Ratched: esercizi di stile per la serie Netflix del momento

“Ratched” è la nuova serie Netflix firmata da Ryan Murphy (American Horror Story, Glee) ed Evan Romansky.

Parliamo del prequel ufficiale del memorabile “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Milos Forman, ma anche di un prodotto multiforme, perché pur prendendo a piene mani dalla costruzione del personaggio di Mildred Ratched, di cui si vogliono raccontare le origini, la serie con protagonista la bravissima Sarah Paulson deve molto a Hitchcock, e non ci vorrà molto per cogliere ben più di un richiamo ai colori de “La donna che visse due volte”, ma anche l’ambiguità di questo personaggio femminile forte, deciso, imperscrutabile.

È chiaro che con questa serie Murphy, evidentemente in simbiosi con la Paulson, abbia voluto trovare nel personaggio dell’infermiera Ratched la sua chiave di svolta. Una chiave psicologica, fatta di perversioni e ricatti subdoli, ma è piacevole trovare nascosto tra una sequenza e l’altra qualche sfiato per l’umorismo, sempre bilanciato e irresistibile. Sullo sfondo, l’affascinante costa nord-californiana di Lucia e il suo manicomio, il grande teatro dentro al quale si intrecceranno vite, morti e segreti.

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Ma “Ratched” è molto altro: ricca di omaggi, sì, lo abbiamo detto, ma anche una prova di maturità per Ryan Murphy, che fino ad oggi aveva sempre camminato su quel filo sottilissimo che era – ed è – American Horror Story, tra personaggi troppo queer e una mancanza totale di identità, un gusto a volte pacchiano, a volte troppo classico, e in definitiva poca voglia di osare e mettersi in gioco.

Sembra che “Ratched” possa dirci qualcosa in più sulle intenzioni del suo regista: circondate da personaggi maschili inetti o troppo folli, al centro di questa grande storia ci sono le donne, versatili, meschine, buone o cattive, ma in ogni caso attive e protagoniste di ogni sequenza.

Vengono a noia alcuni leitmotiv narrativi, e certe frasi ad effetto da serialità adolescenziale, ma siamo abituati. Manca ancora una formula precisa, perché “Ratched” è una serie che a volte cede troppo facilmente alla dimensione del noir, altre volte vorrebbe somigliare a una soap, altre volte è un giallo classico da domenica pomeriggio.

Però la direzione imboccata sembra quella vincente, è divertente vedere un rimando a Vertigo appena prima o appena dopo una sequenza in split screen, e pur tenendo conto di diverse sbavature, “Ratched” è una seria ben più che gradevole, con ottime interpretazioni, scenografie mozzafiato e tanti rimandi al cinema del secolo scorso, ma anche un esercizio di stile dal sapore hitchcockiano, che saprà tenervi incollati allo schermo.

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Alberto Mutignani
Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

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