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Rave in Toscana: il bisogno di un ritorno al sottopalco

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rave party tavolaia

La voglia di tornare a vivere liberamente, a partecipare a feste, concerti, serate è tanta. I tanti mesi passati nell’incertezza, tra un lockdown e l’altro si fanno sentire. Così tanto che le nuove abitudini, in alcuni casi, sono state in fretta accantonate.

Come nel caso del rave party in corso a Tavolaia  frazione di Santa Maria a Monte , in provincia di Pisa, da sabato 3 luglio. In un terreno privato, attorno a un rudere si sono radunate, secondo la questura oltre 5000 persone provenienti da tutta Europa.

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“Riteniamo che l’idea di portare qui questo evento sia partito da organizzatori francesi”, ha affermato Ilaria Parrella, sindaco di Santa Maria a Monte- Il terreno invaso è ai margini di un bosco”.

“È un’area con poche abitazioni sparse e molto tranquilla, una specie di paradiso – sottolinea Parrella – Vicino c’è un osservatorio astronomico proprio per la quiete. Speriamo che questa situazione non faccia troppi danni ma potremo fare verifiche solo quando tutti saranno andati via. Sul posto ci sono centinaia di veicoli e almeno due grossi Tir con una specie di palco e amplificatori enormi. Gran parte dei mezzi parcheggiati hanno targa francese”.

La situazione è ovviamente paradossale. Da un lato migliaia di giovani (e non) che si radunano da ogni dove per avere una parvenza di ritorno alla normalità. Dall’altra le discoteche ancora chiuse e in standby. Il governo italiano non ha infatti ancora preso una decisione riguardo la riapertura di questi locali. A quasi metà luglio il rischio che la stagione sia ormai danneggiata è alto.

“Le discoteche potrebbero essere un elemento di controllo”, dice Gianni Indino, segretario del Silb-Confcommercio e leader dei gestori dei locali da ballo della riviera romagnola. “Noi potremmo essere uno strumento utilissimo per controllare e per mettere in sicurezza la situazione”.

Il punto fondamentale è proprio questo. Continuare d attendere un ulteriore calo dei contagi e il consenso unanime del Cts o tentare una riapertura graduale con tutte le precauzioni e controlli necessari?

D’altronde l‘Europeo di calcio, tranne il caso di Inghilterra-Scozia, ha dimostrato che la possibilità di riaprire gli eventi al pubblico non è così chimerica. Né troppo rischiosa.

Il rave di Tavolaia dimostra questo bisogno. La volontà di buona parte della popolazione di ritornare sottopalco, sulle gradinate e ovunque ci sia qualcosa che faccia sfogare le passioni.

Il covid ha infatti portato ad una limitazione dei propri istinti. Dei propri impulsi. Dei propri bisogni. In nome di una giusta precauzione. Di una battaglia comunitaria. Ma il rischio, dimostratosi reale, era un’assuefazione a questa condizione di chiusura.

Il che non vuol dire, ovviamente, riaperture sconsiderate come se tutto fosse passato. Ma neppure una criminalizzazione di chiunque auspichi ad una vita quanto più possibile simile al passato.

Il party in provincia di Pisa, che potrebbe sembrare una brutta copia di Woodstock, è l’emblema di questo sogno. Quello di evadere. Una ribellione non tanto al sistema, quanto al proprio io assuefatto dal restare a casa.

L’esegesi di questo rave passa dal cercare di capire le motivazioni dei partecipanti. Dal cosa spinga ragazzi francesi, tedeschi e belgi a venire in un’anonima provincia toscana con il rischio di ammalarsi o di una denuncia.

Puntare il dito appartiene a quella categoria di persone che molti chiamano “bacchettoni”. Bisogna superare la logica del proibizionismo. Non ha funzionato negli Stati Uniti negli anni ’20. Non funziona neanche oggi, a quanto pare.

Photo by Daniel Robert Dinu on Unsplash

Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

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Tokyo 2020: su il sipario con “Moving Forward”, l’arte di guardare attraverso le ferite

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Tokyo

Moving forward, non poteva esserci altro titolo alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici Tokyo 2020. Una cerimonia in una città che non ha avuto paura di mostrare le ferite di un tempo difficile come quello che stiamo vivendo, con condizioni che avevano messo in forse, per il secondo anno di fila, anche la possibilità di effettuare i giochi stessi. Ferite da far rimarginare, crepe, frammenti da rimettere insieme. Non sono i giapponesi a insegnarci l’arte del kintsugi?

Un minuto di silenzio con tutti i presenti (pochi per la verità) in piedi, comprese l’imperatore Naruhito e il presidente del Cio, Thomas Bach, è stato osservato allo stadio Olimpico in conclusione della parte iniziale della cerimonia di apertura, quando è stata ricordata la pandemia – con personaggi vestiti di bianco, medici, infermieri, pazienti – e i suoi momenti più drammatici.

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Una sequenza di immagini di cui le mascherine hanno fatto tristemente parte integrante e non solo come dispositivi di protezione. Sempre nelle battute iniziali, è stata la volta dei tapis roulant, delle cyclette e delle spin-bike in dotazione di alcuni figuranti comparsi nel buio. Strumenti di allenamento individuale, a sottolineare i tanti mesi di isolamento, con delle luci a segnare delle connessioni: come a scandire attraverso immagini un altro slogan di questo tempo: “Distanti ma uniti”.

Lo speaker ha dunque invitato tutti ad alzarsi per onorare la memoria delle vittime. In precedenza, erano state mostrate alcune immagini del lockdown in tutto il mondo, tra le quali quelle di una piazza Duomo di Milano completamente vuota.

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Come da tradizione, la delegazione della Grecia è stata la prima a sfilare nella cerimonia di apertura di Tokyo 2020, con i portabandiera e gli altri con la mascherina. Subito dopo gli atleti del Team dei Rifugiati. L’Italia Team è poi entrata dopo nello stadio Olimpico di Tokyo  sfilando nella cerimonia di apertura dei Giochi della 32/a Olimpiade moderna. In testa i portabandiera Jessica Rossi ed Elia Viviani. Gli azzurri hanno vestito la tuta bianca con un sol levante tricolore davanti, e quasi tutti hanno sventolato una piccola bandiera biancorossoverde. Le divise, firmate Armani, non sono state esenti da ironia sui social: “Sembrano dei Teletubbies bianchi” ha scritto qualcuno: “Rebus olimpico: perché c’è una pizza tricolore sulla pancia?”. In realtà, almeno nelle intenzioni dello stilista, i toni della divisa avrebbero dovuto richiamare alla purezza dello sport. E bisogna contare che le giacche sono tutte realizzate facendo ricorso a materiali ecosostenibili (poliestere tricot shiny riciclato) e personalizzate pure con la stampa delle prime parole dell’inno nazionale.

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I primi Giochi in ‘bolla’ ostentano comunque numeri in grande stile: oltre 200 paesi, 306 gare in programma per 42 discipline, con alcune new entry: surf, arrampicata, karate e skate, novità volute dal Cio per fidelizzare il pubblico più giovane. Emozione poi al passaggio di Paola Egonu scelta tra le persone che hanno accompagnato la bandiera olimpica: “Sono molto onorata per l’incarico che mi è stato dato”, ha commentato alla vigilia.

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Green Pass per cinema e teatri dal 5 agosto e ancora stop alle discoteche: il nuovo decreto

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Il consiglio dei Ministri ha dato il via libera al nuovo decreto legge Covid. Un documento che, come anticipato, contiene una serie di misure che riguardano i settori dello spettacolo e dell’intrattenimento.

Arriva l’obbligo di Green Pass per cinema e teatri, ma aumenta il numero di spettatori ammessi ad assistervi, sia al chiuso che all’aperto. In zona gialla si entrerà a cinema e teatro con Green Pass, mascherina e distanziamento, ma gli spettatori potranno salire all’aperto dagli attuali 1000 fino a un massimo di 2500 e al chiuso da 500 a 1000. Mentre in zona bianca, dove ora sono fissati limiti di capienza, viene fissato un tetto all’aperto di 5mila persone e al chiuso di 2500 persone. Le discoteche resteranno chiuse così come è precluso qualsiasi spettacolo in cui non si può garantire adeguato distanziamento del pubblico, con posti definiti.

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Dunque, gli spettacoli aperti al pubblico, anche all’aperto, saranno accessibili solo con posti a sedere pre-assegnati e a condizione che sia assicurato il distanziamento (oltre che muniti di Green Pass). Una situazione ben diversa rispetto alla Francia, dove molte più attività all’aperto sono consentite col pass sanitario anche senza distanziamento.

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Questi gli altri parametri introdotti: lo stato d’emergenza per il Covid dovrebbe essere prorogato fino al 31 dicembre 2021.

Il Green Pass dal 5 agosto servirà anche per accedere ai tavoli al chiuso di bar e ristoranti. Il certificato verde – spiegano fonti governative – non sarà invece necessario per consumare al bancone, anche se al chiuso.

Leggi anche: Green Pass, la situazione in Francia

Terapie intensive al 20% e al 30% per le aree mediche per diventare arancioni e rispettivamente al 30 e al 40% per entrare in zona rossa. Mentre per entrare in zona gialla sarà sufficiente il 10% di occupazione delle terapie intensive e il 15% di ricoveri. Proteste nella notte a Torino.

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Green Pass: concerti, discoteche e grandi eventi – i possibili scenari

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Foto: Nicolas LB on Unsplash

Mentre sono in fase di discussione le nuove regole per la ridefinizione delle aree di rischio nel nostro Paese, si fanno strada una serie di proposte volte a utilizzare il Green Pass per scongiurare chiusure al di fuori della zona bianca. Questo, di fatto il criterio proposto dalle Regioni, nella bozza inviata al governo.

Il decreto Covid, in fase di stesura, potrebbe – analogamente a quanto successo in Francia – permettere il via libera a discoteche e grandi eventi (pensiamo a concerti con un numero importante di spettatori), limitando però l’accesso ai possessori di pass sanitario in grado di provare la doppia dose di vaccino.

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Al momento, i casi in cui il Green Pass è obbligatorio sono piuttosto limitati. Nell’arco di qualche settimana, però, potrebbe essere richiesto per ristoranti e locali al chiuso al di fuori della zona bianca.

Leggi anche: A ballare col Green Pass, tutte le proposte

Sempre su richiesta delle Regioni, c’è la possibilità di ridurre il numero delle zone, da 4 a 3, per all’assegnazione dei profili di rischio (i cosiddetti colori). Si parla anche della flessibilità nella valutazione dei parametri nelle piccole Regioni, così come l’idea di considerare il numero dei vaccinati nelle Regioni.

Si propone quota 150 tamponi ogni 100mila abitanti come numero minimo di test ogni giorno e, soprattutto, di non scendere al di sotto della soglia del 15% e 20% di occupazione massima dei posti letto in terapia intensiva e reparti ordinari (il 5% inizialmente proposto di posti occupati in terapia intensiva rasenterebbe il ridicolo).

Il Green Pass potrebbe essere richiesto per consentire spostamenti in entrata o uscita dai territori ricadenti in zona arancione o rossa. Così come per l’accesso ad alcune prestazioni sanitarie, anche in affiancamento ai pazienti. Fiere, convegni, congressi e concorsi pubblici rientrano in questo tipo di elenco.

Quello che riguarda concerti, spettacoli e proiezioni risiede in questo elenco, dove a fare le differenze saranno le linee guida.

Foto: Nicolas LB on Unsplash

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