Parole & Suoni, una canzone per il giorno di Santa Cecilia

Foto William Parsons on Unsplash

“Quale passione la musica non può scatenare o placare!”. I versi di John Dryden, in “A Song for St. Cecilia’s day – Ode per il giorno di santa Cecilia” si propongono come ponte ideale tra poesia e musica.

Si tratta di parole che si rifanno all’immaginario “classico” di attribuzione alla musica del potere di suscitare ed esprimere gli “affetti” più svariati nell’animo umano. Anche attraverso la storia dell’umanità vista attraverso la musica.

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From Harmony, from Heav’nly Harmony,
This universal frame began

Dall’armonia, dalla celeste armonia,
cominciò quest’ordine universale.

Un potere della musica nella storia dell’umanità. Le tradizioni del mondo greco, l’evoluzione biblica. L’ordine delle cose. Si gioca in questi termini, strumento per strumento, il poema dell’inglese John Dryden ha ispirato cantata composta da Georg Friedrich Händel nel 1739. Il titolo della cantata è ispirato a santa Cecilia, la santa patrona dei musicisti. Il tema principale del poema è la teoria pitagorica di harmonia mundi, che la musica fosse una forza centrale nella creazione della Terra. La première è avvenuta il 22 novembre 1739 al teatro in Lincoln’s Inn Fields, Londra.

When Nature underneath a heap
Of jarring atoms lay,
And could not heave her head;
The tuneful voice was heard from high,
“Arise, ye more than dead”:
Then cold and hot, and moist and dry,
In order to their stations leap,
And Music’s pow’r obey.

Quando la Natura giaceva
sotto un cumulo di atomi stridenti,
e non poteva sollevare la testa,
si udì dall’alto la voce armoniosa:
“Sorgi, sollèvati dalla morte”:
allora il freddo e il caldo, l’umido e il secco
balzarono in ordine ai loro posti
e obbedirono al potere della musica.

“Tutto ha inizio”, spiega Pietro Musino, “dalla ‘celeste armonia’, che dispone gli elementi naturali (gli atomi e le coppie di qualità opposte tra loro) e culmina nella sua piena estensione con la comparsa dell’uomo. Nel mondo umano la musica è soprattutto agitatrice (ma anche moderatrice!) di passioni, come dimostrò il primo musicista biblico, Jubal, ‘padre di tutti coloro che suonano la cetra e il flauto’ (Genesi 4, 21). Queste passioni sono le più diverse, dalla rabbia all’impeto guerresco (con trombe e tamburi), dalla gelosia alla passione amorosa (espressi soprattutto da flauti, liuti e violini). Qui la figura di riferimento è Orfeo, che poteva ammansire gli animali feroci e sradicare le piante con la dolcezza del suo canto e della sua lira. In cima alla scala si collocano però l’estasi religiosa e l’organo, strumento principe della musica sacra e della lode divina, con Santa Cecilia quale nume tutelare”.

“Ma la musica non ha solo la funzione di ordinare l’universo e di muovere le passioni umane”, asi legge ancora in uno scritto di Musino, “dalle più basse alle più alte: essa ha anche il compito di dissolvere l’ordine del creato ‘quando l’ultima e terribile ora divorerà questa fragile scena del mondo’. Allora la tromba del Giudizio risuonerà per tutti e il cielo verrà ‘untuned’, letteralmente ‘stonato, scordato’, cioè avrà fine l’armonia cosmica”.

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Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.