Riscoprire la poesia con il MeP, il movimento che opera al servizio dell’arte

di Erica Ciaccia

Capita spesso di sentire frasi come: “Ma tanto la poesia è morta!” Ecco, nell’ascoltare queste parole si insinua in chi scrive una sorta di risentimento, di rabbia. Perché no, ragazzi, la poesia non è morta, anzi, è più viva che mai.

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Stiamo parlando di arte e come ben sappiamo essa è intramontabile. Parliamoci chiaro, quando mai ha avuto vita facile? L’arte richiede talento e proprio per questo motivo non può essere fatta da tutti. Un lavoro è richiesto anche per capirla, l’arte. Per apprezzarla. Per elaborarla.

L’Italia a suo modo resiste, meglio di altri paesi. Certo, si potrebbe fare di più, il turismo è trascurato, i musei sono spesso vuoti, i libri si vendono sempre di meno, i piccoli cinema chiudono e la musica classica non viene capita. Manca l’interesse, è questo il cuore del problema. Ed è qui che entrano in gioco gli appassionati, coloro che all’arte ci tengono davvero. Sono persone di ogni età, sesso e provenienza. Qualcuno con versi scritti e chiusi in un cassetto, altri con colori lasciati su una tela, insomma chiunque abbia dentro di sé qualcosa da dire che preme per uscire e che resiste al tempo.

A volte queste persone si organizzano in gruppi e segretamente operano al servizio dell’arte. È il caso del MeP – Movimento per l’emancipazione della Poesia, un movimento artistico italiano fondato a Firenze nel 2010 da un gruppo anonimo di poeti, che “persegue lo scopo di infondere nuovamente nelle persone interesse e rispetto per la poesia intesa nelle sue differenti forme” (citando lo statuto del movimento) e “intende raggiungere il proprio scopo sfruttando ogni canale ritenuto idoneo e mantenendo comunque saldo il rispetto per ogni altra forma d’arte.”

Il movimento è cresciuto nel corso degli anni ed è ora presente su tutta la penisola. I ragazzi che ne fanno parte ci credono molto: “Il MeP si propone di restituire alla poesia il ruolo egemone che le compete sulle altre arti e al contempo di non lasciarla esclusivo appannaggio di una ristretta élite, ma di riportarla alle persone, per le strade e nelle piazze.” Una cosa importante da dire è che gli esponenti del MeP si presentano sempre in forma anonima, lasciando al di sotto delle poesie solamente le proprie iniziali, per focalizzare l’attenzione sul contenuto e non sull’autore.

Le poesie del movimento le possiamo trovare attaccate sui muri di molte città italiane. Tanta l’emozione negli occhi di chi, come me, amante della poesia, ne ha scorta una per la prima volta. Mi trovavo a Siena ed alla vista di quei versi scritti da uno sconosciuto, attaccati lì, su quel muro, alla portata di tutti, mi è venuta la pelle d’oca! Un turbinio di bellissime e forti sensazioni mi ha assalita, proprio quelle che solamente qualcosa di pulito, trasparente e sincero come l’arte può trasmettere.

Quindi, pensate ancora che la poesia sia morta? Quand’è che un’arte muore? La risposta è una sola: Quando non viene apprezzata. Bisogna riscoprire l’arte, interessarsi ed avvicinarsi a qualsiasi forma presente sulla faccia della terra. In questo modo, ognuno di noi, darà il proprio contributo a rendere migliore il mondo nel quale viviamo.

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