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Musica

Fuori “Scale”, il terzo estratto delle Lingue che anticipa il nuovo album

Scale è la voglia di mettere per un attimo da parte i problemi e concentrarsi sulle cose più
leggere perché ogni tanto ad ognuno di noi serve respirare

Antonella Valente

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Si intitola “Scale” il terzo estratto delle Lingue ed è disponibile sulle maggiori piattaforme
digitali dallo scorso 27 marzo. La band aquilana, dopo il lancio di “Umani” e
“Regali” è pronta a dare un ultimo loro assaggio prima di pubblicare il suo secondo disco “Umani”, atteso per il prossimo 8 maggio.

“Scale” può apparire come una canzone semplice e leggera, ma, ascoltandone il significato celato preziosamente tra le righe, si possono comprendere le perplessità di una persona annoiata dalla struggente malinconia della vita quotidiana. Una vita quotidiana i cui tempi vengono ormai scanditi da una routine metodica e a tratti logorante ma che sembra difficile cambiare.

“Fare le scale mi distrugge”, è il leitmotiv che ritorna. Un lamento che rimbomba nelle
orecchie di chi ascolta e che accompagna le strofe descrivendo intensamente un senso di
pesantezza mentale e fisica.

Questa nostalgia a tratti aggressiva parte da alcune condizioni psicofisiche comuni, come
l’aver bevuto troppo o il continuo starnutire a causa dell’allergia stagionale, per poi farsi
sempre più acuta e sottile, andando a colpire il vero argomento del brano.
Le scale vanno a rappresentare, parola dopo parola, quel livello di sopportazione umano,
ormai agli sgoccioli, nei confronti dei giudizi altrui, di coloro che parlano senza conoscere i
fatti, di chi – con negligenza e menefreghismo – rema sempre contro.

Ma non solo. Come spiega la band: “Scale è anche la voglia di primavera, delle gonne che
si alzano e delle gambe che si spogliano, dei cieli azzurri e delle schitarrate su un prato.
Scale è la voglia di mettere per un attimo da parte i problemi e concentrarsi sulle cose più
leggere perché ogni tanto ad ognuno di noi serve respirare.”


“Lingue” sono Federico Vittorini, Marco Fontana, Andrea Orlandi, Valerio Scarsella
e Luca Biasini.

Il progetto nasce nel novembre 2016, segue l’uscita dell’ep “Neve”, autoprodotto, a
Maggio ‘17, e la band promuove il lavoro attraverso più di 60 concerti arricchiti anche
da numerose partecipazioni a Festival ed aperture ad artisti del panorama indie-pop
italiano (Stato Sociale, Ex-Otago, MaDeDoPo, No Braino, Pop X, ecc).
Il gruppo partecipa alle fasi finali del Premio Buscaglione condividendo il palco con altri
artisti emergenti della scena musicale italiana ed attualmente sta pianificando insieme
all’etichetta genovese “Pioggia Rossa Dischi” l’uscita del proprio ultimo lavoro in studio,
registrato tra marzo 2018 e febbraio 2019 sotto la produzione artistica di Marco Diniz Di
Nardo (Management) ed il lavoro in regia di Andrea Di Giambattista e Giovanni Versari.
Il 22 novembre 2019 e il 26 dicembre 2019 escono “Umani” e “Regali”, primi singoli che
anticipano l’uscita del disco a maggio 2020.

Ph. Giovanna Ghiglione

Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

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E’ morto Martin Birch, storico produttore di Iron Maiden e Deep Purple

Federico Falcone

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E’ morto ieri, all’età di 71 anni, Martin Birch, storico produttore per band come Iron Maiden, Deep Purple, Black Sabbath, Rainbow, Whitesnake. A confermare la notizia è stato anche David Coverdale, cantante dei Whitesnake, con un tweet: “È con il cuore affranto che ho appena saputo che il mio carissimo amico e produttore Martin Birch è morto. Martin ha rappresentato una parte importante della mia vita … aiutandomi dalla prima volta che ci siamo incontrati fino a Slide It In … I miei pensieri e le mie preghiere alla sua famiglia, amici e fan… “

Ha prodotto tutti i principali album degli Iron Maiden, da “Killers” fino a “Fear Of The Dark”. Straordinarie le sue collaborazioni con i Black Sabbath per “Heaven and Hell” e “Mob Rules” o con i Whitesnake dal 1978 al 1984. Con i Deep Purple ha dato alle stampe il leggendario “Live in Japan”, ma anche anche grandi album come “Burn”, “Machine Head” o “Stormbringer”.

Infinite le sue collaborazioni. Fleetwod Mac, Rainbow, Blue Oyster Cult, Jeff Beck, Skid Row, Peter Green, Gary Moore, John Lord, giusto per citarne alcuni.

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Musica

Tra sacro e profano, Capossela e il rituale del Pandemonium condividono vecchie e nuove profezie

Federico Falcone

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Pandemonium da Pan, tutto, e demonio: tutto demonio, in opposizione a pan theos, tutto Dio”

Dunque un concertato per tutti i demoni. Vinicio Capossela, tra i più sofisticati e personali cantautori italiani in circolazione, ha rapito il pubblico presente a Tagliacozzo (Aq) in occasione della tappa abruzzese del suo tour. Un concerto magnetico, dinamico, coinvolgente e di straordinaria classe ed eleganza, quello a cui hanno potuto assistere i fortunati spettatori presenti all’interno del Chiostro di San Francesco.

Un doppio show esclusivo (una data nel pomeriggio e una la sera) per circa 200 spettatori

Sempre in bilico tra il sacro e il profano, attento a giocare con i sensi e i significati delle parole, è salito sul palco accompagnato dal “rumorista intraterrestre” Vincenzo Vasi, polistrumentista che ha contributo a evocare gli scenari del Pandemonium, mitologico e gigantesco strumento di metallo dal tono grave che scava negli inferi, in quel sottosuolo che è anche sede della memoria. Un concerto narrativo di canzoni messe a nudo, scelte liberamente da un repertorio che quest’anno tocca il traguardo dei trent’anni dalla data di pubblicazione del primo disco “All’una e trentacinque circa”.

“In questo luogo spirituale possiamo iniziare il nostro Pandemonium con la metafora biblica del Leviatano. Essere inghiottiti da esso per cercare di tornare alla luce”. Nel suo copricapo da boia, Capossela è un principe della dissacrante sacralità.

Pandemonium, inoltre, è anche il titolo della rubrica quotidiana tenuta da Capossela durante la quarantena. Non sono mancati, durante la serata, momenti dedicati all’intimità del colloquio. “Il demone a cui mi riferisco in questo Pandemoium è il dáimōn dei greci – ha spiegato Capossela -l’essenza dell’anima imprigionata dal corpo che è il tramite tra umano e divino. Il destino legato all’indole, e quindi al carattere”.

“Pan e Daimon, tutti insieme. Il Pandemonium è la somma delle nature nelle loro contraddizioni. Nature che generano cacofonia, il pan panico, la confusione del tutto quanto, l’entropia incessante che ci fa continuamente procedere e separare. Tutti i dáimōn, come in un vaso di pandora liberati nell’isolamento e nell’insicurezza che ci ha colti nella pandemia. Nuove e antiche pestilenze“.

Demoni e paure, spettri e artefici, tutti allontanati da un’esibizione evocativa e ricca di suggestioni. Le atmosfere, più vicine a un rituale che non a un concerto, hanno rapito i duecento spettatori presenti al Chiostro, conducendoli attraverso richiami biblici, letterari, filosofici. Un incontro tra varie forme d’arte sapientemente condensate in una setlist capace di spaziare attraverso i vari stati d’animo dell’artista e dei suoi fans.

La scienza e la medicina non sono esenti dalle umane miserie e spesso anche la verità scientifica fatica a venire a galla. Pensiamo al medico cinese che per primo ha denunciato la pandemia. Nell’Ottocento, invece, un medico, nello svolgere un esame autoptico, per pura intuizione scoprì che anche le mani possono trasmettere infezioni. Così accadde. Egli fu cacciato e morì in un manicomio. Fu un genio, ma morì come un pazzo. Destino beffardo”.

Inevitabili i richiami alla pandemia da coronavirus che ha flagellato e sta flagellando il mondo. Con malinconica dolcezza ricorda gli anziani, principali vittime in Italia di questo virus. “…Quei volti dietro una finestra, senza possibilità di contagio ma comunque isolati…”

Prima di chiudere, l’appello è però alla vita. “Abbiamo cercato di dare voce ai nostri demoni in questo luogo così sacro. Vorrei concludere con un’indulgenza plenaria che è la cosa migliore che questa triste fase della nostra vita ci ha lasciato. La catarsi della purificazione, perché l’uomo è vivo”.

Foto: Raffaele Castiglione Morelli

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Lucca Summer Festival, l’edizione 2021 prende forma

Fabio Iuliano

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Prende forma l’edizione 2021 del Lucca Summer Festival che già può contare sulla riprogrammazione dei concerti di Celine Dion, Liam Gallagher, Nick Mason, Beck, Paolo Conte, Ben Harper e Brunori Sas. Tutti gli artisti avevano dovuto posticipare il concerto a causa dell’emergenza epidemiologica.

Per quanto riguarda gli spettacoli di Yusuf Cat Stevens, John Legend, Lynyrd Skynyrd, Liam Payne, Anderson Paak e Patti Smith, gli accordi verranno chiusi nell’arco delle prossime settimane. L’annuncio è previsto per settembre.

Infine, alla luce dei chiarimenti ottenuti dal legislatore in merito alle modifiche apportate all’Art. 88 del Dl Cura Italia dalla legge di conversione del Dl Rilancio, in ossequio alla normativa vigente, gli organizzatori procederanno al rimborso monetario per il concerto di Paul McCartney.

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