Road to Oscars 2021: Se succede qualcosa, vi voglio bene

Un uomo e una donna sono seduti a un tavolo, l’uno all’estremità rispetto all’altra. Cenano e hanno il capo chino sul piatto. Non c’è dialogo o vicinanza tra loro, solo silenzio. Sono distanti, nonostante si intuisca che si tratti di marito e moglie. Non sembrano odiarsi, è più un’atmosfera mesta, di triste e rabbiosa rassegnazione. Ad urlare silenziosamente, invece, sono le loro ombre. Quelle stesse ombre che accompagnano le immagini, per tutta la durata del cortometraggio, e che sembrano accusarsi reciprocamente di qualcosa.

È proprio seguendo i personaggi e le rispettive ombre (o forse sono le loro anime?) che lo spettatore scopre il motivo di quella crescente angoscia e quel senso di disagio che si prova guardando Se succede qualcosa vi voglio bene. Nel film non ci sono dialoghi. La narrazione è lasciata ai disegni e ai toni volutamente in chiaroscuro. È la gestualità dei personaggi che ci comunica i loro stati d’animo ed è la musica a fare da sottofondo all’opera. Parte 1950 di King Princess e quel silenzio trova una risposta. Si aggiunge una terza ombra, ed è quella della figlia che non c’è più.

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Il film alterna momenti di gioia ad attimi di puro strazio. Rabbia, dolore e il senso d’impotenza di fronte allo scorrere degli eventi. Il vuoto interiore che si materializza e prende le forme di quelle ombre nere. Ma sono proprio quelle ombre a cercare di impedire alla bambina di entrare nella scuola. Non sappiamo perché, ma la ostacolano, le si pongono davanti, spalancano le braccia e la strattonano in un ultimo disperato tentativo di tenerla lontana da quel luogo apparentemente sicuro. Si odono degli spari e tutto diventa nero. Poi, un cellulare su cui campeggia un messaggio: “If anything happens I love you”. Un soffio di vento e quelle parole si dissolvono, diventano una pioggia che cade sulle ombre dei genitori che, pian piano, iniziano ad allontanarsi l’una dall’altra.

Dodici minuti. È il tempo che Will McCormack e Michael Govier impiegano per focalizzare l’attenzione sull’annosa questione del controllo delle armi e delle sparatorie nelle scuole negli Stati Uniti. Qualcuno forse ricorderà quel maledetto 14 febbraio del 2018, giorno in cui un ragazzo armato di un fucile d’assalto ha aperto il fuoco contro studenti e personale scolastico, tra le mura della Marjory Stoneman Douglas High School in una cittadina della Florida. Al termine della giornata, il bollettino conterà 17 morti ed altrettanti feriti; ed è proprio ai drammatici fatti di Parkland (FL) che l’opera fa riferimento per il titolo.

Se succede qualcosa, vi voglio bene esalta il tema del superamento del dolore attraverso la vicinanza e l’unione, proprio esasperando il dolore stesso. E lo fa instillando un profondo senso d’empatia nello spettatore. L’abilità dei registi sta nel trattare un problema così sentito negli States con una delicatezza e una poesia tali da rendere vivi i personaggi e farceli sentire cari, senza necessità di riempire le sequenze inutilmente.

L’opera è approdata su Netflix sul finire di novembre, esplodendo in un successo inaspettato. Una settimana dopo era già al secondo posto dei film più visti sulla piattaforma in tutto il mondo, con oltre 40 milioni di visualizzazioni. Candidato agli Oscar 2021 nella categoria Miglior corto d’animazione, Se succede qualcosa, vi voglio bene è probabilmente uno dei più bei cortometraggi mai realizzati.

Un perfetto connubio tra arte e animazione e un esempio di come rendere il giusto omaggio al significato intrinseco di un’opera. Ecco il merito di Netflix: esaltare e dar voce a una categoria di film, quella dei cortometraggi, che altrimenti verrebbe troppo spesso snobbata e relegata a sottogenere di cinema.

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