Ritmi da cardiopalmo e sceneggiatura da applausi, L’onore perduto di Katharina Blum conquista l’Eliseo di Roma

Forse, se fai il giornalista convinto o di professione, questo non è lo spettacolo per te. Certa “categoria” ne viene fuori con le ossa rotte

Ma se non è vocazione e quello che ti interessa è solo vita senza un piacevole, impegnato e impegnativo ammanto, oh, questo è Lo spettacolo che proprio non dovresti perdere.

D’altronde è tratto da quel non misurabile genio di Boll, quello di “Opinioni di un clown“. Pensare che un cristiano, financo un genio di cotal guisa, quasi 50 anni fa, mi pare di aver capito, avesse posto la questione del linciaggio mediatico a questi livelli di introspezione e virtuosa conoscenza, lascia senza fiato. Ma di dove gli proveniva questa capacità, come la chiamano i caccasapienti, di saper leggere così il reale?

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No, mi devo procurare il romanzo per capire bene. Lo spettacolo, invece, che è molto bello si capisce subito. Per una abilità di regia innanzitutto, che punta innanzitutto su un ritmo recitativo cardiopalmatico, rarefacendo lo spazio scenico a vero palcoscenico e sparando a macchinetta il timing di recitazione.

Una rivisitazione praticamente senza un istante di tregua, con zero fuoriscena e altrettante richieste di inferenza

La storia raccontata è sempre tutta lì, in quei pochi metri quadrati, senza “comfort zone” psicologiche. Non c’è accenno di pippazze liriche, comandano il narratore e i personaggi e tu spettatore ci hai solo da mettere bene il fondoschiena sulla sedia e seguire. Meraviglia, quando è così.

E poi, poi, tre attori, la protagonista Elena Radonich e la “spalla” Peppino Mazzotta e il commissario Jacopo Morra, sopra la media di quello che si vedono mooolto lavorare abitualmente.
Insomma, scarse due ore di vero godimento e spietata analisi di certe dinamiche del nostro vivere quotidiano. Consigliatissimo, fino al 15 all’Eliseo grande.

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