Selfie e idiozie varie, quando la curiosità è lesiva per le opere d’arte

Tra le opere d’arte, l’ultima, in ordine di tempo, a essere danneggiata è stata la Paolina Borghese di Antonio Canova, custodita al museo di Possagno (Treviso). E’ accaduto in questi giorni. Un turista austriaco, forse mentalmente gravato dal caldo afoso di questa settimana, ha avuto la straordinaria idea di sedersi sulla preziosa scultura per scattarsi un selfie. Il suo personale ricordo. Oltre alla foto, però, in cui a essere immortalata sarà stata anche la sua idiozia, l’intrepido autore del gesto ha lasciato ulteriore traccia di sé, cioè un danneggiamento della Paolina.

Nel sedersi, con fare evidentemente maldestro e goffo, ne ha provocato la rottura di due dita del piede. Con fare altrettanto pavido e vigliacco, ha avuto la prontezza di allontanarsi dal museo senza denunciare l’accaduto. Insomma, senza macchia e senza paura. Il danno è stato rilevato solo in un secondo momento. Ad accorgersene i guardia sala che hanno dato l’allarme ai responsabili della struttura che, a loro volta, hanno avvertito la locale compagnia dei carabinieri. Sono al vaglio degli inquirenti i filmati di videosorveglianza. Dell’autore del gesto scellerato, però, ancora nessuna traccia. Nel mentre, i frammenti dell’opera danneggiati, sono stati messi in sicurezza.

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Di episodi analoghi il mondo ne è tristemente pieno. Le opere d’arte esposte alla mercé del pubblico sono innumerevoli, e poco importa se queste siano posizionate in spazi aperti, quindi pubblici, o, come nel caso specifico, al chiuso, quindi in musei. Il turista, o il “curioso”, troverà sempre il modo per contraddistinguersi in negativo, esibendosi in tutta la sua maleducazione e insolenza e, al tempo stesso, svelando la totale assenza di rispetto e riguardo per l’eredità artistica dell’essere umano. E, dove si allineano queste perversioni caratteriali e comportamentali, il risultato non può che essere lesivo.

I casi da citare sono migliaia, tutti equamente distribuiti nel corso di secoli e decenni. Pensiamo solo a coloro che si recano in visita al Colosseo e non hanno altro intuito se non quello di staccarne un pezzo per riportarselo trionfalmente a casa, salvo essere colti in flagrante o essere successivamente scoperti in possesso del cimelio. Medesimi episodi ne accadono a Pomperi, Ercolano, e in tutti quei siti archeologici dove l’occhio umano e quello della videosorveglianza non riescono a posarsi. L’onnipresenza non ci appartiene e il trasgressore, vero delinquente, lo sa e ne approfitta.

Siti archeologici, certo, ma anche statue, effigi, monumenti e chi più ne ha più ne metta. Il barbaro, il cafone, il vile, troverà sempre il modo per mettere la propria boria e il proprio deprecabile e smisurato senso di stupidità davanti al rispetto per l’opera d’arte. Un selfie non si nega a nessuno, neanche a chi, passivamente, ne subisce il danno. Ecco, quindi, che in molte occasioni ci troviamo a leggere di danneggiamenti più o meno gravi, di casi in cui la sicurezza dello stesso trasgressore è in pericolo, di stupri della moralità e dell’etica dei valori dell’arte stessa. Insomma, un’enciclopedia di infrazioni che solo a raccontarla non si finisce più.

Ovviamente non è il selfie, l’abbraccio o la foto ricordo il problema. No, no, e assolutamente no. La gravità risiede nella sfrontatezza con cui chi, pur sapendo di non poter portare avanti una determinata azione, la commette nella sola ottica di regalarsi una memoria. Tutti noi abbiamo foto di gite, di sopralluoghi, di momenti trascorsi in compagnia di persone a noi care. Ma quanti di noi hanno commesso un reato o trasgredito una regola per immortalare l’attimo? Quanti di noi hanno rischiato di arrecare danno a un’opera d’arte? Quanti di noi hanno effettivamente deturpato il patrimonio artistico? Una foto ricordo la si può scattare, certo che si, ma sempre nel rispetto di determinate regole. Anche di quelle non scritte.

La critica, però, non può essere rivolta esclusivamente ai trasgressori, ma deve tenere in considerazione anche chi non pone in essere quelle specifiche azioni di prevenzione mirate a scongiurare che l’insolente possa commettere il gesto sbagliato. Invece di sperperare danaro pubblico in trovate tanto ridicole quanto estemporanee, perché non assumere personale di sala altamente qualificato e con poteri ben precisi? Così, giusto per esporre un’idea nazional popolare.

Ricordo di una volta, al Louvre, dove una serie di bambini, ovviamente non istruiti a dovere dai genitori, scorrazzavano tra le sculture egizie, salivano e saltavano sopra di esse. In alcuni casi – Dio voglia che io non abbia mai visto quella scena – addirittura mangiavano la pizzetta. Si, avete capito bene, trovavano ristoro ingozzondosi su di un’opera d’arte secolare all’interno di uno dei musei più importanti sul pianeta Terra. Il tutto sotto gli occhi dei guardia sala. Sono pronto a testimoniarlo in tribunale, vostro onore.

Ecco, se tutto il mondo è paese, tutto il mondo è pieno delle medesime contraddizioni. La principale è quindi la più grave è quella di farsi le spalle larghe con la cultura e l’arte salvo poi valorizzare entrambe a tratti. E spesso anche malamente.

Foto: TgCom24

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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