Poesia, rock e musica classica: Roberto Bisegna si intervista per The Walk Of Fame

Da due settimane The Walk Of Fame ha posto in essere l’iniziativa dei concerti in streaming. Ogni venerdì, dalle 15 alle 15.30, si esibirà un artista diverso. Suonerà i propri brani inediti e avrà l’opportunità di presentarsi al nostro pubblico. Un modo, questo, che il nostro giornale ha scelto per essere al fianco della musica e dei musicisti, degli appassionati e di tutto coloro i quali desiderano trascorrere un po’ di tempo ad ascoltare musica inedita.

Come redazione abbiamo sentito il bisogno di andare oltre, di garantire alla causa un contributo ancora maggiore. Un impegno, di avvicinare gli artisti alla realtà dello streaming, che abbiamo preso in considerazione perché, prima di tutto, anche noi, che dietro una tastiera cerchiamo di garantirvi una corretta e interessante informazione, siamo musicisti e appassionati.

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A margine del concerto c’è l’autointervista. Ogni autore si intervisterà da solo e si presenterà al pubblico. Un modo simpatico e stuzzicante di cogliere gli aspetti più genuini dell’uomo, prima ancora che del musicista. A parlare di sé, e della sua musica, c’è Roberto Bisegna.

“Da chitarrista classico diplomato e laureato in conservatorio si passano ore ed ore di studio suonando e interpretando composizioni di alcuni dei più grandi autori del passato e contemporanei, da Bach a Brouwer, passando da Giuliani e De Falla. Ma non è affatto usuale che il chitarrista in questione abbia anche interesse in altri stili e generi musicali o che trovi dentro di sé ispirazione per scrivere musica propria”.

“Ecco io sono proprio quel chitarrista classico “atipico”: appassionato da sempre di rock, soprattutto progressive rock e più tardi di jazz, tanto da rischiare l’integrità delle unghie, che sono indispensabili per la chitarra classica, pur di suonare il basso elettrico. L’esigenza di esprimere, con la mia musica, emozioni, stati d’animo è venuta fuori quasi per caso. Ti ritrovi in una delle solite giornate di studio, ma le mani si muovono quasi con coscienza propria su un armonia, un accordo o un arpeggio e la mente è ormai catturata, non può far altro che assecondare quella esigenza creativa fino a che il brano non abbia parvenza di qualcosa di compiuto”.

“I primi semplici brani sono nati così quasi per caso, poi si affina tecnica e qualità con l’esperienza, lo studio e la pratica. Devo essere grato a chi per primo ha creduto nelle mie qualità non solo di esecutore, ma anche di compositore: Federico Del Monaco e Dimitri Ruggeri che mi hanno spronato senza pressioni a scrivere musica da commento per i loro racconti, poesie e spettacoli teatrali; sono nati così gli audiolibri “Status D’amore” e “Il dolcetto salvamondo”, le videopoesie “Poemotus 1915” e  “Krokodil” e gli spettacoli teatrali “27 Aprile”, “SinGhiaccio” e “Tra le righe” “.

“Poi nel 2015 l’esigenza di mettere un punto: doveva essere allo stesso tempo un punto di arrivo ed un punto di ri-partenza; ho voluto quindi mettere su disco quelle composizioni che avevo scritto fino a quel momento e che avevano per me un forte significato: è nato, quindi, l’album Dialoghi.
Le mie composizioni hanno sì un significato ed un messaggio molto personale in quanto quasi sempre nate da stati d’animo miei, positivi o negativi che siano, ma credo e spero che le emozioni che ho cercato di trasmettere nelle mie interpretazioni possano essere “decodificate” e fatte proprie da un ascoltatore sensibile. Quello che mi sprona ad andare avanti nello scrivere musica è come prima cosa l’indubbia esigenza personale di esprimere me stesso, senza tralasciare, però, la voglia di condividere e cercare di emozionare.

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