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Domenico Paris torna in libreria con “I medi sono il massimo”

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“Fuori i secondi!”, “Seconds out!

Il 3 settembre 2020, a distanza di quasi 7 anni dalla pubblicazione del romanzo “Il ring è onesto” (e a 4 dalla sua ultima uscita su carta “Roma Kaputt Mundi”), Domenico Paris torna nelle librerie con un nuovo libro dedicato alla boxe, “I medi sono il massimo”, edito dalla Absolutely Free di Roma, casa editrice specializzata in narrativa sportiva e distribuita su territorio nazionale da Messaggerie Libri, il più importante distributore italiano di prodotti editoriali.

Nei dieci racconti che compongono l’opera, lo scrittore avezzanese, partendo dalle vicende biografiche di dieci tra i maggiori interpreti della più classica tra le divisioni di peso del pugilato, costruisce  dieci storie di pura narrativa nelle quali i trionfi, le miserie e i grandi incontri che hanno visto protagonisti combattenti di razza quali Ray “Sugar” Robinson, Monzon, Hagler, La Motta, Benvenuti e altri, fanno da sfondo a creazioni di pura fantasia che fanno esulare la silloge dal contesto della letteratura di genere per trasformarsi in una lettura adatta anche ai non appassionati di sport.

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Il libro sarà disponibile anche in formato ebook e, oltre che nelle librerie, potrà essere acquistato anche sulle maggiori piattaforme di e-commmerce editoriale.

L’autore presenterà l’opera sabato 5 settembre 2020 alle ore 17 presso il pub “Le Chevalier” in via Genserico Fontana 11 di Avezzano. Modererà l’incontro l’attore-regista Alessandro Martorelli e interverrà l’allenatore-organizzatore di pugilato Armando De Clemente. Le letture dei brani saranno affidate al doppiatore Giuseppe Ippoliti.

Per informazioni, scrivere a: domenico.paris03@gmail.com

Domenico Paris è nato ad Avezzano nel 1977.Scrive di spettacoli, musica, libri e sport per Metro, Satisfiction, Post.it e The Walk of Fame, e ha collaborato con varie testate nazionali tra le quali, Il Foglio, Il Tempo, Gente, Class, The Fashionable Lampoon, Boxeringweb.it, La voce del Ribelle e L’Occidentale.

Ha pubblicato quattro raccolte di racconti, La via difficile (Tracce, 2003), Fuorifuoco (GiveMeAChance, 2010), Roma Kaputt Mundi (Valletta, 2015) e I medi sono il massimo (Absolutely Free, 2020), e un romanzo Il ring è onesto (GiveMeAChance, 2013).

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Emily Brontë e le sue Cime tempestose

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Le sorelle Bronte

Emily Jane Brontë nacque il 30 luglio 1818 a Thorton nello Yorkshire, in Inghilterra, ed era la quinta di sei figli. Nel 1820 la famiglia si trasferì ad Howart (West Yorkshire), in quanto Patick, il padre di Emily, fu nominato curato perpetuo. Proprio in questo ambiente fiorì il talento letterario delle sorelle Brontë. Come mai la scelta di questo cognome di stampo siciliano visto  l’origine di questa famiglia?

Si racconta che derivi dalla cittadina siciliana di Bronte appunto, in quanto il padre di Emily, irlandese e che si chiamava Patrick Brunty, nutriva una grande ammirazione per Horatio Nelson. Costui ebbe il titolo di Duca di Bronte da parte del re Ferdinando IV delle Due Sicilie. Decise, quindi, di modificare il suo cognome in Bronte apponendo la dieresi sulla e affinché i britannici non si sbagliassero nella pronuncia della e finale.

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Dopo la morte della consorte, miss Branwell, sua sorella, si prese cura dei figli. Oltre alla perdita della madre, la famiglia fu colpita anche dai lutti di Mary ed Elisabeth, le due sorelle più grandi che si spensero a causa del tifo. La vita desolata che conducevano nella canonica, confinante con il cimitero, trascorreva in solitudine. Qui ebbero una rigida educazione  e fu loro trasmesso un profondo amore per la cultura.

La natura circostante del luogo molto selvaggia e tormentata, portò la mente dei bambini Bronte a creare personaggi fantastici ed eroi. Le avventure di questi personaggi vennero narrate da Emily e Anna in Cronache di Gondal e da Charlotte e Bronwell in Saga di Angria. Charlotte e Emily partirono per migliorare la loro conoscenza delle lingue.

Le sorelle Brontë, a causa della società dell’epoca per cui tra i compiti di una donna, non c’era sicuramente l’interesse per la letteratura, furono costrette ad usare, per la pubblicazione della loro opera, i nomi maschili Currer, Ellis e Acton Bell. La scrittura e la letteratura per loro rappresentavano una costante fuga dalle preoccupazioni quotidiane e dalla noia soprattutto nelle lunghe e fredde giornate invernali.

Tutto ciò portò alla pubblicazione di una raccolta di poesie dal titolo Poems by Currer, Ellis and Acton Bell e nel 1847 uscirono tre romanzi: Jane Eyre di Charlotte, Agnes Gray di Anne e Wuthering Heigths di Emily. La scrittrice morì il 19 dicembre 1848 colpita dal tifo. Wuthering Heigths è, quindi, l’unico romanzo di Emily giunto integro fino a noi.

Si tratta di un testo che viene spesso inserito nel genere dei romanzi d’amore, infatti la storia è quella del sentimento tra l’ombroso Heatcliff e la volubile Chaterine. L’amore non è l’unico protagonista. È,  infatti, un racconto pieno di odio, rancore e vendetta. È proprio per questa miscellanea di elementi che diventa una storia dal contenuto non convenzionale per l’epoca. Altro elemento distintivo è che Heatcliff si configura come una sorta di anti-eroe maledetto ed irascibile, perennemente domato nella sua sofferenza eterna.

Anche il titolo del libro stesso è incentrato al richiamo di questi tormenti che vivono i suoi personaggi. Ciò fa respirare anche un’atmosfera da romanzo gotico che esplode poi nelle pagine finali in cui il soprannaturale si manifesta con lo scopo di riportare un equilibrio catartico nell’ intera narrazione, quasi come fosse indispensabile per una riabilitazione completa di tutti i personaggi.

Questa storia d’amore tormentato tra Catherine e Heathcliff che si racconta fra le pagine del libro, ha ispirato nel tempo svariati film. Tra questi ricordiamo La voce nella tempesta, che vede come protagonisti Laurence Olivier e Merle Oberon. Uscì nel 1939, quasi 100 anni dopo il libro. Ottenne così tanto successo che ottenne ben otto nomination agli oscar, ma alla fine vinse soltanto quello per la migliore fotografia.

Nel 1954 esce Abissi di passione di Luis Buñuel. Qui il regista non riportò esattamente la storia del romanzo. L’ambientazione si sposta, infatti, dalle brughiere dello Yorkshire , al Messico. Solo nel 1992 viene riportato sul grande schermo l’amore fra i due giovani passionali, grazie al regista Peter Kosminsky che scrittura gli attori Ralph Fiennes e Juliette Binoche. Questa pellicola, probabilmente, fra tutte le altre, è quella che si attiene di più alla storia del romanzo. Nel 2009 abbiamo ancora un adattamento televisivo diviso in due parti con la regia di Peter Bowker.

Gli attori che interpretano i due protagonisti questa volta sono Charlotte Riley e Tom Hardy. IN più di tre ore il regista riesce a mettere in scena tutti i capitoli di cui è composto il romanzo. L’ultimo adattamento risale al 2011. Il regista questa volta è Andrea Arnold e i protagonisti Kaya Scodelario e James Howson. Il ruolo di Heathcliff viene affidato quindi, per la prima volta, ad un attore di colore, infatti la scrittrice Emyly lo descrive come  ‘uno zingaro dalla pelle scura, negli abiti e nelle maniere un gentiluomo’ 

Questa storia ha avuto il merito di ispirare anche la canzone Wuthering Heights di Kate Bush , inserito nell’album di debutto dal titolo The Kick Inside risalente al 1978.

di Alessia Del Re

Foto di copertina: da www.knowledgerush.com caricata da Mr. Absurd

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“Harlem- You Write the rules”, l’ultimo romanzo di Luca Leone

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Può lo sport salvare la vita di una persona? Certo, è assolutamente molto difficile dirlo con certezza e non sarebbe in effetti nemmeno corretto dare una risposta troppo netta a riguardo perché, è doveroso sottolinearlo, ognuno è diverso dagli altri e la sua storia, o meglio la sua vita, è pertanto unica.

Ma è altrettanto vero che esistono testimonianze che ammettono che sì, in certi e fortunati casi, lo sport può fare degli autentici miracoli.

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Del resto molti atleti, alcuni dei quali definibili a buona, buonissima ragione, come degli  autentici fuoriclasse, acclamati in tutto il mondo, hanno candidamente confidato, una volta arrivati all’apice, in interviste esclusive e in alcune autobiografie che, come è normale che sia, sono letteralmente schizzate nelle zone più calde delle classifiche dei libri più venduti, dei loro inizi, spesso non facili, e dei problemi con la malavita, l’ alcol e  la droga. Immancabili poi sono stati episodi di violenza di vario genere.

Molti hanno anche rivelato di essere nati in zone malfamate e di essere cresciuti fianco a fianco di criminali. E’ solo l’amore per lo Sport che è riuscito poi a salvarli e a redimerli. Ed è su queste basi che poggia saldamente le basi Harlem, il nuovo splendido romanzo di Luca Leone, decisamente molto corposo, da leggere con estrema attenzione.

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Ok, lo avete capito, si parla di sport, e su questo non ci piove, in particolare di basket, ma non dovete pensare di essere innanzi a un libro che parla solo di questo. Sarebbe un errore fatale pensarlo.

Harlem è infatti molto ma molto di più: è un testo che ci fa riflettere sull’importanza dell’amicizia, un sentimento fin troppo sottovalutato e non compreso oggigiorno da più fino in fondo, su come si debba sgomitare per farcela nella vita e come si fatichi a rimanere puliti in un mondo che è lercio.

Un mondo che ci circonda e che ci cinge con le sue braccia fameliche di successo e di soldi. E se non si hanno, ecco allora che ci cerca in ogni modo, pure illecito e assolutamente pericoloso, di farne. Di farne tanti, tantissimi. Costi quel che costi. E così Richard e Joe, ancora piccolissimi, iniziano a far parte di un circolo vizioso dal quale non riescono a uscire. Sono uniti e sono molto amici sebbene siano tanti diversi: il primo è estremante furbo ed estroverso, mentre il secondo è più idealista. Ma entrambi provengono da famiglie molto umili e abitano ad Harlem, uno dei quartieri più malfamati di New York. Fortunatamente a rallegrare le loro giornate sarà il basket.

Sarà esso la loro salvezza?

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“I Classici del Giallo della British Library” approdano in Italia

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Un grande progetto che coinvolge 20 paesi. Così la casa editrice Vallardi, in collaborazione con la British Library, ha deciso di presentare al pubblico italiano i titoli più amati e venduti dal pubblico inglese. Siete fan di Arthur Conan Doyle o della penna di Agatha Christie? Vi immergete volentieri in quei paesaggi fatti di nebbia densa che ricopre la classica brughiera dello Yorkshire? Questi scritti fanno proprio al caso vostro.

E a condire il tutto, quella punta di “giallo” tipica della letteratura anglosassone. Il 1 luglio si è presentato a dovere il primo romanzo composto da ben 256 pagine di narrativa poliziesca, con il titolo Delitto in Cornovaglia di John Bude.

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Protagonista della storia è il reverendo Dodd, vicario di un tranquillo paesino sulla costa inglese, appassionato di gialli (proprio come noi!). La sua accertata ricercatezza e propensione all’indagine, viene subito messa alla prova con la morte di un magistrato del posto, ucciso da un colpo di pistola. Con nessun indizio la polizia brancola nel vuoto…ma reverendo Dodd è ben allenato da anni e anni di letture e, con uno dei più classici stratagemmi della letteratura inglese, inizierà a indagare per conto proprio.

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Insieme a questo classico, anche L’assassinio di Lady Gregor, di Anthony Wynne, ha visto la luce. Questa volta siamo nelle Highlands scozzesi, in particolare in un castello in cui viene trovata uccisa proprio Mary Gregor, pugnalata a morte. Anche in questo caso, l’omicidio sembra impossibile e l’unico minuscolo indizio è alquanto bizzarro: una scaglia di pesce d’argento rinvenuta proprio accanto al cadavere.

Come vedete ci troviamo davanti a veri e proprio classici della letteratura, sia come trama che come struttura dello stesso romanzo: abbiamo un caso, la polizia in difficoltà, qualche indizio strampalato e un “eroe” pronto a farci scervellare come solo Sherlock Holmes ha saputo fare finora. Anche le stesse copertine sono curatissime e dai disegni fortemente evocativi, che rimandano un po’ a quelle vecchie edizioni del Giallo Mondadori, con tanto di cerchio proprio al centro della pagina.

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Insomma, Vallardi ce l’ha messa tutta per farci immergere nel meglio del crime inglese, selezionato proprio dalla rinomata British Library. Per chi vuole tornare un po’ indietro nel tempo, al piacere di ritrovarsi a indagare nel più classico dei modi, ma non senza colpi di scena e finale mozzafiato. Antonio Vallardi ha avuto una bellissima idea, con una collana pensata in parte per nostalgici dei “veri” gialli della letteratura.

Gli amanti del genere saranno ben lieti di sapere che sono previste parecchie uscite da qui fino al 2022. E con questa promessa, speriamo vivamente d’immergerci ancora in quei paesaggi, quasi nordici, tra castelli e onde in tempesta che s’infrangono su arcigni scogli neri. Siete pronti?

Photocredit by Soyoung Han on Unsplash.com

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