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Cinema

Quelle favolose colonne sonore: gli anni ‘60

Riccardo Colella

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Partiamo per un viaggio che vi condurrà nel mondo delle note che hanno fatto la storia del Cinema. Se è vero che dar vita a un grande film significa far sì che tutti i pezzi del puzzle trovino il loro perfetto incastro, è la colonna sonora, talvolta, che gioca un ruolo fondamentale nella nascita di un capolavoro.

La musica può accompagnare lo scorrere delle immagini ed entrare nel cuore degli spettatori, smuovendo passioni ed emozioni, creando un forte legame empatico coi personaggi. Ecco quindi che, per ogni decade, selezioneremo dieci tra le più iconiche colonne sonore di tutti i tempi, partendo dagli anni ’60.

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Gli anni ’60 hanno rappresentato una sorta di “Anno 0” nel mondo del cinema e delle colonne sonore. È l’inizio della cosiddetta New Hollywood e i film non sono più un semplice intrattenimento ma diventano un faro puntato su una società in balìa dei cambiamenti. Gli spaghetti western facevano scuola e i compositori trovavano nuova linfa, sperimentando sonorità fino ad allora impensabili per un film. È lì che le musiche non fungono più da sottofondo alle scene, ma trovano una vera e propria autonomia, sviluppando una personalità talvolta indipendente dallo stesso film.

Non si tratta, quindi, di classifica ma di semplice compilation di alcune tra le più famose colonne sonore degli anni ’60.

“BORN TO BE WILD” by Steppenwolf (Eeasy Rider, 1969)

Quando i cuori erano in tumulto e i ragazzi lottavano per l’uguaglianza sociale e l’amore libero, sfidando la violenza delle guerre e la rigidità della società di fine anni ’60, gli Steppenwolf si piazzavano al secondo posto della Billboard Hot 100. Era il 1968 e il ruggito della band americana accompagnava quello dei chopper di Henry Fonda e Dennis Hopper in Easy Rider, dalla California al carnevale di New Orleans. Born To Be Wild diventa l’inno di una generazione mai doma e dei biker di tutto il mondo.

“THE SOUND OF SILENCE” by Simon & Garnfunkel (Il laureato, 1967)

Nel 1967 Mike Nichols dà scandalo quando un giovane Dustin Hoffman viene sedotto dalla matura e conturbante Anne Bancroft. La colonna sonora del film, nel brano del celebre duo Simon & Garnfunkel, passerà alla storia come uno dei pezzi più suonati dalle radio di tutto il mondo. Incisa nel 1964, in seguito all’uccisione del Presidente J.F. Kennedy, verrà poi inserita nel film, raggiungendo la prima posizione nella classifica Billboard 200 e rimanendo in cima per nove settimane consecutive.

“ALSO SPRACH ZARATHUSTRA” by Richard Strauss (2001: Odissea nello spazio, 1968)

Un Film maestoso per un dei capolavori immortali della musica classica. Stanley Kubrick fa largo uso del poema sinfonico di Richard Strauss per sottolineare tutti i momenti topici del film, facendo sì che il brano diventi ben presto uno dei più celebri e riconoscibili della storia del Cinema.

“C’ERA UNA VOLTA IL WEST” by Ennio Morricone (C’era una volta il west, 1968)

Sergio Leone ed Ennio Morricone viaggiano all’unisono. Anche in C’era una volta il west il sodalizio tra i due artisti dà vita a uno dei più grandi capolavori che il Cinema abbia visto/udito. La maestosità dell’opera è enfatizzata da alcune tra le più belle composizioni di tutti i tempi che, struggenti, accompagnano lo spettatore dal Selvaggio West all’approssimarsi dei tempi moderni. Morricone meriterebbe di essere citato diverse volte in questa lista ma, per dar spazio a una più ampia passerella di compositori si è deciso di tagliare altri capolavori, certi di non far torto al Maestro.

“PINK PANTHER THEME” by Henry Mancini (La pantera rosa, 1963)

Ci sono colonne sonore che, pur prive di parte cantata, entrano prepotentemente nell’immaginario collettivo. Quella della Pantera Rosa è uno di questi. Chi non ha mai fischiettato il leggendario tema di Henry Mancini, vincitore di tre Grammy e meritevole di una nomination all’Oscar nel 1964?  

“MOON RIVER” by Audrey Hepburn (Colazione da Tiffany, 1961)

Quando il regista Blake Edwards chiese al compositore Henry Mancini di distaccarsi dalla forza del rock anni ’60 e portare indietro le lancette del tempo, non avrebbe mai immaginato che, di lì a poco, sarebbe nato un capolavoro sognante e stilisticamente perfetto per un film come Colazione da Tiffany. La soundtrack vincerà l’Oscar come miglior colonna sonora e il brano interpretato da Aubrey Hepburn trionferà come miglior canzone. Dove c’è Audrey Hepburn c’è classe.

“EVERYBODY’S TALKIN’” by Harry Nilsson (Un uomo da marciapiede, 1969)

Quando ascolti un brano in un film del 1969 e, dopo cinquanta e passa anni, quello stesso brano viene ancora cantato e riproposto nelle più disparate pubblicità, capisci che qualcosa di buono è stato fatto. La cover di Harry Nilsson è sicuramente la più celebre versione del brano originariamente firmato da John Barry e che compare nella colonna sonora di Un uomo da marciapiede con Dustin Hoffman e Jon Voight.

“A SPOONFUL OF SUGAR” by Julie Andrews (Mary Poppins, 1964)

In Italia la conosciamo come Basta un poco di zucchero e la pillola, va giù…. Un premio Oscar, un Golden Globe e un Grammy Award per la colonna sonora del kolossal Disney che tutti hanno visto. È la voce di Julie Andrews che, sulle note composte dei fratelli Sherman, ci porta nel magico mondo della tata più famosa di sempre.

“JAMES BOND THEME” by John Barry (007 – Dr. No, 1961)

Non servono presentazioni. Non servono giri di parole. “Tre parti di Gordon’s, una di Vodka e mezza di Kina Lillet. Agitato, non mescolato” è tutto quello che occorre. Prima colonna sonora strumentale, per il celebre motivetto che risuona nella mente di tutti noi quando pensiamo all’agente segreto più famoso di tutti i tempi. Realizzato da John Barry, il celebre brano accompagnerà l’apertura anche di 007, dalla Russia con amore e le sequenze di chiusura di numerosi altre avventure di James Bond.

“THE MAGNIFICENT SEVEN” by Elmer Bernstein (I magnifici sette, 1960)

Ancora un western in questa prima selezione di colonne sonore. Il brano di Elmer Bernstein è famoso e potente almeno quanto l’immagine di Yul Brynner che cavalca nelle praterie del Vecchio West. Forse la più iconica colonna sonora degli anni ’60. Di sicuro una delle più coinvolgenti.

Giornalista pubblicista, cinefilo e lettore accanito con una timida passione per la scrittura, colleziona una gran quantità di strumenti diversi e li suona tutti male. Sognava di essere Bruce Springsteen ma si risveglia come Jack Black. Quando non risponde al telefono, lo trovate sul tatami.

Cinema

Golden Globes 2021, ecco i vincitori. Emozione per il premio a Chadwick Boseman

Federico Falcone

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Assegnati i Golden Globes 2021, in un’edizione che sarà ricordata a lungo per essere stata la prima a tenersi durante una pandemia. Un anno particolare che, senza sale cinematografiche, ha spostato l’intrattenimento sulle piattaforme on demand come NetflixAmazon, Focus FeaturesSearchlight Pictures e Sony Pictures. Nomadland ha vinto il premio per il miglior film drammatico, Andra Day si è portata a casa la statuetta come miglior attrice in un film drammatico e Chadwick Boseman quella come miglior attore in un film drammatico. Per quest’ultimo il premio è stato purtroppo.

L’attore che ha prestato il volto anche a Black Panther, il primo supereroe di colore, ha trionfato con la sua interpretazione in “Ma Rainey’s Black Bottom”,  film sulla cantante blues Ma Rainey (Viola Davis, anche lei candidata come Miglior attrice). Il film, regia di George C. Wolfe, in cui Boseman interpreta il trombettista Leeve, ha permesso di vincere, per la prima volta nella storia del Golden Globes, il premio postumo. Rosamund Pike (I Care A Lot) è la miglior attrice in un film commedia-musicale. Jodie Foster (The Mauritanian) ottiene il suo terzo Golden Globe dopo per Sotto accusa (1989) e Il silenzio degli innocenti (1992). Sacha Baron Cohen, tra i favoriti della vigilia, porta a casa due statuette: miglior commedia e miglior attore protagonista.

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The Crown ha dominato nella categoria drama, portando a casa quattro premi: miglior serie, miglior attore, miglior attrice  e miglior attrice non protagonista rispettivamente a Josh Connor, Emma Corrin e Gillian Anderson. La serie Netflix La Regina degli Scacchi ha ottenuto il premio come miglior miniserie e la sua protagonista, Anya Taylor-Joy, ha vinto nella categoria di miglior attrice

Tutti i vincitori:

Miglior film commedia-musicale: Borat – Seguito di film cinema
Miglior film drammatico: Nomadland
Miglior regia: Chloé Zhao (Nomadland)
Miglior attore film commedia-musicale: Sacha Baron Cohen (Borat – Seguito di film cinema)
Miglior attore drammatico: Chadwick Boseman (Ma Rainey’s Black Bottom)
Miglior attrice film commedia-musicale: Rosamund Pike (I Care A Lot)
Miglior attrice drammatica: Andra Day (The United States vs. Billie Holiday)
Miglior attore non protagonista: Daniel Kaluuya (Judas and the Black Messiah)
Miglior attrice non protagonista: Jodie Foster (The Mauritanian)
Miglior sceneggiatura: Aaron Sorkin (Il processo ai Chicago 7)
Miglior film d’animazione: Soul
Miglior film straniero: Minari (USA/Corea del Sud)
Miglior canzone: “Io sì”, Laura Pausini, Diane Warren, Nicolò Agliardi  (La vita davanti a sé)
Miglior colonna sonora: Trent Reznor, Atticus Ross, Jon Batiste (Soul)
Miglior serie drammatica: The Crown
Migliore attore in una serie drammatica: Josh O’Connor – The Crown
Miglior attrice in una serie drammatica: Emma Corrin – The Crown
Miglior serie commedia o musicale: Schitt’s Creek
Migliore attore in una serie commedia o musicale: Jason Sudeikis – Ted Lasso
Migliore attrice in una serie commedia o musicale: Catherine O’Hara – Schitt’s Creek
Miglior miniserie o film televisivo: La regina degli scacchi
Migliore attore in una miniserie o film televisivo: Mark Ruffalo – Un volto, due destini – I Know This Much Is True
Migliore attrice in una miniserie o film televisivo: Anya Taylor-Joy – La regina degli scacchi
Migliore attore non protagonista in una serie, miniserie o film televisivo: John Boyega – Small Axe
Migliore attrice non protagonista in una serie, miniserie o film televisivo: Gillian Anderson – The Crown

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Cinema

Golden Globes 2021: Andra Day è la miglior attrice drammatica

Federico Rapini

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É Andra Day la migliore attrice drammatica dei Golden Globes 2021 per la sua interpretazione in The United States vs. Billie Holiday in cui interpreta la leggendaria cantante jazz Billie Holyday. Ha avuto la meglio su Viola Davis (Ma Rainey’s Black Bottom), Frances McDormand (Nomadland), Carey Mulligan (Promising Young Woman) e Vanessa Kirby (Pieces of a Woman) anche loro candidate nella categoria “miglior attrice protagonista in un film drammatico”.

L’edizione 2021 dei Golden Globes sarà ricordata a lungo per essere la prima edizione a tenersi durante una pandemia mondiale. Un anno particolare che, senza sale cinematografiche, ha spostato l’intrattenimento sulle piattaforme on demand come Netflix, Amazon studios, Focus Features, Searchlight Pictures e Sony Pictures.

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Golden Globes: Nomadland è il miglior film drammatico

Federico Falcone

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Nomadland, il film diretto da Chloé Zaho (che ha anche curato sceneggiatura e montaggio), si è aggiudicato il Golden Globe per il miglior film drammatico in un’edizione che sarà ricordata a lungo per essere la prima a tenersi durante una pandemia. Un anno particolare che, senza sale cinematografiche, ha spostato l’intrattenimento sulle piattaforme on demand come Netflix, Amazon, Focus Features, Searchlight Pictures e Sony Pictures.

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Il film è tratto dall’omonimo romanzo Nomadland, racconto d’inchiesta (2017) della giornalista Jessica Bruder. Le riprese si sono tenute in segreto nell’autunno del 2018. Ha avuto la meglio su Mank, The Father, Una donna promettente, Il processo ai Chicago 7.

Il film era in gara con quattro nomination: miglior film drammatico, miglior regista, miglior attrice in un film drammatico e miglior sceneggiatura.

Cast: Frances McDormand, David Strathairn, Linda May, Bob Wells, Charlene Swankie

Trama: Nomadland racconta la storia di Fern, una donna sulla sessantina del Nevada, che, a seguito del crollo economico, dovuto alla Grande Recessione, decide di tentare la vita on the road. Con i bagagli in spalla, Fern si mette in viaggio verso gli States occidentali, determinata a vivere come una nomade dei nostri giorni, al di fuori della attuale società e delle convenzioni odierne.

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