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Che cos’è una rivoluzione, secondo Sergio Leone

Come nasce e cosa comporta una rivoluzione? Basta una buona dose di dinamite a cancellare il passato? Ce lo siamo chiesti oggi, a 37 anni dal movimento zapatista.

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“Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non sanno leggere i libri e gli dicono ‘Ehi, qui ci vuole un bel cambiamento’. La povera gente fa il cambiamento. Poi quelli più furbi tra quelli che sanno leggere i libri si siedono intorno a un tavolo e parlano, e parlano e mangiano, mangiano. E intanto che fine fa la povera gente? Tutti morti! E poi sai cosa succede? Nulla, tutto torna come prima.”

Se cercassimo di spiegare che cos’è una rivoluzione, come l’avrebbe spiegata Juan Miranda nel celebre ‘Giù la testa’ di Sergio Leone, dovremmo certamente usare queste parole. Ce lo chiediamo oggi, a distanza di 37 anni dalla nascita del movimento zapatista, ispirato da quell’Emiliano Zapata che non solo fu a capo della rivoluzione messicana, agli inizi del Novecento, ma la cui figura aleggia continuamente all’interno del film di Leone.

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In ‘Giù la testa’, la posizione verso le rivoluzioni è scettica e disinteressata, sebbene il meccanismo ideologico provi a innescarsi in più di un’occasione. Ciò che preme veramente sottolineare a Leone è però il ruolo dell’amicizia all’interno dell’epopea messicana di inizio secolo, in un contesto politicamente agitato e fragile, che ingolosisce i due anti-eroi della pellicola. L’obiettivo infatti è compiere il colpo della vita: una rapina alla banca della fittizia cittadina di ‘Mesa Verde’.

C’è Leone, quindi, e il tentativo di disegnare i bordi di una mitologia sempre presente nel suo cinema, ma l’antico west cede il posto a un mondo moderno, diverso, dove è facile osservare dinamiche dalla portata non più intima e privata ma politica, di estensione nazionale. E per quanto i due protagonisti tentino di circuire la rivoluzione ai fini del loro personale obiettivo, la guerra civile bussa alle porte e il quadro generale entro cui avviene l’epopea leoniana si espande inquadratura dopo inquadratura.

Per questo è impossibile ritrovare nel film un concetto anche vago o aleatorio di giustizia, onore, fedeltà. Ciò a cui assistiamo è una rivoluzione caotica, polverosa e che non permette neppure a chi racconta di rimettere insieme un mosaico nitido degli avvenimenti: la storia si apre nel disordine per chiudersi nel disordine, senza che sia possibile per lo spettatore o per i protagonisti prevedere gli avvenimenti immediatamente successivi.

Nella narrazione trova spazio anche una lettura precisa del rapporto tra il passato e il presente: lungi dall’essere un film passatista o reazionario, ‘Giù la testa’ riflette sull’impossibilità di tradurre il tempo presente di fronte a una rivoluzione che cambia continuamente le carte in tavola, e rende impossibile prevedere il futuro imminente. Davanti a questa condizione di congelamento del tempo, in cui l’unico futuro immaginabile è quello imminente, dell’Adesso pronunciato da Juan Miranda alla fine del film, il passato diventa una terra lontana e ideale. Alla dinamite – che ha un ruolo centrale nella pellicola – il compito di cancellarlo, nell’intimità dei protagonisti come nel destino dell’intero Paese.

Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

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Né abusi né riti satanici: la sconcertante verità sui Diavoli della bassa modenese

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Dopo la recente uscita su Amazon Prime di “Veleno”, la docuserie basata sull’inchiesta del giornalista italiano Pablo Trincia sui “Diavoli della bassa modenese”, si è tornato a parlare assiduamente della macabra vicenda nata sul finire degli anni Novanta. Davide, a cui in “Veleno” gli fu attribuito il nome fittizio di Dario, “il bambino zero” è colui che diede il via alle indagini, a cui seguirono oltre quindici anni di processi.

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Dopo le dichiarazioni del bambino (all’epoca aveva sette anni), in breve tempo prese il via un vero e proprio effetto domino che vide coinvolti in totale sedici bambini, i quali furono allontanati dalle famiglie a causa di presunti maltrattamenti e violenze. A ventiquattro anni dall’inizio della vicenda Davide, ora trentunenne, torna a parlare. Sconcertanti sono le rivelazioni del ragazzo, considerando che a causa di quelle parole decine di persone videro andare in pezzi la propria vita e furono marchiati per sempre.

«Ricordo diversi colloqui anche di otto ore. Psicologa e assistenti sociali non smettevano finché non dicevo quello che volevano loro. Mi dicevano che ero coraggioso». E ancora, «Né abusi né riti satanici, sedici bambini tolti ai genitori per le mie accuse inventate. Ora ho trovato il coraggio di dire la verità»

A quanto pare, una patologica paura dell’abbandono spinse Davide, già reduce da una situazione di disagio all’interno della famiglia d’origine a muovere le accuse, il quale oggi afferma «La psicologa e gli assistenti sociali mi martellavano fino a quando non dicevo quello che volevano sentirsi dire. Io avevo paura che, se non li avessi accontentati, sarei stato abbandonato dalla mia nuova famiglia, e così inventai».

Certamente, dopo le recenti affermazioni del ragazzo, la teoria basata su una possibile creazione di falsi ricordi nati nei minori a causa degli interrogatori pressanti degli psicologi, portata avanti da diversi esperti del settore che hanno analizzato i filmati del 1997-1998 inizia ad essere più di una teoria.

I “Diavoli della bassa modenese” vivevano, dunque solo nella mente di Davide e degli altri bambini coinvolti?

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Euro 2020, sport e musica per guardare oltre: esplosione di colori alla cerimonia inaugurale

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Il “Guglielmo Tell” di Gioacchino Rossini, il “Nessun dorma” di Giacomo Puccini, affidato alle corde vocali di Andrea Bocelli, ma anche performance virtuale di Martin Garrix con Bono e The Edge degli U2, che hanno realizzato “We Are The People” – inno ufficiale della rassegna. La cerimonia inaugurale di Euro2020 si propone come un’esplosione di suoni, colori e fuochi d’artificio.

Una festa in uno stadio Olimpico che ritrova il pubblico sugli spalti dopo un anno e mezzo di restrizioni, accessi contingentati e silenzio. L’occasione è la partita inaugurale del torneo continentale, in un giorno troppo importante non solo per gli appassionati di sport. Il calcio si ritrova comunque un collante fra persone che a lungo hanno visto la loro socialità ridotta.

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A creare un ponte tra presente e passato due simboli azzurri: i campioni del mondo Francesco Totti e Alessandro Nesta a rappresentare i due emisferi calcistici della capitale.

Poi i musicisti della banda della polizia e 6 cavalieri – in uniforme risorgimentale – a eseguire il brano il ‘Guglielmo Tell’. Spettacolare, poi, la coreografia con delle enormi palle sospese nell’aria a rappresentare le 24 squadre partecipanti a Euro2020 e le città ospitanti: Amsterdam, Baku, Bucarest, Budapest, Copenhagen, Glasgow, Londra, Monaco, Siviglia, San Pietroburgo, oltre a Roma.

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Poi è il momento di Bocelli, in grado di emozionare mentre i 24 palloncini si raggruppano in un unico grappolo, circondati da un’esplosione di effetti pirotecnici colorati ad occupare l’intera copertura dello stadio. In volo, dei ballerini acrobatici.

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A chiudere la cerimonia inaugurale l’inno “We Are The People” – messo in campo ma solo grazie ad effetti 3D a servizio della diretta televisiva per avvicinare i tifosi di tutto il mondo e far vivere loro le emozioni dell’Olimpico. Poi il momento degli inni, con le note inconfondibili che accompagnano le parole di Mameli. Un momento ancora più intenso se si pensa ai giorno in cui l’unico canto collettivo avveniva dai balconi.

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È morto Michele Merlo, il giovane cantante di “Amici”

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E’ morto nella tarda serata di ieri il cantante Michele Merlo, 28 anni, già concorrente di X Factor e di Amici. Come riportato dall’ANSA il ragazzo era ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Maggiore di Bologna dopo essere stato colpito, nella notte tra giovedì e venerdì, da un’emorragia cerebrale scatenata da una leucemia fulminante e sottoposto a un delicato intervento chirurgico.

Lo comunicano i consulenti della famiglia in una nota.  

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Le condizioni di Merlo, in arte Mike Bird, erano peggiorate nel corso delle ore. “Michele – ha fatto sapere ieri la famiglia in una nota – si sentiva male da giorni e mercoledì si era recato presso il pronto soccorso di un altro ospedale del bolognese che, probabilmente, scambiando i sintomi descritti per una diversa, banale forma virale, lo aveva rispedito a casa. Anche durante l’intervento richiesto al Pronto soccorso, nella serata di giovedì, pare che lì per lì non fosse subito chiara la gravità della situazione”. La famiglia Merlo ha anche voluto “smentire categoricamente quanto alcuni disinformati scrivono sui social: Michele non è stato in nessun modo vaccinato contro il Covid. Michele è stato colpito da una severa forma di leucemia fulminante con successiva emorragia cerebrale”. Fan e colleghi, da Emma Marrone a Francesco Facchinetti a Ermal Meta, da Federico Rossi (del duo Benji & Fede) a Aka7even, concorrente dell’ultima edizione di Amici, allo stesso programma di Maria De Filippi, hanno invaso nelle scorse ore i social di messaggi di affetto, incoraggiamento e solidarietà. 

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