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Sanremo 2020, Leo Gassmann vince le nuove proposte. Bugo e Morgan squalificati

Fabio Iuliano

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Leo Gassmann con il 52,5% è il vincitore della categoria Nuove Porposte del 70/o festival di Sanremo. Battuta Tecla Insolia.

Gli Eugenio in Via di Gioia si aggiudicano con il brano Tsunami il Premio della Critica intitolato a Mia Martini per la Sezione Nuove Proposte. La band ha conquistato 40 voti su 141 per il premio dedicato a Mimì. Venticinque voti per Leo Gassmann, 18 per Tecla Insolia. Centotrentotto i voti validi, 3 schede nulle. Tecla Insolia si aggiudica con il brano 8 Marzo il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla – Sezione Nuove Proposte. La giovane vincitrice ha conquistato 33 voti. Secondi gli Eugenio in Via di Gioia con 32 voti, terzo Leo Gassmann con 18.

Colpo di scena all’Ariston quasi a fine della quarta serata. A esibizione iniziata del brano Sincero, Morgan si interrompe. Sul palco non c’è Bugo. Il clamoroso abbandono della scena da parte di Bugo sarebbe legato alla decisione di Morgan di cambiare il testo della canzone, rinfacciandogli “la tua brutta figura di ieri sera”. Dopo lo stop all’esibizione di Bugo e Morgan, tocca a Fiorello correre ai ripari e lo showman non si perde d’animo. Prima ammette: “Non ho capito niente di quello che è successo”. Poi, rivolto ad Amadeus, ironizza: “Proclamiamo il vincitore stasera, così ce ne andiamo a casa”. E ancora: “Uno in meno, meglio così”. “Bugo e Morgan non rientrano. Si tratta di defezione, quindi da regolamento sono squalificati dal festival di Sanremo”, ha quindi annunciato Amadeus dal palco dell’Ariston. “Li considero due grandi artisti e la loro è una bellissima canzone, come le altre 23. Spiace che non siano qui a cantare”.

Questa la classifica relativa alla quarta serata, con il voto espresso dalla Giuria della Sala Stampa: 1) Diodato 2) Francesco Gabbani 3) Pinguini Tattici Nucleari 4) Le Vibrazioni 5) Piero Pelù 6) Tosca 7) Rancore 8) Elodie 9) Achille Lauro 10) Irene Grandi 11) Anastasio 12) Raphael Gualazzi 13) Paolo Jannacci 14) Rita Pavone 15) Levante 16) Marco Masini 17) Junior Cally 18) Elettra Lamborghini 19) Giordana Angi 20) Michele Zarrillo 21) Enrico Nigiotti 22) Riki 23) Alberto Urso. Bugo e Morgan squalificati.

Dopo la ‘giornata libera’, Fiorello torna al festival di Sanremo e onora la promessa: visti gli alti ascolti, arriva mascherato da coniglio. “Sono il figlio di Milly Carlucci, mi chiamo Coniglio Carlucci. Siamo una famiglia, siamo i Conigli Tattici Nucleari”. Ma la sorpresa arriva subito dopo: sotto la testa da coniglio si nasconde Maria De Filippi. Sotto il coniglio c’è Maria de Filippi: Fiorello ripropone all’Ariston la parodia di dus ere fa e rivela: “Sotto lo smoking ho la tutina di Achille Lauro”. Poi scherza con Amadeus: “Sembro Caniggia, oppure uno di Gomorra 3. E’ un festival straordinario. C’è Don Matteo, Il Cantico dei Cantici con Benigni pazzesco ieri sera, poi c’era Cristiano. Insomma c’è del vaticanismo qui”. Accenna alla “polemicuccia” con Tiziano Ferro, “sei tu, è colpa tua”, dice ad Amadeus. Poi lancia la sfida. “Se la puntata di stasera andrà bene, tocca a te domani iniziare con questa parrucca il festival”. Poi, “con il trucco di Maria, la testa da coniglio in mano e la tutina di Achille Lauro” Fiorello canta Montagne verdi sulla musica di generale di De Gregori.

Il duetto sulle note di Finalmente tu e il bacio sulle labbra: con un fuori programma si celebra sul palco dell’Ariston la pace tra Fiorello e Tiziano Ferro dopo le tensioni delle ultime ore. Sulla standing ovation per Ferro, entra sul palco Fiorello che lo abbraccia. “Nel ’96 – racconta Tiziano – alla mia prima gara di karaoke a Latina mi piazzai al terzo posto con Finalmente tu, un pezzo di Fiorello, e vinsi un’autoradio che oltre alla cassetta aveva il display digitale”. Di qui l’idea di cantarla insieme: “Avevo il sogno di fare questa cosa a Sanremo da prima che iniziasse il festival, dice Fiorello”. Accennano il refrain e su “Voglio guardare addormentarsi gli occhi tuoi…”, mentre incrociano intensamente gli sguardi, Fiorello bacia a sorpresa Tiziano sulle labbra e commenta: “Ti posso dire? C’è del bacismo!”. Poi saluta Victor, il marito di Ferro.

Toccante il video di omaggio a Vincenzo Mollica, il giornalista del Tg1 memoria storica del festival, che va in pensione: per lui il saluto di Stefania Sandrelli, Vasco Rossi, Roberto Benigni, mentre Fiorello lo abbraccia in platea.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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“Betlemme in perenne lockdown, ma il Covid non c’entra”: l’intervento

Fabio Iuliano

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“Non c’è Natale senza Betlemme. Eppure la televisione e i grandi mezzi di comunicazione hanno smesso di illuminare il luogo della nascita di Gesù bambino”. Inizia così l’intervento di Flavio Lotti, coordinatore della tavola della Pace, che riportiamo di seguito.

Salvo qualche servizio di rito sulle principali cerimonie religiose, la città di Betlemme resta oscurata anche nel giorno in cui diventa la capitale del mondo. Il 25 dicembre dovrebbe essere naturale riaccendere i riflettori sul posto dove tutto è cominciato. E, invece.

Betlemme è una città in perenne lockdown. Ma la colpa non è del Covid-19. I muri impressionanti che la attraversano e che gli sono stati costruiti attorno, fanno brutta mostra da più di 10 anni e fanno rimpiangere a molti il tempo in cui l’occupazione militare israeliana mostrava il suo volto originale.

Si racconta che al tempo di Gesù c’era Erode. Oggi si preferisce non raccontare niente perché la realtà contemporanea di Betlemme è dolorosa e ci guasta la festa.

Così Betlemme, avvolta dal silenzio del mondo, continua la sua dura lotta per la vita.

La libertà di movimento che noi abbiamo perso con l’emergenza sanitaria, per i palestinesi di Betlemme è una pluridecennale normalità. Peggio di loro ci sono solo i bambini e le bambine di Gaza che stanno crescendo senza aver avuto la possibilità di scoprire cosa sia la libertà.

Di Betlemme è meglio non parlare. Ci ricorda troppe ingiustizie, violenze e sofferenze, una terra assegnata a due popoli ma abbandonata alla legge del più forte, illegalità infinite e crudeltà impunite, parole di pace e fatti di guerra, promesse tradite e impegni dimenticati.

Betlemme è una ferita aperta nella coscienza di tutte le donne e gli uomini che si sono sinceramente spesi per favorire l’affermazione della pace in Terra Santa, mettere fine all’occupazione militare israeliana e costruire uno Stato Palestinese, pacifico e democratico, accanto a quello di Israele.

Betlemme è un simbolo. Ma non solo del cristianesimo. Oggi Betlemme è Damasco, Bagdad, Kabul, San’a’, Mogadiscio, Tripoli,. e tutte le altre città del mondo abbandonate alle proprie tragedie.

Ecco perché, mentre rivolgiamo il nostro pensiero al Natale e a Betlemme, non ci stanchiamo di ripetere che è tempo di prenderci cura della nostra umanità.

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George Harrison, il ricordo di un artista all’avanguardia

A soli cinquantotto anni Harrison chiuse per sempre gli occhi

Luigi Macera Mascitelli

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«Mi piacerebbe pensare che tutti i vecchi fan dei Beatles siano cresciuti e si siano sposati e abbiano avuto dei bambini e siano tutti più responsabili, ma abbiano ancora uno spazio nei loro cuori per noi»

É con questa sua bellissima dichiarazione che oggi, 29 novembre 2020, vogliamo ricordare l’anniversario della scomparsa di George Harrison. Compositore, musicista e soprattutto chitarra solista e seconda voce dei Beatles. A lui si deve la composizione di alcune delle migliori tracce del quartetto di Liverpool, tra cui Something, Here Comes the Sun e While My Guitar Gently Weeps.

Nato a Liverpool il 25 febbraio 1943, il giovane Harrison mostrò fin da subito una spiccata propensione avanguardistica per la musica. Non è un caso, quindi, che nel 2004 venne inserito nella Rock’n’Roll Hall of Fame.

La sua ascesa tra le divinità e leggende della musica iniziò a soli quindici anni, nel 1958, quando l’allora sconosciuto amico e compagno di scuola Paul McCartney lo presentò ad un altrettanto sbarbatello John Lennon. Era il 1956 quando quest’ultimo fondò i The Quarrymen, di fatto la prima band che fu poi il trampolino di lancio per i futuri Beatles.

Talentuoso ed abilissimo nel suonare la chitarra, Harrison impressionò Lennon eseguendo alla perfezione il brano Raunchy di Bill Justis Jr. e Sid Manker. Fu in quel momento che gli astri si allinearono, e un’aura quasi mistica si concretizzò, dopo tre anni, ossia il 16 agosto 1960, nel progetto The Beatles. Infine, il cerchio fu completo con l’entrata definitiva di Ringo Starr dietro le pelli.

Quel giorno di sessant’anni fa, grazie alla personalità forte e decisa e alla bravura nel saper pizzicare le corde, George Harrison diede il via alla Beatlemania e al colossale fenomeno di massa che ne derivò e che, a buon diritto, consacrò il quartetto al primo posto nella lista delle cento migliori band di tutti i tempi.

Ma non finisce qui, perché dopo lo scioglimento nel 1970, Harrison avviò il suo progetto solista, esplorando i meandri più ingarbugliati della musica. In particolare quella indiana di cui divenne uno dei maggiori interpreti. Il suo All Things Must Pass, il primo triplo album mai pubblicato da un solista, fu un vero e proprio successo che sbalordì fan e critica.

Ma il fato ama giocare brutti scherzi, e un terribile tumore al cervello, causato da un carcinoma polmonare, privò il mondo del suo talento unico ed inimitabile. A soli cinquantotto anni e con alle spalle una carriera musicale leggendaria e all’avanguardia, Harrison chiuse per sempre gli occhi, in quel maledetto 29 novembre 2001.

Il corpo vene infine cremato e le ceneri raccolte e sparse nel fiume Gange secondo la tradizione induista. Quel giorno la celebre Abbey Road divenne un luogo di ritrovo per tantissimi fan, vecchi e nuovi, raccolti per piangere la scomparsa di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi.

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Musica

“Qualunque cosa tu faccia, non andare nel 2020”: è Marty McFly che parla

Fabio Iuliano

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“Qualunque cosa tu faccia Nas, non andare nel 2020”. Sullo schermo Michael J. Fox, tornato a interpretare Marty McFLy, il mitico protagonista delle Trilogia di Ritorno al futuro.

Non è un ritorno sul grande schermo, ma uno spot pubblicitario, andato in onda negli States per annunciare l’uscita della canzone Holiday, singolo del rapper americano Lil Nas X, previsto per il 13 novembre.

Il teaser di Lil Nas X è ambientato nel selvaggio west, come l’ultimo capitolo di Ritorno al futuro. Lil Nas X prende il posto di Santa Claus. Mentre inizia a nevicare, il cavallo si trasforma in renna e il musicista si ritrova su una slitta pronta a volare, probabilmente attraverso lo spazio e il tempo. E a questo compare Michael j Fox nei panni di Marty McFly che avverte l’artista con queste parole: 2Qualunque cosa tu faccia Nas, non andare nel 2020”. Come dargli torto?

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