,

pur comprendendo la sua difficile responsabilità in questo lungo e tragico periodo per il nostro Paese, con la necessità improrogabile di salvaguardare la salute, bene supremo, dei nostri concittadini, sento il bisogno di rivolgerLe un appello accorato.

Chiudere le sale da concerto e i teatri è decisione grave. L’impoverimento della mente e dello spirito è pericoloso e nuoce anche alla salute del corpo. Definire, come ho ascoltato da alcuni rappresentanti del governo, come «superflua» l’attività teatrale e musicale è espressione di ignoranza, incultura e mancanza di sensibilità.

Tale decisione non tiene in considerazione i sacrifici, le sofferenze e le responsabilità di fronte alla società civile di migliaia di Artisti e Lavoratori di tutti i vari settori dello spettacolo, che certamente oggi si sentono offesi nella loro dignità professionale e pieni di apprensione per il futuro della loro vita.

Le chiedo, sicuro di interpretare il pensiero non solo degli Artisti ma anche di gran parte del pubblico, di ridare vita alle attività teatrali e musicali per quel bisogno di cibo spirituale senza il quale la società si abbrutisce.

I teatri sono governati da persone consapevoli delle norme anti Covid e le misure di sicurezza indicate e raccomandate sono state sempre rispettate. Spero che lei possa accogliere questo appello, mentre, fiducioso, la saluto con viva cordialità.

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