Parole & Suoni: versi sepolti in un campo di note

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Fino ad ora, per questa rubrica Parole & Suoni, ci siamo occupati prevalentemente di trasposizioni da letteratura a musica. Stavolta, grazie a un esperimento condotto da Federica Ivaldi, dottore di ricerca in Studi italianistici all’Università di Pisa, andiamo a dare credito all’affermazione popolare che Fabrizio De André era un poeta.

Dell’esperimento, qualche anno fa, ha dato notizia l’Università di Pisa: vedere analizzata “La guerra di Piero” come un componimento letterario è la dimostrazione più chiara di come il cantautore genovese sia riuscito con musica e parole a infrangere e ampliare i confini della letteratura e della poesia.

Federica Ivaldi è atrice del volume scritto insieme al musicologo Claudio Cosi “Fabrizio De André. Cantastorie fra parole e musica” (ed. Carocci), che in un incontro organizzato dal dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica nell’ambito del ciclo di Seminari di interpretazione testuale ha trattato la ballata di De André e i suoi “versi sepolti in un campo di note” con il metodo della critica letteraria.

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Soffermandosi su voce, metodo compositivo e costruzione musicale, Federica Ivaldi ha descritto il De André cantastorie citando un appunto scritto nel 1984 sul risvolto di copertina di “Teorema” di Pasolini (la copia è ora conservata nell’archivio Fabrizio De André nella Biblioteca della facoltà di Lettere e Filosofia di Siena), dove spiega il suo particolare modo di essere cantautore, definito da lui stesso “un minuscolo suggeritore di comprensione e tolleranza tra i suoi simili”, firmandosi nello stesso appunto “Cantastorie di se stesso e dei suoi molti e tormentati fratelli”.

“La guerra di Piero”, scritta nel 1964 e diventata negli anni sessanta un inno antimilitarista, la ballata dell’antieroe cantata dagli obiettori di coscienza, è uno degli esempi della produzione musicale di De André che meglio rappresentano questo tipo di poetica, dove la componente narrativa è fortissima.

Un’ottima sintesi del brano la offre Roberto Vecchioni, che lo ha descritto così: “Ci sono due uomini uno davanti all’altro, uno spara e si salva. L’altro non spara e muore. Ma chi è che vince? Vince sempre quello che non spara. Quello che non spara è Piero, l’altro non è nessuno”.

Partendo da questa definizione, Federica Ivaldi ha illustrato la struttura del brano, che è quella della “ballata”, la forma poetica che, attraverso una successione di strofe racconta una storia con una morale contenuta di solito nel ritornello: “Nella guerra di Piero abbiamo una successione di strofe con rima baciata preponderante e un ritornello non fisso che viene presentato subito a inizio brano”, spiega Ivaldi.

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi

“Questa scelta dà alla ballata antimilitarista una struttura rovesciata, anzi in questo caso si può parlare di struttura ad anello: l’incipit viene ripreso alla fine, ma con un valore diverso, perché a quel punto l’autore ha spiegato le ragioni della morte di Piero, il tema della guerra è esplicito, e quei versi possono finalmente diventare denuncia”.

Ma solo là dove la regolarità della struttura viene interrotta, De André inserisce i versi chiave della sua canzone: “Se la rima baciata (AABB) è quella preponderante, le strofe con rima incrociata sono quelli in cui emerge il punto di vista di Piero sull’irrazionalità della guerra, dove l’autore cambia registro, passando da una narrazione in terza persona alla prima, dando la parola al protagonista della storia”:

Lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente

E se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore

Nella sua analisi, Federica Ivaldi usa anche i principi della metrica, svelando come le scelte compositive di De André anche in questo caso non siano casuali: “Le quartine sono composte principalmente da endecasillabi e doppi quinari, ma in alcune strofe De André ricorre anche ad una sorta di dodecasillabo (l’analisi metrica deve essere intrecciata con l’analisi dell’esecuzione vocale) che infrange il ritmo regolare della ballata. C’è una quartina in cui compaiono due dodecasillabi che può essere considerata il momento di rottura, l’apice narrativo della storia, quello da cui inizia la vera guerra di Piero, la guerra di coscienza”.

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Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.