Pop Art REVOLUTION: la nuova frontiera della comicità dei FuoriSync

“Il teatro non si può raccontare, il teatro si deve vedere”. E solo vedendolo si potrà comprendere lo spirito e l’anima di “Pop Art Revolution”, lo spettacolo di Alessandro Campaiola, Federico Campaiola, Alessio Nissolino e Maurizio Francabandiera (nonchè regista dello show) – anche detti FuoriSync – che saranno in scena fino al 15 dicembre al Teatro Roma della capitale.

Benchè se ne dica, solo una cosa è certa: Pop Art, come diceva Picasso, è l’arte che scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni. Pop Art è il grande amore di esprimersi attraverso il teatro, un bisogno di provare in una sola volta più emozioni possibili. 

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Maurizio benvenuto su The Walk of Fame. Da dove nasce l’idea di questo spettacolo?
Ho conosciuto Alessandro, Federico ed Alessio qualche anno fa, quando tenevo un corso teatrale con Antonio Giuliani al teatro Torbellamonaca. Loro al tempo erano già doppiatori però gli interessava questo corso. Una volta mi contattarono per aiutarli per un provino televisivo. Mi resi conto che c’era molto feeling tra di noi e quindi dopo un pò di tempo iniziammo a collaborare. Il primo spettacolo che ho contribuito a realizzare è stato “Potrebbe andare peggio”. Poi nacque l’idea dei FuoriSync e tre anni fa è partita la nostra avventura insieme. Ora questo è il quarto spettacolo che facciamo quindi siamo un gruppo ben definito. La cosa positiva è che anche la teelvisione ha iniziato a contattarci, anche se non abbiamo molto intenzione di snaturarci. Però pare ci sia l’occasione giusta. Quindi è nato tutto così, per divertimento.

FuoriSync, perchè questo nome?
Perchè prende spunto dal fatto che gli altri ragazzi sono anche doppiatori. Nel doppiaggio non puoi andare “fuori sync” quindi ci piaceva questo nome. Poi perchè, spesso, la comicità che proponiamo è fuori dai contesti canonici e ci piace strizzare l’occhio ad altre forme espressive diverse. Quindi era decisamente il nome giusto.

Sono già diversi mesi che portate in giro lo spettacolo. Come è stato accolto dal pubblico?
Il nostro pubblico è molto giovanile. I ragazzi doppiano anche le serie tv e sono molto conosciuti tra i più giovani. Capita a volte, però, che vengono a vederci persone, anche adulte, che non ci conoscono e rimangono piacevolemnte sorprese. In questo spettacolo passiamo dagli scioglilingua molto difficili, sempre in chiave comica, a pezzi rap, fino ad arrivare nel finale ad un omaggio a Buscaglione, dove c’è anche un balletto. Quindi mi piace anche sperimentare l’avanspettacolo, anni ’40, ’50, quella forma che ormai non si fa più. Quindi non solo i giovani, ma anche un pubblico di adulti, aprezza molto i nostri sketch, dove all’interno c’è molta satira.

Dietro questa comicità ci sono anche molti spunti di riflessione..
Tutti i nostri scketch e monologhi hanno un senso. In qualsiasi pezzo divertente deve esserci un messaggio. Ad esempio, noi iniziamo lo spettacolo a sipario chiuso, con qualche battuta goliardica. Si va a finire a riflettere sul fatto che ci sono molte persone che si fanno il cane, lo accudiscono, gli comprano i cappottini d’inverno e quando fa la cacca giustamente la raccolgono.Poi però magari quelle stesse persone hanno il papà a casa con il pannolone, che non cambiano perchè fa loro schifo. Quindi partiamo da temi divertenti per finire su cose abbastanza più importanti.

Pop Art è anche una corrente artistica. Perchè scegliere questo nome per il vostro show?
Noi abbiamo uno schermo sul palco dove proiettiamo delle immagini, che si combinano bene con gli sketch che facciamo. La Pop Art secondo noi indica una varietà di espressioni, in questo caso comiche, e quindi abbiamo usato questa metafora. E’ difficile spiegare questo spettacolo. Quando scrivo per me e non per altri mi piace sperimentare altre forme di comicità diverse da quelle classiche.

Sei un autore comico affermato, cosa pensi della comicità teatrale di oggi?
Alcune forme di comicità teatrale, a mio avviso, sono destinate a morire. Ad esempio, per anni ho scritto dei monologhi, ma penso che questa forma espressiva andrà a terminare. Credo che il pubblico si sia stancato. La commedia teatrale, invece, leggevo tempo fa, sta avendo molto successo. Purtroppo se ne fanno sempre di meno perchè il teatro ha dei costi molto elevati e lo stato ha tagliato le sovvenzioni alla cultura e al teatro. Quella secondo me è la forma del futuro, soprattutto in un periodo in cui il cinema non sta andando bene, a causa di tutte quelle piattaforme digitali che mettono a disposizione di tutto, per non parlare poi della televisione. L’unica forma che resterà in piedi sarà il teatro, però quello di livello.

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Antonella Valente
Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

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