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Tutti in piedi per Vincenzo Mollica, l’Italia rende omaggio al giornalista gentiluomo

Federico Falcone

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Il festival di Sanremo ha già il suo vincitore ed è Vincenzo Mollica, storico, leggendario, inviato alla kermesse più importante della canzone italiana. Per lui è l’ultimo, ad attenderlo ora c’è la pensione, posticipata alla fine di questo mese proprio per permettergli di raccontare l’edizione in itinere.

La rockstar del Tg1“, così lo ha definito Vasco Rossi, uno che di rock, star e talenti ne sa qualcosa. L’omaggio andato in scena ieri sera al teatro Ariston è stato commovente. Una standing ovation da brividi, di quelle riservate solo ai grandi campioni che salutano lo sport che li ha resi immortali, di quelle che santificano gli artisti quando fanno il loro ingresso sul palco di fronte a centomila persone.

Il suo garbo, la sua pacatezza, il sorriso perennemente stampato su quel viso affabile e da migliore amico di tutti, lo hanno reso uno tra i giornalisti musicali italiani – culturali, più in generale, – sarebbe corretto affermare – più amati in assoluto dal pubblico e dagli artisti della nostra amata Italia.

Tutti gli italiani che guardano la tv sono amici di Vincenzo Mollica“, ha detto Amadeus, “perché Vincenzo ha dedicato tutta la sua vita alla bellezza, al cinema, ai fumetti, alla musica. Vincenzo ha un modo unico di raccontare le cose, le sue cronache del festival di Sanremo sono indimenticabili. Il balconcino di Vincenzo è il più famoso d’Italia”. Vincenzo, che sta combattendo contro due mostri, un glaucoma e il morbo di Parkinson, si commuove. A quel punto tutti in piedi, la standing ovation è solo per lui.

L’ingresso in sala stampa è trionfale. “Me la cavo abbastanza discretamente e mi tolgo dai coglioni perché il 29 febbraio vado in pensione. Ho due compagni di viaggio, uno è mister glaucoma che è un gran figlio di mignotta, un altro è mister Parkinson che mi rende come una canzone di Celentano anni ’60 che aveva due ritmi, uno lento e uno rock che partiva a centomila. Quando parte quello rock, quello hard sono cazzi, ma comunque andiamo avanti”. Anche in queste parole tutta la sua innata simpatia e dolcezza. Un gentiluomo, sempre e comunque.

Cita Fellini: “Come tenere da conto un sorriso in tasca, che può sempre servire. Un’altra, che mi disse sempre Federico: Vincenzo, non sbagliare mai il tempo di addio o un vaffanculo perché ti si può sempre ritorcere contro. Aveva ragione lui. Ciao a tutti e grazie, grazie, grazie”.

Ma, caro Vincenzo, questo non è un addio bensì un arrivederci. I tuoi insegnamenti e il tuo retaggio sono quanto di più straordinario potessi consegnarci, la tua eredità è talmente grande che non sarà la tua assenza dalla schermo a scalfirla. Un sognatore, un appassionato, un giornalista, un gentiluomo. Grazie a te.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Francesco De Gregori: in un libro tutti i testi del Principe della canzone italiana

Più di 700 pagine. Un volume imponente, un caso quasi unico fra i libri dedicati a un cantautore nel nostro Paese.

redazione

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Francesco De Gregori aveva ventun anni nel 1972 quando con l’amico Antonello Venditti pubblicò il primo LP, Theorius Campus. 

L’anno seguente debuttò come solista (Alice non lo sa) e da allora sono venuti più di venti album in studio, che hanno cambiato la scena della musica italiana grazie a una capacità di fascinazione forte e rara: canzoni uncinanti che amano attingere dal folk anglosassone, dal rock, dalla musica popolare italiana, brani a volte elusivi e sfuggenti, enigmatici, capaci però di aprirsi a tutti, come dev’essere per la grande canzone.

In quasi cinquant’anni di attività De Gregori ha scritto e cantato più di duecento testi, che mai prima d’ora erano stati oggetto di una raccolta integrale.

Enrico Deregibus, stimato studioso e cultore della canzone italiana, specie d’autore, annota e commenta i brani (insieme a vari altri solo interpretati dall’artista romano) in una radiografia approfondita di come sono nati e si sono sviluppati, indagandone le numerosissime sfaccettature, con molte rivelazioni inedite, analisi, aneddoti e con centinaia di dichiarazioni rilasciate negli anni da De Gregori.

Più di 700 pagine. Un volume imponente, un caso quasi unico fra i libri dedicati a un cantautore nel nostro Paese.

Enrico Deregibus è giornalista e direttore artistico o consulente di molte rassegne ed eventi musicali. Ha pubblicato con Giunti nel 2015 la biografia di Francesco De Gregori Mi puoi leggere fino a tardi, che costituisce una sorta di prima parte di questo nuovo libro. L’anno dopo ha firmato le schede del cofanetto Backpack, che racchiude trentadue dischi del cantautore romano.

È ideatore e curatore del Dizionario completo della canzone italiana (Giunti, 2006) e, con Enrico de Angelis e Sergio Secondiano Sacchi, di Il mio posto nel mondo. Luigi Tenco, cantautore. Ricordi, appunti, frammenti (BUR, 2007). Del 2013 è Chi se ne frega della musica?, una raccolta di suoi scritti (NdAPress).

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Miles Kennedy, in arrivo il secondo album solista: “E’ puro rock’n’roll”

“Non ci sono dubbi, questo è più un disco rock, con una sorta di pesante R & B anche a volte”

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Miles Kennedy (Alter Bridge, Slash & The Conspirators) ha completato le registrazioni del suo secondo album solista. Il disco uscirà a distanza di due anni dal precedente “Year of the tiger” del 2018. Al suo fianco, ancora una volta, ci saranno il batterista Zia Uddin e il bassista Tim Tournier. Produttore sarà Michael “Elvis” Baskette.

Lo svela lo stesso artista sul proprio profilo Instagram, dichiarando “Dopo aver trascorso gli ultimi 7 mesi a scrivere e registrare, il secondo disco da solista viene registrato e, come si suol dire, ‘nella scatola’. Il processo, che è iniziato con me che scrivevo e la dimostrazione per la prima metà dell’anno si è fusa con il collegamento con Zia Uddin e Tim Tournier e la guida di quasi 3000 miglia in Florida con l’attrezzatura al seguito per incontrare la leggenda che è @elvisliberace nel suo bel studio”.

“Vivevamo rinchiusi per 7 settimane senza contatti col mondo esterno e niente su cui concentrarsi se non registrare musica e comportarsi come un gruppo di studenti della seconda media saltellano su enormi quantità di succo stupido. È stata un’esperienza incredibile”

“Non ci sono dubbi, questo è più un disco rock, con una sorta di pesante R & B anche a volte”

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Judas Priest, Rob Halford a difesa dei diritti LGBTQ: uguaglianza ancora lontana

“E’ una lotta di tutti, indipendentemente dai tempi in cui viviamo”

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Rob Halford, cantante e leader dei Judas Priest, scende in campo a difesa dei diritti LGBTQ. Attraverso un’intervista rilasciata al Birmingham Mail, ha raccontato alcuni aneddoti del proprio passato che gli hanno consentito di avere maggiore contezza circa l’importanza di schierarsi a favore di una causa. Quella dei diritti degli omosessuali, nel caso specifico.

“Abbiamo una lunga, lunga strada da percorrere prima di ottenere la completa uguaglianza”, ha dichiarato Halford che nel 1998 fece coming out. Ha ricordato come da piccolo non di rado leggesse sui giornali di persone imprigionate solo perché gay. “Queste cose ti influenzano da giovane e ti iniziano in questo viaggio alla scoperta di te stesso e della tua identità sessuale”, ha poi proseguito.

E’ una lotta di tutti, indipendentemente dai tempi in cui viviamo. Da ragazzo è stato difficile. Leggevo i giornali come tutti gli altri e si parlava di quest’uomo gay e quell’uomo gay che venivano gettati in prigione solo perché omosessuali, appunto. Oppressione e una persecuzione erano normalità, come in alcune parti del mondo avviene ancora oggi “.

Halford ha continuato affermando di “non essere sostenitore di Donald Trump“, spiegando che “le politiche da lui adottate hanno trasformato le divisioni politiche in voragini e gruppi minoritari alienati come la comunità LGBTQ. È inquietante, ed è un vero peccato, perché in tutta l’amministrazione Obama sono state ottenute vittorie importanti sulla base dell’uguaglianza umana. Questo è il problema qui. Trattare un gruppo di persone in questo modo e trattare questo gruppo in quel modo. Non puoi farlo. Devi dare a tutti gli stessi diritti “.

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