Connect with us

News

Roma, tra grande bellezza e impiccetti all’italiana: la città eterna negli occhi di un turista

Fabio Iuliano

Published

on

La città eterna negli occhi di un turista che viene da lontano, seppure italiano di origine e di passaporto. Il fascino della capitale offuscato da sveltine e sotterfugi di tante persone che hanno a che fare con i visitatori. Ti ritrovi così a discutere con tassisti, ristoratori e albergatori, centurioni e false guide che sembrano vivere di espedienti “tanto non lo sai che a Roma se ci gira famo così?”

“Nell’arco di ventiquattro ore me ne sono successe di ogni”, racconta Ubaldo Tiberi, avezzanese di nascita ma che da tempo vive a Göteborg, in Svezia, dove lavora come ingegnere. Nonostante le difficoltà del momento in materia di spostamenti aerei, è riuscito a ritagliarsi un po’ di settimane di vacanza che ha deciso di passare in Italia, per trovare i suoi in Abruzzo. Prima però un paio di giorni a Roma, il cui fascino è accentuato dal fatto che la città, in questo tempo, non brulica di persone. E poi  non fa neanche tanto caldo. La situazione ideale, almeno sulla carta. E invece… ecco il suo racconto.

VACANZE ROMANE. Oltre ad aver avuto non pochi problemi all’arrivo all’aeroporto di Ciampino con i tassisti abusivi (gli unici disponibili dopo una certa) tali da richiedere l’intervenuto dei carabinieri, ho prenotato una visita guidata alle Catacombe di San Callisto.

Faccio una ricerca su Internet che mi fa capitare sul sito di una società spagnola e che opera internazionalmente. Sembra una società solida e trasparente per cui prenoto una visita guidata alle catacombe di San Callisto per la mattina di martedì 21 Luglio. Il tour inizierà alle 10 del mattino e durerà circa 3 ore. Effettuo il pagamento di 35 euro e ricevo un’email di conferma con tutte le indicazioni. Il punto di incontro è piazzale Appio 7, ovvero di fronte alla Coin che si trova all’uscita della fermata San Giovanni sulla linea A della metro alle ore 10. Mi lasciano anche il nome del fornitore locale con il suo recapito telefonico.

Perfetto. Orario e punto di incontro sono concisi e chiarissimi e non lasciano spazio a frantendimenti. E ho anche il numero del fornitore qualora insorgano problemi. La sensazione è quella di essere in una botte di ferro. Eppure nel giorno stabilito non si è presentato nessuno nonostante fossi nel punto di incontro ad aspettare dalle 9:50. Arriva l’ora X, ovvero le 10 e non si vede nessuno. Alle ore 10:11 provo a chiamare il fornitore locale. Nessuna risposta. Aspetto un po’. Riprovo alle 10:16. Nessuna risposta. Trovo un form on line per mandare un messaggio  al fornitore chiedendo se fosse successo qualcosa, dando anche la mia disponibilità a posticipare il tour qualora fossero emersi dei problemi.

Nessuna risposta.

Aspetto fino alle 10:30 quando sfiduciato e cotto dal sole romano, che a quell’ora comunque si fa sentire, decido di andare via e di ripianificare la giornata.

Ma non mi arrendo. Provo a richiamare il numero del fornitore locale verso le 11:30 che questa volta risponde. Gli spiego il fatto accaduto in mattinata chiedendo se fossero emersi dei problemi e mi ha riassicurato che avrebbe “controllato con i ragazzi” cosa sia successo e che mi avrebbe richiamato subito dopo. Bene, non ho mai ricevuto alcuna chiamata indietro. Provo a richiamarlo un paio di volte nel pomeriggio invano. Decido di arrendermi. Ho come la sensazione di essere stato frodato.

Verso le 18 del pomeriggio la mia vacanza romana era ormai finita. Sfiduciato dal fornitore locale, decido di contattare direttamente la compagnia mentre aspetto il bus per lasciare la bellissima Roma. Mi risponde una voce automatica che mi permette di selezionare la lingua e ovviamente scelgo l’italiano. Sfortunatamente tutti gli operatori sono momentaneamente occupati, e vengo invitato a riprovare più tardi in tutte e tre i tentativi di chiamata intervallati da circa quindici minuti ognuno.

Una mente prevenuta potrebbe pensare che anche questo atteggiamento è tipico italiano. E che i paesi parsimoniosi non devono assolutamente permettersi di suggerirci cosa dovremmo fare in casa nostra. Loro devono solo cacciare soldi e pensare agli affari loro. E, ovviamente, venire in vacanza in Italia per essere fregati.  

Dopo queste considerazioni richiamo una quarta volta la compagnia spagnola ma questa volta scelgo la lingua inglese per l’assistenza, in fondo la società è la stessa e opera internazionalmente. Mi risponde immediatamente una gentilissima ragazza al quale spiego l’accaduto e mi guida in tutto il processo di reclamo. Invio il numero di prenotazione insieme a una descrizione dell’accaduto. Allego tutti gli screenshot del mio cellulare come richiesto dalla gentilissima signorina in lingua inglese, incluso uno con il registro chiamate dove si vedono chiaramente i miei tentativi di chiamata non risposta al fornitore locale con tanto di data e ora.

A questo punto l’incredibile raggiunge un altro livello.

Il customer care liquida il mio caso dicendomi che non possono fare nulla in quanto a loro risulta che il tour sia partito invitandomi a leggere bene le email che ricevo perché molto probabilmente sono andato a un punto di incontro sbagliato. Ricordo che il punto di incontro riportato nella loro email è di fronte la Coin appena fuori la fermata San Giovanni, l’orario le 10: e io ero li dalle 09:50. Chi conosce Roma sa che il punto d’incontro stabilito lascia poco spazio a fraintendimenti.  

In più, come prova che il tour da me prenotato sia partito, mi allegano un biglietto di ingresso alle catacombe sostenendo che lo abbiano comprato apposta per me. Su questo biglietto c’è scritto il prezzo di circa 9 euro, la data del 21 e la durata dalle 11 alle 11:40 ma non riporta altre informazioni. Mi chiedo come questa possa essere una prova valida che il tour sia partito in quanto quello che mi hanno mandato non è nient’altro che un generico biglietto di ingresso alle catacombe. E poi, qualora il biglietto fosse stato acquistato in loco, che senso avrebbe comprare un biglietto per una persona che non è fisicamente presente?

Eppure, secondo la società spagnola, quel biglietto è la prova schiacciante che il tour da me prenotato sia partito regolarmente insistendo che molto probabilmente io non sarei andato al punto di incontro stabilito (l’entrata della Coin a San Giovanni). Inoltre, hanno anche verificato che il fornitore ha agito secondo le regole generali del servizio e quindi non potranno fare nulla per il mio reclamo. Piuttosto, mi hanno invitato a leggere più attentamente le email che ricevo.  Inaccettabile.

Ammesso e non concesso che io abbia sbagliato punto di incontro – quindi non all’ingresso della Coin di San Giovanni –  l’accaduto non migliora la situazione già pessima.

Vorrei infatti fare due considerazioni. Anzi, tre. La prima è che una socità seria di solito fa l’appello prima di iniziare il tour. Il fornitore tipicamente ha la lista dei partecipanti con i recapiti di ciascuno e se alla partenza mancasse qualcuno sarebbe buona norma chiamare gli assenti per capire a cosa sia dovuta questa assenza; la seconda, a mio avviso ancora più grave, è il fornitore che non risponde alle chiamate dei partecpanti durante l’orario di svolgimento del tour. Viene da chiedersi cosa accadrebbe se a un partecipante venisse un malore o se, in queso caso, si perdesse nelle catacombe. La terza è che il non richiamare il cliente dopo aver fatto una promessa per poi scomparire completamente è semplicemente ilare.

Fortunatamente 35 euro non mi cambieranno la vita, così come non mi cambierà la vita una mezza giornata di vacanza persa a causa di una frode. Ma l’aspetto che da più fastidio è il passare per fesso con il consenso di quelli a cui racconti la storia e ti rispondono “…ancora non impari che a Roma funziona così?”

Vivendo e pagando tasse all’estero – tral’altro in uno dei frugal countries – mi viene da pensare con che faccia i nostri governanti pretendano sussidi dall’Europa ben sapendo che verranno sperperati per bonus vari e mantenere questo status-quo, e allo stesso rigettare categoricamente qualsiasi suggerimento di “aggiustare un po'” il modus operandi del nostro paese? Ecco, vogliamo soldi gratis da spendere come vogliamo e nessuno deve permettersi di dire cosa dobbiamo far a casa nostra.

Allora il prossimo anno andrò in vacanza in Grecia o in Portogallo e forse i paesi parismoniosi hanno ragione a prendere le posizioni prese. Probabilmente lo sanno anche loro che a Roma funziona così. E chissà se circostanze particolari come questa pandemia faranno, in qualche modo, svegliare le coscienze degli italiani: qualcuno  forse inizierà a capire che ‘sti “impiccetti all’italiana” avranno il solo effetto di ridurre ulteriormente il già ridotto numero di turisti che vengono in Italia.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

News

L’11 settembre dei complottisti: tutte le teorie più improbabili

Alberto Mutignani

Published

on

Da grande amante del parossismo in ogni sua forma, questo speciale sull’11 settembre ho scelto di dedicarlo alle teorie cospirazioniste. Quanto più queste teorie diventano eccessive e sospettose, tanto più mi piacciono. È chiaro che il mio gradimento non nasca da una vera forma di rispetto per il complotto, ma dalla capacità esagerata della mente umana di partorire una situazione fuori dallo schema del reale per il puro gusto del sospetto. Un complotto nasce per diverse ragioni, ma è bene precisare da subito che, prima di ogni altra cosa, il complotto nasce, esiste, è un fatto reale della storia dell’uomo e importanti esempi potrebbero essere portati a sostegno di quella che, dopo tutto, non è una tesi ma una constatazione: l’assassinio di Giulio Cesare nasce da una cospirazione, come la Congiura delle Polveri nasceva da un preciso programma dei gesuiti. Che poi quei gesuiti, tre secoli dopo, non abbiano davvero fatto affondare il Titanic per poter creare la Federal Bank con il beneplacito dei Cavalieri di Malta, è un altro discorso. E arriviamo al cuore della questione: ben prima della diffusione su larga scala di internet, le teorie cospirazioniste sull’11 settembre hanno avuto larga fortuna tra i circoli dei buontemponi, soprattutto nella sinistra anti-americana e nei circoli antisemiti, e infatti esiste una precisa gradazione di gravità di queste teorie, da una dimensione realistica nei termini narrativi ma improbabile per mancanza di fonti a una vera incursione del fantastico. Tutti però accomunati dal seme del terrore che un fatto anche eclatante possa essere spiegato in minimi termini, da qualcuno che vuole farci le scarpe. Da questo terrore, una serie di spiegazioni alternative per chi non vuole farsi fregare dalla propaganda americana – e ha voglia di farsi due risate. 

La banconota

Ci sarebbe questa inconfutabile prova della banconota americana, che se piegata in una certa maniera va a formare le due torri, e piegata ancora in un’altra maniera andrebbe a formare la scritta “Osama”. E piegata ancora in un’altra maniera verrebbe fuori una pernacchia. 

Il complotto giudaico

Versione molto apprezzata negli ambienti islamici radicali. Nasce da una televisione libanese che sosteneva che quel giorno, migliaia di cittadini di ebraici preallertati dal Mossad, fossero coscientemente rimasti nelle proprie case per evitare una giornata particolare negli uffici del World Trade Center. In realtà quel giorno morirono circa 150 lavoratori ebrei.

Gianni Minà e gli aerei radiocomandati

Il giorno successivo all’attacco contro le torri gemelle, Gianni Minà intervenne con un pezzo che criticava i sistemi di sicurezza americani, farneticava qualcosa su Bush che avrebbe potuto decidere di insabbiare alcuni documenti della CIA in merito a un possibile attacco, della politica acida degli Stati Uniti contro l’America Latina e della serpe intrinseca del Governo americano. Un mappazzone, come direbbero a Bologna. Insomma, una stronzata. Qualche tempo dopo Minà insistette su questa tesi, e durante il tour del suo nuovo libro aggiunse che gli aerei esplosi contro le Torri erano vuoti e radiocomandati. Manca ancora un tassello: che fine hanno fatto i – fittizi, a questo punto – passeggeri? Tutta una grande farsa? Minà è ancora vivo e ci piace immaginare che si sia preso quella ventina d’anni per rispondere.

Raggi fotonici e traguardi della computer grafica

Arriviamo alla fantascienza: c’è chi sostiene che le torri gemelle siano state colpite da dei raggi fotonici, sparati da un punto imprecisato, da qualche malintenzionato. Niente arei, che sarebbero stati inseriti in fase di post-produzione. Kubrick? No, era già morto. Forse.

Gli alieni, Israele e il Presidente

Sì, ci sono anche loro. La teoria aliena alla Marco Berry, che conoscendo i gusti c’avrebbe messo anche due nani, un’ascia e un viaggio nel tempo, esiste ma ha una nascita più recente. Le prime tesi cospirazioniste su un intervento alieno dietro l’11 settembre sono nate con la comparsa di alcuni video – quelli no, non hanno aggiunte in post produzione – che mostrano chiaramente dei dischi volanti monitorare la situazione attorno alla zona delle Torre Gemelle poco prima dell’attacco. Scott C Waring, esperto di UFO – “non mi infastidisca con questo cazzo di spelling” – sostiene che gli alieni avrebbero osservato da vicino l’avvenimento, e che alcuni di noi sarebbero entrati in un contatto visivo diretto con loro: “Spesso gli UFO sono visti durante eventi tragici, perché stanno monitorando gli eventi. Loro vogliono vedere gli umani nel loro peggio e nel loro meglio.” Aggiunge Phil Young: “Soltanto gli israeliani e il governo controllano gli ufo, li conoscono, sanno che sono stati loro”. Alcuni esperti di UFO si sono infastiditi della cosa, sostenendo che questa tesi rovini la loro autorevolezza. I democratici si augurano che questi dischi volanti non inquinino troppo.

Sostiene Babilonia

Una tesi che ci porta leggermente lontani dal fatto specifico delle Torri Gemelle, ma che parla un linguaggio universale abbracciando tutte le grandi catastrofi naturali e non degli ultimi vent’anni. Il Dottor Babilonia Emiliano ha da oltre dieci anni un’associazione no-profit con cui si occupa di “lotta al controllo mentale MKO e sistemi di spionaggio”. Cinque anni fa ha aperto un blog chiamato “Vittime del controllo neurale.blogspot” dove denuncia “agenzie deviate sovraistituzionali, forse servizi segreti non convenzionali”. Se non fosse abbastanza chiaro, l’11 settembre sarebbe avvenuto perché “le famigerate voci che sentiamo nel nostro cervello sono comunicazioni infra-soniche inserite nei condotti uditivi”. Insomma, un attacco indotto. Ma da chi? Il Dottor. Babilonia Emiliano ci parla di “Satelliti Spia radiocomandati” che il Governo francese starebbe tentando di combattere con un satellite a raggi ultravioletti. Un giretto sul suo blog vi darà le giuste delucidazioni, qualora foste scettici.

Continue Reading

News

“Rivendica la possibilità di essere fragile”: la dedica di Vinicio Marchioni a Willy Monteiro

Vinicio Marchioni ha partecipato al live del Muro del Canto ricordando Willy Monteiro tragicamente scomparso pochi giorni fa

Antonella Valente

Published

on

“Note a margine di un dolore amaro e muto.
Se stai leggendo, faccio un invito a te, soprattutto sei più giovane di me: rivendica la possibilità di essere fragile. Rivendica la possibilità di essere timido. Impacciato. Tenero. Incerto. Dubbioso. Rivendica gli abbracci, chiedili quando ti mancano, quando ne hai bisogno. Dallo, quando vedi qualcuno come te. Permettiti di essere insicuro, titubante. Rivendica il diritto di essere debole, imperfetto, rivendica il diritto di avere delle mancanze, di piangere. Rivendica la gentilezza, il garbo, l’educazione, le buone maniere. Rivendica il diritto di frequentare la bellezza, non quella estetica, ma l’ideale della bellezza.”

Queste le prime parole dell’attore romano Vinicio Marchioni che su Facebook ha voluto dedicare una sua personale riflessione sulla tragica vicenda che ha colpito Willy Monteiro Duarte, il 21enne di Colleferro morto per aver tentato di difendere un amico.

“Cerca e guarda la statua della Venere di Milo o quella di Samotracia. Domandati cos’è la bellezza per te. La grazia per te. La tenerezza per te. La gentilezza per te. L’equilibrio per te. Rivendica il diritto di poter vedere dei quadri, di leggere delle poesie, di leggere dei libri, troverai una sola cosa: la ricerca sull’essere umano. La ricerca di te stesso. Rivendica il diritto di lavorare per la tua passione, la tua, non quella che va più di moda. Rivendica il diritto di cercarla, di sbagliare mentre la cerchi. Sii gentile con te stesso, e con gli altri. Vai a cercare la parola compassione. Senti che effetto fa dentro di te.”

Marchioni, volto noto del cinema italiano, ieri ha partecipato come guest al live all’Auditorium Parco della Musica di Roma de Il Muro del Canto, rendendo omaggio al giovane tragicamente scomparso nella notte tra il 5 e il 6 settembre.

“Domandati cos’è la forza per te, il coraggio per te, la resistenza per te, l’appartenenza per te. – conclude l’artista su Facebook – Guardati intorno, attorno a te, non sui social, ma nella realtà che ti circonda ogni giorno e rivendica il diritto di avere dei modelli, cerca il tuo. Siamo nati per conoscere noi stessi e, se possibile, migliorarci. E perdonaci se ti stiamo facendo crescere in un mondo così confuso e mediocre. C’è sempre una speranza, nonostante tutto. Quella speranza sei tu. Abbi cura di te.”

ph Stefano Ciccarelli

Continue Reading

News

Addio allo storico dell’arte Philippe Daverio

Avatar

Published

on

By

È morto nella notte all’istituto dei Tumori di Milano lo storico dell’arte Philippe Daverio. Lo ha reso noto la regista e direttrice del Franco Parenti Andree Ruth Shammah.

Docente e saggista, ex assessore alla Cultura del Comune di Milano, aveva 71 anni. “Mi ha scritto suo fratello stamattina per dirmi che Philippe è mancato stanotte” ha detto Shammah all’Ansa.

Continue Reading

In evidenza