Essere se stesse, nella vita come nella musica: Lilith Primavera si racconta ai nostri microfoni

Attrice, modella, cantante, musicista (suona il basso), presentatrice e anche attivista Lgbtqi+, femminista, cresciuta nella periferia romana. Insomma, una ventata di freschezza e forza, Litith Primavera già dal nome arriva con tutto il suo entusiasmo e i suoi colori, un connubio esplosivo nel nome della pura e cristallina rivoluzione per la libertà. Un’artista, ma anche una attivista poliedrica e originale, ricca di spunti. Che con consapevolezza armonica organizza il discorso creativo con e attraverso il suo corpo, la sua voce, il suo rapporto con gli altri e le altre.

Questo almeno è quello che leggendo di lei in rete abbiamo evinto, cogliendone l’estetica e la poetica, entrambe curatissime nei video a disposizione sul web.

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Ci dispiace però aver constatato come, una volta avvicinati i temi dell’attivismo, a cui chi scrive è particolarmente legata, ci sia stato come un timore nelle risposte, forse una volontà di non donarsi a noi, a scapito della sua stessa celebrata volontà di coinvolgere, quasi curare se stessa, le altre e gli altri con la sua arte.

Un peccato, in verità, visto il tempo complicato in cui siamo immersi, fatto anche di differenze enormi fra strati della popolazione, di donne costrette in casa coi loro aguzzini, di diritti messi in discussione, o momentaneamente sospesi, come quello alla libera circolazione, o alle cure per tutti e tutte. Ma apprestiamoci a leggerla, allora, mentre si racconta, per quel che ha voluto, al nostro magazine.

Benvenuta su The Walk Of Fame, e piacere di conoscerti: cominciamo subito dal tuo nome, Lilith Primavera: un nome “primordiale” che evoca e rimanda alla bellezza atavica e ferina di una Natura che non sempre è buona: ce lo vuoi spiegare? Perché lo hai scelto?

Il piacere è mio, e grazie, una chiacchierata in questo momento ci voleva proprio. Lilith, si, è il nome della prima donna presente nell’immaginario dell’Eden, dal quale viene cacciata creduta un demone. Onestamente non lo riconduco a nessun significato sacro, anche se la sua eco contrastata ed eterea insieme mi affascina. Trovo sia un nome bellissimo.

Come, e se, si trasferisce questo ‘senso’ nella tua musica, nelle tue performance, nella tua volontà di‘mostrarti’, come hai avuto a dire?

Forse, più che una volontà di mostrarmi, nelle mie performance attraverso il corpo e nella mia musica, attraverso la mia voce e le parole che scelgo, c’è più una volontà di mostrare qualcosa. Qualcosa che a volte fa parte strettamente di quella che sono ma che a volte è anche altro da me. Il “senso” Forse vi si trasferisce in una completa sincerità. Anche troppa, forse, senza tanti filtri. Sto pensando ad alcune mie canzoni.. Mi piace che il messaggio arrivi al pubblico in modo nudo e crudo. Credo molto in questo. Nell’essere diretti, nella vita, nella musica. Se questo mi conferisce una natura “atavica e ferina” non saprei.. 🙂

Femminismo queer, attivismo Lgbtqi+, intersezionalità: sono temi a te cari che non manchi mai di richiamare, sottolineare. Come caratterizzano la tua creatività? Prendi spunto da storie o esperienze?

Si, sono sicuramente temi a me cari e di cui parlo, scrivo racconto. Non sono gli unici ma di sicuro sono importanti. Con grande delicatezza, cerco di prendere spunto dalle esperienze che mi riguardano. E ancora con più delicatezza dalle storie che mi vengono raccontate, che ascolto. La mia creatività, come quella di ogni altro è caratterizzata, direi nutrita dalle storie, dalle facce, dalle voci di tutti quelli che ci circondano. Di mio cerco di essere paziente, e districarmi tra questi fili preziosi, per prendere spunto si, senza spezzarne nemmeno uno.

Si può combattere l’ingiustizia sociale con l’arte?

Si. Si deve. E quando non ci si riesce ci si prova ancora e ancora.

Vuoi parlarci del tuo singolo “Goodbye My Lover” – anticipazione del tuo prossimo EP? Ci vuoi parlare anche delle tue prossime pubblicazioni?

Delle mie prossime pubblicazioni non posso parlarvi. Mi è stato vietato severamente:)) con molto piacere invece vi parlo di Goodbye my Lover. Una canzone alla quale sono legata con sentimenti quasi contrastanti. È nata sul finire di una relazione d’amore e mette in un certo senso in discussione il modo che abbiamo di vivercele queste relazioni. Il ritornello non lascia dubbi d’interpretazione. Lei dice addio. Ma perchè? Dopo cosa? Sta meglio adesso? In più si balla, come le altre due che seguono in questa trilogia… si balla molto! 🙂

Un’ultima, inevitabile domanda: in queste settimane come hai pensato di reagire al presente? Hai scritto “La socialità in carne ed ossa non la può sostituire nessuna ‘diretta’ o chat condivisa, ma la musica, la musica è senza confini! E ci fa davvero sentire vicini”: stai organizzando una forma di ‘resistenza artistica’ in questa impossibilità di uscire di casa?

Siiiii, sono felice e orgogliosa di dire che insieme alla mia meravigliosa redazione di UDKD-un discretissimo karaoke domenicale abbiamo creato un telefono senza fili di emozione e colori e canzoni. Un’atmosfera unica insieme a tutte le amicizie, ci ritroviamo sul nostro canale, sulla nostra pagina fb per caricare i video che rispondono ad una categoria con premi in palio e tutto ciò che segue. Sicuramente è un periodo che lascia senza parole, allora noi cantiamo e lo facciamo tutti insieme. La musica no. Quella davvero non ha confini.

Mandi un saluto alle nostre lettrici e ai nostri lettori?

Ma certamente! #iorestoacasa ma vi abbraccio tutti!!! MOLTO 🙂

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Marielisa Serone
Filosofa, cineasta e femminista di montagna, incessantemente lotta e filosofeggia per riportare alla luce il valore fondante delle vulnerabilità. Vive nell’Abruzzo montano con 11 gatti, studia e lavora per la progettazione e le relazioni pubbliche della Peperonitto, agenzia di produzione esecutiva per l’audiovisivo e la comunicazione, che ha contribuito a fondare. E' filosofa e counselor filosofica. Nel 2018 viene coinvolta da Fabrice Olivier Dubosc nel gruppo di lavoro di Clinica della Crisi, dal quale, dopo un anno, viene fuori il progetto culturale prima e editoriale poi del “Lessico della Crisi e del Possibile”, edito da SEB27 – di cui è coautrice.

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