Auguri a Ridley Scott, il suo Alien cambiò il cinema

Alien sta alla fantascienza cinematografica come l’ossigeno sta alla vita. Anche a quella xenomorfa, sì. Ridley Scott, che proprio oggi spegne 83 candeline, fu regista del capolavoro uscito nel lontano 1979. Un film che, come pochi, contribuì a sdoganare la figura aliena come dotata di intelligenza speculativa, quella in grado di premeditare, organizzare e agire.

Per gli appassionati della settima arte, il primo capitolo della lunga saga resta tutt’ora uno dei punti massimi del cinema di Ridley Scott. Il merito fu, tra gli altri, quello di portare il conflitto inter species a vette di pathos e di tensione raramente esplorate in precedenza. Tutto fu studiato nel dettaglio, dalle bozze grafiche dell’artista svizzero H.R. Giger ,“padre” dell’alieno, fino al set cinematografico talmente accurato da sembrare una vera base spaziale. Un lavoro minuzioso che è sopravvissuto alla prova del tempo e che sembra non invecchiare mai.

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Per il film si stanziò un budget di 10 milioni di euro, chiamando anche un’attrice dalle enormi potenzialità: Sigourney Weaver. Ma il cinema statunitense, per stessa ammissione dei suoi protagonisti, deve ben più di qualcosa a quello nostrano e Dan O’Bannon, che di Alien era lo sceneggiatore, ammise candidamente di aver tratto ispirazione da alcune opere di Mario Bava come Terrore nello spazio.

Il mondo degli xenomorfi, specie aliena predatoria e parassita che si annida nei corpi dell’equipaggio della Nostromo, deve parte della sua ideazione al film It! The Terror from Beyond Space del 1958, dove una bestia aliena faceva strage di astronauti dispersi su Marte. Ma lo Xenomorfo ha anche origini italiane. Già, la sua ascendenza trova riscontro in quel Carlo Rambaldi, che per il suo lavoro vinse l’Oscar ai migliori effetti speciali. Ma originariamente l’Alien avrebbe dovuto essere molto più grande, permettendo alla sua Facehugger di avvolgere l’intera testa della vittima.

Oggi il capolavoro di Ridley Scott, inserito al 33esimo posto tra i 500 film fondamentali secondo l’Empire, non smette di spaventare. Pensato come una versione nello spazio di ‘Non aprite quella porta’, Alien è soprattutto metafora della prevaricazione, coloniale e tecnologica, dell’uomo sull’uomo e sul mondo esterno.

La sfida contro l’inumano, verso il quale subiamo una fascinazione misteriosa, è guidata dal primo grande personaggio anti-machista del cinema hollywoodiano: Ripley. Forte, coraggiosa, determinata, è un esempio di grande forza femminile, 40 anni prima che questo diventasse oggetto di dibattito nel pubblico di massa. Ma soprattutto, Alien rimane senza discussione la più grande pagina di fantascienza degli anni ’70, da vedere e rivedere per scoprire o rivivere il genio di uno Scott in stato di grazia.

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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