Scopriamo i Bloop: la nostra musica per abbattere confini e mescolare sound e stili diversi

“Schiacciatempo” è il nuovo EP autoprodotto dei milanesi Bloop, pubblicato il 14 febbraio. Un disco che non vuole legarsi ad alcun genere in particolare, costruendo un’esperienza rock – cantautorale con richiami agli autori di qualche generazione fa, nella quale si alternano stati d’animo diversi: a volte più riflessivi, altre volte quasi rabbiosi, altri ancora ironici. La migliore caratteristica, però, è il cantato in italiano. Scelta coraggiosa, soprattutto se in un campo in cui l’esterofilia regna sovrana.

Ciao, ragazzi, come state? Per rompere il ghiaccio, volete presentarvi ai nostri lettori?

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Siamo una band milanese, ma caso vuole che tutti i componenti vengano da sotto il Tevere, tre quarti sono pugliesi e un quarto è campano. Facciamo pezzi nostri con testi in italiano, senza porci paletti di genere. Mescoliamo i nostri percorsi musicali e le nostre diverse influenze per concentrarci sul vestito migliore da dare ai singoli brani. Caratteristica che emerge spontanea una volta creato equilibrio e affiatamento nel gruppo. La formazione attuale è composta da Francesco Libertini (voce, tastiera, chitarra acustica), Claudio Nasti (chitarra elettrica, cori), Francesco Franky Todisco (basso, cori), Giuseppe Antonacci (batteria).

Da qualche settimana avete dato alle stampe “Schiattempo”, ep che unisce la poesia del cantautorato all’energia dell’indie-rock. Quando avete iniziato a lavorare a questo progetto?

E’ stata un’evoluzione durata per i nostri primi quattro anni con questa struttura e formazione, ma cominciata già prima. Dico “questa struttura” perché il gruppo inizialmente aveva due fondatori, entrambi autori e cantanti. Alessandro, che suonava anche il basso, è dovuto rientrare a Lecce e attualmente ci segue sulla parte grafica, oltre ad essere coautore di alcune delle canzoni che tuttora suoniamo. Tutte le canzoni dei nostri due primi EP, o per lo meno le bozze, risalgono a quei tempi. Tra le prime riarrangiate e inserite in scaletta con Claudio, Franky e Gabriele c’erano quelle che poi sono rientrate nella demo fatta a casa del 2016, tre più la quarta mai pubblicata perché incompleta, e una versione completamente diversa di Telenovela. Poi è toccato a Di Corsa e Disincontro, quest’ultima in particolare era poco più dell’arpeggio iniziale di chitarra, su cui abbiamo continuato a lavorare successivamente con Diego, il batterista con cui abbiamo registrato Schiacciatempo. Con lui abbiamo composto l’attuale arrangiamento di Telenovela e ripescato, stravolgendola, Non è importante, prima scritta e ultima che abbia trovato una forma soddisfacente. Il lavoro di registrazione e missaggio ci ha impegnato da fine 2018 a metà 2019.

Come si sviluppa il vostro processo di songwriting?

Partiamo da una bozza di struttura e testo. Poi ci lavoriamo in sala, modificando anche la struttura stessa quando serve. Ogni canzone ha una storia a sé, alcune nascono in un’ora e altre si evolvono in anni. Stesso dicasi per gli arrangiamenti, questi poi possono anche cambiare drasticamente negli anni. Faccio qualche esempio. Margherite sulle rocce della vecchia demo è venuta giù subito, arrangiamento idem ed è rimasta sempre più o meno quella. Telenovela è nata rockettara, dritto per dritto e con i chitarroni. Non è importante è stato un parto di anni e senza il contributo di ogni membro del gruppo sarebbe finita nel cesso. 

E’ corretto affermare che tra le vostre influenze musicali, una tra le più evidenti e, chissà, fondamentali è stato Franco Battiato?

Battiato è uno dei pochi italiani che ascoltiamo da sempre, anche quando la quasi totalità degli ascolti viaggiava sul rock in lingua straniera. Sicuramente quindi fa parte del nostro bagaglio di influenze e ci fa piacere che questo emerga in modo spontaneo, pur senza avercelo inserito con intenzione.

La band nasce a Milano ma voi non siete originari del capoluogo lombardo. Come, le vostre rispettive terre di provenienza, hanno influenzato il vostro sound? Quale è il contributo personale di ognuno di voi?

Una delle fortune dei nostri tempi è sicuramente poter avere accesso a una quantità enorme di musica. Di contro, magari viene trascurata quella parte di musica popolare più legata al territorio e alla tradizione locale, che si diffonde molto meno tramite i canali più noti. Credo che le rispettive terre di provenienza abbiano influenzato il nostro sound attraverso le esperienze di vita in contesti diversi, più che attraverso la tradizione musicale locale.

Francesco: sono sicuramente quello più sbilanciato verso il mondo cantautoriale e, in quanto autore, credo che questo si rifletta nel sound complessivo attraverso la scrittura. Negli arrangiamenti prevale il resto delle mie influenze, che mi piace mescolare e inserire senza tenere minimamente conto del loro ruolo originario. Ad esempio nelle parti di pianoforte e piani elettrici, spesso miscugli tra rock, blues e qualcosa di più classico.

Claudio: Mi occupo principalmente di arrangiamenti e a volte può capitare di divertirmi nel fare citazioni intenzionali. Negli arrangiamenti hai la possibilità di prendere del materiale sonoro, decontestualizzarlo e reinserirlo in temi e ambienti completamente diversi dal loro habitat di origine. Il risultato che viene fuori é nel 90% dei casi imprevedibile. Quando parlo di materiale sonoro chiaramente non mi riferisco a brani o autori precisi (quello è plagio), ma magari a frasi musicali che possono avere caratteristiche tipiche di un genere o di un periodo. Mi viene in mente, come esempio più rappresentativo, la chitarra che ho estrapolato dai miei ricordi di bambino, un po’ “watchu wari wari”, un po’ “Rimini Rimini”, insomma una chitarra tipicamente Italian B Movie, inserita in un pezzo quasi prog come Di Corsa. Mi ha riempito di soddisfazione :).

Franky: porto dentro di me il sound e il mood che contraddistingue la mia terra (la Puglia) anche se il mio percorso musicale, come per tanti, è iniziato ascoltando i capisaldi del rock prog anni ’60/70, la new wave anni ’80, il grunge dei ’90, come si fa un po’ a scuola studiando la letteratura e la storia dell’arte degli anni addietro. In questo percorso ho scoperto tante sfumature musicali che credo aver fatto mie e che sicuramente si manifestano in ciò che arrangio e quindi suono, come esperienza e conoscenza appresa, nulla di voluto e di prestabilito. Ecco sicuramente c’è un filo conduttore che esprime la mia attitudine musicale che attraversa tanti continenti, questo è il Groove.  

Beppe: io che sono l’anima sicuramente più pop del gruppo e sono l’ultimo arrivato, non nascondo che sono entrato un po’ in “conflitto” inizialmente con quel che erano già gli arrangiamenti dei brani, però abbiamo insieme ricercato cosa utilizzare e cosa no per amalgamarci al meglio, mantenendo però la mia propria identità proveniente un po’ dal (power) pop internazionale, l’indie britannico e il funky/hip hop dei fratelli neri. Potrei accennare anche al post rock e un periodo radioheadeggiante particolarmente intenso per cui potrei avere dei bug di sistema che ognittanto mi portano a viaggiare. Sono consigliati da nove dentisti su dieci.

Cosa è per voi l’originalità?

Lasciarsi influenzare da molti e imitare nessuno. Non indossare cappellini e orribili felpe dai colori accesi perché va di moda, al contrario, farlo assolutamente se ti piacciono davvero. Fare qualcosa di diverso, diverso e valido chiaramente. Abbattere i paletti, sciogliere il concetto di genere musicale e mescolare. Mettere se stessi in quello che si fa, arricchendosi a vicenda: un insieme di ingredienti che sicuramente evocano sapori già apprezzati, ma che senza dubbio racchiudono qualcosa di unico.

Cosa ne sarà della scena underground quando questa crisi sanitaria sarà cessata? Quali saranno le difficoltà maggiori che ci troveremo ad affrontare?

Molto dipende da quanto ci vorrà per tornare ad una vita normale, o per lo meno prossima alla normalità, e da quali saranno le azioni per sostenere il settore. Non ci lasciamo andare in previsioni in questo senso, in quanto non ci sono gli strumenti necessari. I problemi maggiori riguardano chi in questo periodo è completamente impossibilitato a lavorare, quindi nell’ambito musicale chi lavorava principalmente con i concerti dal vivo. Sicuramente ci saranno dei danni, ma non sarà questo a fermare la musica.

Il tempo a nostra disposizione è finito, lascio a voi le ultime parole famose per salutare i nostri lettori…

Un grande augurio che questa situazione finisca quanto prima. Non vediamo l’ora di portarvi la nostra musica dal vivo, intanto sfruttate il tempo #acasa per ascoltare il disco!

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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