Oscar come Migliore sceneggiatura al film coerano “Parasite”

Parasite si conferma un successo: dopo la vittoria della Palma d’Oro a Cannes, il film diretto da Bong Joon-ho si aggiudica l’Oscar come “Migliore sceneggiatura originale”.

Ma il film straniero ha ottenuto numerose candidature agli Oscar 2020, come miglior film, migliore regia, miglior montaggio, migliore fotografia, migliori costumi, miglior trucco, migliore colonna sonora originale, miglior sonoro, miglior montaggio sonoro.

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I quattro membri della famiglia di Ki-taek sono molto uniti, ma anche disoccupati, e hanno davanti a loro un futuro incerto. La speranza di un’entrata regolare si accende quando il figlio, Ki-woo, viene raccomandato da un amico, studente in una prestigiosa università, per un lavoro ben pagato come insegnante privato. Con sulle spalle il peso delle aspettative di tutta la famiglia, Ki-woo si presenta al colloquio dai Park. Arrivato a casa del signor Park, proprietario di una multinazionale informatica, Ki-woo incontra la bella figlia Yeon-kyo. Ma dopo il primo incontro fra le due famiglie, una serie inarrestabile di disavventure e incidenti giace in agguato.

Primo film coreano ad aggiudicarsi la Palma d’Oro, “Parasite” affronta tematiche legate alla diseguaglianza economica e alla lotta di classe, passando per la commedia nera, il dramma sociale fino a giungere al thriller.

“Questo film è “il racconto di persone comuni alle prese con una inestricabile confusione – ha commentato il regista – una commedia senza clown, una tragedia senza cattivi, dove tutto porta verso un groviglio di violenza e a un tuffo a capofitto giù dalle scale.”

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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