“Revolutionary Road”: tra realtà e sogni spezzati

A distanza di 11 anni dall’uscita di “Titanic” (1997), la coppia Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, torna a lavorare insieme nel dramma sentimentale “Revolutionary Road” (2008).

Diretta da Sam Mendes, all’epoca marito di Kate Winslet, la pellicola è basata sull’omonimo romanzo del 1961 di Richard Yates. Tre nomination agli Oscar per il film del regista di “1917“, oltre al Golden Globe vinto dall’attrice. Un premio assolutamente meritato quello attribuito alla protagonista del film, figura cardine e centrale di questo dramma familiare e amoroso, ma soprattutto umano.

MyZona

E se Leonardo DiCaprio è bravissimo nel suo ruolo di marito e uomo razionale con i piedi ben saldi, combattuto tra la volontà di assecondare i desideri della moglie e la pressione conformista dell’America degli anni ’50, Kate Winslet è divina nell’interpretare una donna colma di sogni, speranze e voglia di cambiamento, in una società che le sta stretta. Ma come disse Neil Gaiman, fuggire non è la soluzione, i demoni, e soprattutto te stesso, li porti ovunque tu vada.

Leggi anche: “Omicidio a Easttown: la miniserie con il premio Oscar Kate Winslet arriva su Sky”

Revolutionary Road” è il nome della via in cui abita la coppia apparentemente perfetta composta da April (Kate Winslet) e Frank (Leonardo DiCaprio). Con giornate scandite da figli, lavoro e faccende domestiche, i coniugi tentano di nascondere la noia e la monotonia della loro vita, oltre ad un matrimonio ormai fallito che nessuno ha il coraggio di guardare in faccia, sotto il tappetto.

Sensi di colpa, sogni ormai svaniti, frustrazione e insoddisfazione sono impressi nelle mura di casa e la rivoluzione pronta ad esplodere. Tuttavia, April cerca di fare un tentativo per salvare il matrimonio e la monotona esistenza, proponendo al marito di traferirsi a Parigi e riprendere in mano i sogni giovanili e la felicità a cui una volta aspiravano.

Pochi film come “Revolutionary Road” riescono ad esplicare in maniera così potente il malessere interiore di un personaggio, l’ipocrisia di una società e la disperazione di una vita vuota che non ha più niente da offrire. Un climax crescente che trasporta gli spettatori in un vortice di solitudine, incomunicabilità, tipica della società moderna, e all’interno della mostruosa normalità, travestita da sicurezza e benessere.

L’unico personaggio della storia che sembra comprendere le dinamiche che si celano nella casa della coppia perfetta è John, interpretato da un perfetto Michael Shannon, ragazzo affetto da turbe psichiche, il quale, in fondo si rivelerà essere l’unico essere umano in grado di guardare oltre e di cogliere la complessità delle problematiche umane consumate dentro le mura della bellissima villetta borghese in Revolutionary Road.

Da leggere anche

Malaika Sanguanini
Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aura onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.

Speciale multimedia

spot_img

Ultimi inseriti

esplora

Altri articoli