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Cinema

Provateci voi, a essere come Tommy Lee Jones

Antonella Valente

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“Provateci voi, a essere come Tommy Lee Jones”

Esclamazione, questa, spesso pronunciata negli ambienti hollywoodiani per esaltare la capacità dell’attore statunitense – oggi 74enne – di dare il meglio di sé in occasione di ogni ruolo affidatogli. E’, se vogliamo, la migliore testimonianza di cosa sia, e cosa rappresenti per la settima arte, Tommy Lee Jones.

In tutta franchezza, se fossimo in presenza di uno sportivo, affermeremmo: “quantità e qualità“.

L’attore, nato a San Saba, Texas, può vantare una produzione cinematografica corposa e, soprattutto, di livello, come pochi altri. Ma non rimettiamoci al solito elenco di premi e celebrazioni varie, per favore. Quelli, semmai, sono un valore aggiunto. Perché se l’abito non fa il monaco (ah si?) una statuetta non fa grande un artista.

Se dovessimo elencare i nomi di coloro che, pur avendo recitato in film memorabili con prestazioni stellari e, quindi, indimenticabili, non hanno ottenuto il meritato riconoscimento, allora entreremmo in un vortice di polemiche aizzafolle mirato a spazzare via tutto, giudizi compresi. Ma si, in fin dei conti, cosa può fregarcene a noi di premi e statuette?

Tommy Lee Jones è una sorta di Re Mida. Ovunque appaia è in grado di lasciare un’impronta ben marcata, non solo nell’interpretazione del personaggio che di volta in volta è chiamato a recitare, quanto anche nello stile attoriale che egli manifesta di fronte a una macchina da presa. Per restare sempre sulla metafora sportiva, è un fuoriclasse. E dire che sportivo, e anche di buon livello, lo è stato per davvero.

Il football americano non solo lo ha tenuto lontano dai guai e dai possibili rischi derivanti da un’infanzia difficile, ma lo ha portato fino a Dallas. Dettaglio non da poco se consideriamo che fino a quel momento Tommy non aveva mai recitato. L’epifania, infatti, avviene proprio nella città in cui venne assassinato J.F.K.

Il sogno di diventare professionista svanisce quando ad Harvard, dove era andato grazie a una borsa di studio, viene scartato perché troppo esile di costituzione. E meno male. Se così non fosse stato, non sarebbe andato a New York, non avrebbe mosso i primi passi negli studios di Broadway e non sarebbe sarebbe diventato l’attore che oggi conosciamo. Dallas, Harvard, New York e… Los Angeles. In California, dopo i primi passi in sordina e le prime soap opera e telefilm, entra nel cinema che conta.

Di gavetta, tanta. Di polvere mangiata, anche. Tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta le produzioni cinematografiche non gli garantiscono particolari attenzioni massmediatiche anche se prende parte a pellicole di successo come “La ragazza di Nashville” (1980), con cui ottiene la prima nomination ai Golden Globe, e “Uccidete la colomba bianca” (1989). Ma il talento c’è, e si vede. Se ne accorge un certo Oliver Stone che gli consegna un ruolo nel suo “JFK, un caso ancora aperto” (1990). E’ il momento di rottura di una carriera che da lì in poi sarà in rapida ascesa. Non sempre ruoli di primissimo livello ma comunque in grado di dargli l’evidenza che merita.

Gli anni Novanta sono quelli della consacrazione sul grande schermo. Spiccano, fra tutti i film girati, “Il fuggitivo” (1993) che gli vale l’Oscar come Miglior attore non protagonista (anche il suo film più votato su Rotten Tomatoes), “Assassini nati – natural born killers“, in cui si rinnova la collaborazione con Oliver Stone e quelli frutto dell’incontro con Joel Schumacher: “Il cliente” (1994) e “Batman Forever“(1995).

A proposito del film con il supereroe di Gotham City, proprio Schumacher rivelò: “No, non fu molto carino con Jim. Non si comportò con Jim come il vincitore di un Oscar con una stella sulla Hollywood Boulevard, membro più anziano del cast e con una così rispettabile carriera alle spalle avrebbe dovuto comportarsi con Jim. Ma ciò che accade sul set resta sul set. Tommy è, e lo dico con il massimo rispetto, uno che ruba la scena. Beh, non puoi rubare la scena a Jim Carrey, è impossibile. E credo che ciò abbia irritato Tommy”.

Il 1997 è l’anno del primo capitolo della saga “Men in black” in cui il sodalizio con Will Smith affascina Hollywood e il mondo intero. Talento, carisma e personalità da vendere per entrambi. Impossibile citare tutti i film recitati anche negli anni Duemila. Collabora con Clint Eastwood in “Space Cowboys” ma soprattutto con i fratelli Coen nel sensazionale “Non è un paese per vecchi“, pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy, che vince gli Oscar come Miglior film, Miglior regia, Miglior sceneggiatura non originale e Miglior attore non protagonista.

Nel 2007 esce “Nella valle di Elah” che gli vale la candidatura all’Oscar come Miglior attore non protagonista, esattamente come accade per “Lincoln” nel 2013. In entrambi i casi non si aggiudica il premio, ma poco importa. Come detto, sarà rilevante per alcuni e meno importante per altri. Non aggiunge e non toglie nulla alla carriera e alla straordinaria capacità recitativa di un pilastro del cinema internazionale come Tommy Lee Jones. Settantaquattro anni oggi ma ancora buca lo schermo come una volta, come direbbero quelli bravi.

Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

Cinema

D.O.R.I.A.N.A.: l’art movie di Mariano Lamberti nato durante il lockdown

Questa sera la prima nazionale del film all’interno dello storico palazzo di Trastevere WEGIL

Antonella Valente

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Cosa succederebbe se una donna gelida e malata di controllo perdesse il lavoro? Probabilmente cadrebbe in depressione tanto da auto carcerarsi dentro casa.

E se scoprisse che i social network sono un potentissimo mezzo di comunicazione, una porta da attraversare per raccontare e scoprire il suo vero io, distruggere l’idea di se stessa e quindi rinascere?

Si intitola “D.o.r.i.a.n.a.”, l’art-movie nato durante il periodo del lockdown e diretto dal regista Mariano Lamberti, che sarà presentato questa sera a partire dalle 20 presso WEGIL, lo storico palazzo di Trastevere in Largo Ascianghi 5 alla presenza della consigliera regionale del Lazio, Michela Di Biase. Protagonista della pellicola è Doriana, una donna che ha fondato la sua vita sul successo nel mondo della Pubblicità. Ha imparato a venerare la Forma e la Confezione. La creazione autentica, al contrario, la disprezza e la terrorizza. Ad un tratto Doriana perde il lavoro e, per disperazione, si chiude in casa scoprendo, però, che può comunicare con il mondo attraverso i social network. Attraverso il racconto di se stessa in streaming Doriana vivrà un’esperienza esistenziale che la porterà alla distruzione di sé alla ricerca della propria autenticità. La protagonista prenderà, dunque, coscienza del momento catastrofico della sua vita e disinnescherà vecchie ruggini riuscendo finalmente a ricostruirsi e rinascere.

Doriana è una donna come tante donne indipendenti – spiega la protagonista del film Caterina Gramagliaè una donna sola che ha costruito la sua identità nel suo lavoro. Sceglie, poi, di isolarsi, perde il lavoro e si chiude in una forzata reclusione. Si costruisce così in questo isolamento una identità social dove si racconta, racconta chi è vestita da parole e atteggiamenti retrò che ricordano le donne di Fassbinder o le dive dei vecchi tempi“.

L’esperienza della nascita di questo film è già essa stessa una storia tutta da raccontare.

“Doriana Grigio Vana” doveva essere uno spettacolo teatrale a tutti gli effetti, un monologo esistenziale sull’isolamento forzato scritto dall’autrice Roberta Calandra, un preludio di ciò che sarebbe poi avvenuto nella nostra vita reale? Nessuno poteva saperlo eppure la coincidenza è sorprendente.

Come il personaggio interpretato, Caterina Gramaglia condivide l’idea di ritrovare se stessi durante un periodo particolare come l’isolamento “Ci si perde e ci si ritrova. L’isolamento all’interno di noi stessi è un viaggio – afferma – a volte sembra di impazzire non potendo avere contatti umani, ma il silenzio secondo me è un modo di vedere, di osservare tutto ciò di se che con la vita frenetica si confonde. Questo senso di vuoto che tanto spaventa“.

Il regista Lamberti, nonostante tutto, non ha abbandonato il progetto e ha avviato le prove on-line con l’attrice, unica protagonista. Da qui l’illuminazione di fare un film che giorno dopo giorno si è sviluppato come un prodotto sempre più particolare e articolato tanto che le previsioni erano quelle di girare tutto nel giro di 3 o 4 giorni dopo il 4 maggio (data della riapertura) e avere il film pronto dopo la seconda metà del mese. Il progetto è diventato un vero e proprio esperimento bisognoso di essere curato nei minimi dettagli e quindi di essere completato durante l’estate.

Girato completamente con un I-Phone X, “D.o.r.i.a.n.a.”si è trasformato in un art-movie introspettivo, intimo e viscerale.

Attuale ma con continui riferimenti ad un grande classico come Il ritratto di Dorian Gray del celebre Oscar Wilde.

Bisognava fare di necessità virtù e utilizzare i mezzi a disposizione per poter mettere in piedi un progetto simile durante la pandemia. Ma si può fare il cinema online? e il teatro?

Si può fare tutto. Abbiamo una tecnologia che ce lo permette, ma si perde la relazione, l’empatia – conclude l’attrice – Un film, uno spettacolo è fatto di relazioni, dallo stare insieme e dalla condivisione. Il teatro, che io amo particolarmente, è fatto di relazioni umane, di mandarini mentre fai le prove, di caramelle, di “mi passi la matita che me la sono dimenticata a casa”, di contatto, ovviamente di pubblico che è un’altra parte fondamentale di uno spettacolo. A me tutto questo manca moltissimo”.

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Cinema

È morto Enrique Irazoqui, fu il Gesù scelto da Pasolini

Fabio Iuliano

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È morto nella notte, in un ospedale di Barcellona, Enrique Irazoqui. Attivista politico e intellettuale, celebre per aver interpretato il ruolo di Gesù nel ‘Vangelo secondo Matteo’ (1964), capolavoro di Pier Paolo Pasolini, aveva 76 anni. Nato nel 1944 da una famiglia borghese, come ricorda l’agenzia AdnKronos, fu sin da giovane militante antifranchista.

Su mandato del sindacato universitario clandestino di Barcellona, arrivò in Italia per convincere i massimi esponenti della cultura italiani a tenere conferenze nelle università spagnole contro la dittatura. In questa occasione conobbe, tra gli altri, Pier Paolo Pasolini che, folgorato dal suo volto, gli offrì il ruolo di Gesù ne Il Vangelo secondo Matteo, affascinato anche dal contrasto con la sua ideologia. Irazoqui devolse la paga alla causa del movimento clandestino antifranchista.

Rientrato in Spagna, venne punito dal regime franchista per aver partecipato alla realizzazione di un film ritenuto di propaganda comunista. Laureato in Economia a Parigi, iniziò a lavorare a capo di un’azienda, lasciando il posto dopo cinque mesi per contrasti ideologici. Negli Stati Uniti si laureò in Letteratura spagnola, diventando successivamente docente. Irazoqui fu anche un campione di scacchi.

Leggi anche: “Teorema”, il film di Pasolini sequestrato per “oscenità e rapporti libidinosi”

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Cinema

Perché guardare il film di Sonic su Amazon Prime Video

Arriva adesso su Prime Video senza noleggio, per tutti gli abbonati

Alberto Mutignani

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Ho recuperato soltanto adesso “Sonic“, il film sull’omonimo personaggio dei videogiochi nato dalla mente di Naoto Oshima e diventato un’icona videoludica – fu la fortuna del Sega mega drive nei primi ’90 e poi di Nintendo.

Le aspettative erano basse, poco più in su di quelle riservate per il film dei “Me Contro Te“, considerate anche le premesse: un teaser di lancio mostruosamente sbagliato, una pessima cgi per il peggior modello possibile di Sonic.

Per fortuna, si è tornati a pagina bianca e il film è stato ricostruito da zero, anche perché una produzione così grande non poteva permettersi di rischiare, sapendo quant’è capricciosa la fanbase dei videogiocatori – motivo per cui i videogiochi non verranno mai considerati un’arte, spiace dirlo.

Il film comunque non è piaciuto lo stesso, agli aficionados del porcospino blu elettrico. E ci dispiace perché una pellicola così piacevole meritava maggiore spazio di quello che ha ottenuto, soprattutto tenendo conto del lungo iter produttivo.

Il film, come dicevamo, è davvero gradevole: una storia semplice, molto derivativa dallo sci-fi per famiglie anni ’80, ma meno stomachevole. È davvero un film per tutti, e questo è il vero merito di ‘Sonic’, perché c’è l’operazione nostalgia per il pubblico più adulto – l’intramontabile Jim Carrey nei panni del Dr. Eggman – assieme a qualche battuta audace, c’è la comicità spicciola e fisica per il pubblico più giovane, c’è Sonic come lo abbiamo sempre sognato sul grande schermo, le sue scariche elettriche, i divertenti rallenty – per fortuna pochi e ben piazzati – durante le scene più concitate, in cui vediamo Sonic sfoggiare la sua celebre super-velocità, e c’è qualche divertente omaggio.

Arriva adesso su Prime Video senza noleggio, per tutti gli abbonati. Un miracolo, visto che negli stessi giorni esce l’ultimo disastro della Disney, ‘Mulan’ in pacchetto famiglia a 25 euro, che è la guida definitiva – dopo Aladdin e Il Re Leone in live action – all’induzione del sonno sullo spettatore.

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